Una tazzina di caffè non è soltanto un rituale quotidiano, ma anche il frutto di un complesso sistema culturale ed economico. Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, intervenuto durante una visita allo stabilimento Kimbo di Melito, alle porte di Napoli, ha affrontato un tema spinoso, che interessa milioni di italiani: il prezzo del caffè. Secondo l’imprenditore l’espresso viene fatto pagare troppo poco rispetto al valore che rappresenta: «Non è possibile che una tazzina costi un euro, un euro e venti, una bibita costa molto di più. – ha detto Farinetti durante durante un confronto con Mario Rubino, presidente della storica torrefazione – Il caffè merita un racconto diverso, come quello fatto per il vino. Solo così si capisce il valore del prodotto».

«Il barista è il cuoco del caffè»

Oscar Farinetti
Oscar Farinetti

Il mestiere legato alla tazzina non è banale, anzi è di grande valore: «Il barista – ha detto Farinetti – è il cuoco del caffè». Dietro quel piccolo gesto si nasconde un processo fatto di competenze, qualità della materia prima e storie da raccontare.

Prezzi in salita e sostenibilità economica

Mario Rubino, presidente della storica torrefazione Kimbo, ha tratteggiato un contesto economico tutt’altro che semplice per il settore: «Siamo in un contesto complicato, con una domanda mondiale in crescita e una produzione più o meno costante, con tensioni geopolitiche, problemi logistici, speculazioni e, soprattutto, con un prezzo della materia prima in salita del 300 per cento negli ultimi due anni e con un costo del pacchetto macinato raddoppiato».

Una tazzina da rivalutare

Per Farinetti, è necessario ridefinire il prezzo minimo della tazzina per garantire sostenibilità e qualità: «Il caffè oggi ha il prezzo e il valore che merita? Secondo me, no. Dovrebbe costare almeno 2,50». «Proprio qui a Napoli ci sono le condizioni giuste per agganciare il ‘valore’ del prodotto ai ‘valori immortali’, alla convivialità, alle storie. – ha proseguito il patron di Eataly – Come dimenticare, inoltre, la ‘lezione’ di Eduardo in Questi Fantasmi? E poi quello che fa Rubino ha costi anche maggiori per la particolare tostatura scura». Anche Rubino concorda, pur auspicando un calo dei costi alla fonte: «Mi auguro che il costo all’origine scenda affinché il consumatore non paghi cifre elevate, ma devo dire che oggi diventa sempre più complicato. E probabilmente la tazzina si dovrebbe vendere almeno a un euro e 70. In ogni caso noi continuiamo la sfida ma vogliamo che il consumatore capisca quello che sta bevendo».

Le capitali italiane del caffè

Il caffè è parte integrante dell’identità italiana, e alcune città lo rappresentano con tradizioni uniche. Napoli è, senza dubbio, la capitale morale della tazzina: qui il caffè è rito, anima, cultura popolare. Da Na tazzulella ‘e cafè di Pino Daniele a ‘O caffè di Domenico Modugno, i caffè è stato cantato ma soprattutto, consumato, offerto, servito con impareggiabile maestria nei bar storici come il Gambrinus su Piazza del Plebiscito o alla storica torrefazione Passalacqua. A Trieste, invece, si respira un’altra anima del caffè: mitteleuropea, intellettuale, raffinata. Qui nacque il marchio Illy e si trovano caffè storici come San Marco o Tommaseo, amati da scrittori come Svevo e Joyce. Torino è la patria del bicerin, una combinazione perfetta di caffè, cioccolato e crema di latte, celebrato nell’omonimo locale aperto dal 1763. A Milano, infine, il caffè si rinnova: tra torrefazioni contemporanee e locali di specialty coffee, la città cavalca l’onda dell’innovazione con marchi come Cafezal, senza dimenticare le icone come Marchesi e Cova.

Il caffè in Questi Fantasmi di Eduardo De Filippo

Nella celebre commedia Questi Fantasmi, Eduardo De Filippo costruisce una delle scene più memorabili proprio attorno a una tazzina di caffè. Il protagonista, Pasquale Lojacono, si affaccia al balcone per descrivere a un misterioso vicino l’arte di preparare un buon caffè, sottolineando l’importanza di ogni dettaglio: dalla temperatura dell’acqua, alla quantità di caffè, al tempo di cottura. «Io, per esempio, – dice il grande Eduardo nella scena – a tutto rinunzierei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato».