Apri LinkedIn per dare un’occhiata alle offerte di lavoro e, senza accorgertene, un’ora dopo stai ancora scorrendo annunci. Nel frattempo hai inviato candidature a ruoli molto diversi tra loro, aggiornato il curriculum per l’ennesima volta e controllato più volte la tua casella di posta. Se questa situazione ti sembra familiare, potresti aver sperimentato il doomjobbing.

Il termine, nato sulla scia del più noto doomscrolling, descrive una ricerca di lavoro dominata dall’ansia e dalla compulsione. Un comportamento che spesso finisce per generare ancora più stress invece di avvicinarti a una nuova opportunità professionale.

Che cosa significa doomjobbing

Il doomjobbing è il comportamento di chi passa molto tempo a scorrere annunci di lavoro, candidandosi spesso in modo impulsivo e senza una strategia precisa. Si tratta di un ciclo di ricerca continua che porta a inviare candidature senza una reale valutazione dell’allineamento tra il ruolo e i propri obiettivi professionali.

Alla base di questo fenomeno c’è spesso l’ansia. Cercare nuove opportunità dà l’impressione di essere attivi e produttivi. In realtà, il continuo controllo degli annunci può diventare un meccanismo di compensazione emotiva. Si continua a cercare non perché esista una nuova opportunità interessante, ma perché fermarsi genera inquietudine.

Il doomjobbing può assumere forme diverse. Alcune persone inviano candidature a qualsiasi posizione che sembri vagamente compatibile con il proprio profilo. Altre trascorrono ore sui portali senza arrivare mai a una candidatura concreta. In entrambi i casi, la ricerca di lavoro diventa un’attività compulsiva che raramente porta ai risultati sperati.

Perché sempre più persone fanno doomjobbing

Il mercato del lavoro degli ultimi anni è cambiato profondamente. Secondo molti esperti, anche la diffusione dell’intelligenza artificiale sta contribuendo a modificare gli equilibri occupazionali e ad alimentare le preoccupazioni di chi cerca lavoro o teme di dover reinventare la propria carriera.

I percorsi professionali sono meno lineari rispetto al passato e molte persone stanno valutando cambiamenti di settore, formule freelance o nuove modalità di lavoro. Questa trasformazione genera incertezza e spinge molti candidati ad ampliare sempre di più il raggio della propria ricerca.

A questo si aggiunge la percezione di una crescente scarsità di opportunità. Molti annunci raccolgono centinaia di candidature in pochi giorni. Davanti a numeri così elevati, è facile pensare che l’unico modo per restare competitivi sia candidarsi a tutto. Il risultato è una corsa continua che alimenta la sensazione di non fare mai abbastanza.

Anche la tecnologia contribuisce a questo fenomeno. Le piattaforme di recruiting sono accessibili in qualsiasi momento della giornata. Nuove offerte appaiono continuamente e le notifiche invitano a controllare gli annunci con frequenza crescente. Un meccanismo molto simile a quello dei social network, che rende difficile interrompere il ciclo della ricerca.

I segnali che indicano che la ricerca di lavoro è diventata fonte di ansia

Non sempre è facile capire quando una ricerca di lavoro intensa si trasforma in doomjobbing. Alcuni segnali possono però aiutare a riconoscere il problema.

Il primo è il controllo compulsivo dei portali di lavoro. Aprire LinkedIn, Indeed o altri siti decine di volte al giorno, anche senza un motivo preciso, può indicare che la ricerca sta diventando una fonte di preoccupazione costante.

Un altro segnale è l’invio di candidature poco mirate. Se ti candidi a ruoli molto diversi tra loro utilizzando sempre lo stesso curriculum, probabilmente stai privilegiando la quantità rispetto alla qualità. Questo approccio raramente migliora le probabilità di successo.

Infine, c’è la sensazione di sentirsi sopraffatti. La ricerca occupa gran parte della giornata, ma al tempo stesso genera frustrazione, stanchezza e la percezione di non fare progressi. Quando accade, è importante fermarsi e riconsiderare il proprio metodo.

Quali conseguenze può avere il doomjobbing

Il primo rischio è una riduzione dell’efficacia delle candidature. Inviare curriculum in modo indiscriminato rende più difficile personalizzare la propria presentazione e distinguersi agli occhi dei recruiter. Le candidature diventano numerose, ma meno incisive.

Il doomjobbing può, inoltre, portare ad accettare opportunità poco coerenti con le proprie competenze, i propri valori o gli obiettivi professionali a lungo termine. Quando la paura prende il sopravvento, la priorità diventa ottenere una risposta rapida, non trovare il contesto giusto in cui crescere.

Nel tempo, questa dinamica può influire sulla fiducia in sé stessi. Le candidature senza risposta e i rifiuti accumulati aumentano il senso di scoraggiamento. Lo stress cresce e il rischio di burnout diventa più concreto.

Come superare il doomjobbing e ritrovare un approccio più sereno

Il primo passo consiste nel creare una routine strutturata. Stabilire orari precisi per cercare lavoro aiuta a evitare il controllo continuo delle offerte. Può essere utile dedicare momenti specifici della settimana alla ricerca, alla personalizzazione del curriculum e al networking.

Anche la selettività è fondamentale. Cinque candidature preparate con cura hanno spesso più valore di cinquanta inviate in fretta. Prima di candidarti, chiediti se il ruolo è davvero coerente con le tue competenze, i tuoi interessi e le tue aspettative.

Un’altra strategia consiste nel non affidarsi esclusivamente ai portali di lavoro. Coltivare la rete professionale, partecipare a eventi di settore o mantenere vivi i contatti con ex colleghi può aprire opportunità che spesso non compaiono negli annunci pubblici.

Infine, concedersi una pausa può essere più utile di quanto si pensi. Allontanarsi per qualche giorno dalla ricerca permette di recuperare energie e ritrovare lucidità. Una mente meno affaticata è spesso anche più efficace nel riconoscere le opportunità davvero interessanti.

La ricerca di lavoro non è una corsa contro il tempo

Il doomjobbing nasce dalla paura di restare indietro in un mercato del lavoro percepito come sempre più competitivo. Tuttavia, cercare lavoro senza una direzione precisa raramente accelera il percorso verso una nuova opportunità.

Una ricerca efficace richiede tempo, consapevolezza e strategia. Non si tratta di candidarsi al maggior numero possibile di offerte, ma di individuare quelle più adatte alle proprie competenze e ai propri obiettivi. Per questo, rallentare non significa arrendersi. A volte è proprio il modo migliore per ritrovare fiducia e riprendere il controllo del proprio percorso professionale.