Confesso: il primo gruppo di banani arrivò al Giardino Felice come conseguenza di una scelta paesaggistica dei miei vicini di casa, non mia. Sul confine tra le proprietà ne avevano tantissimi, mescolati con delle Strelitzia nicolai (quelle enormi ma dalla fioritura meno appariscente). La mia idea era di “cancellare i confini” del mio grande terreno, allora selvaggio, facendolo fondere con ciò che già lo circondava.

Banano, strelitzia, opunzia e la generosa fioritura delle rose.

Tra banano e strelitzia vinse il primo: già allora avevo in testa -assolutamente inconsapevole di come si chiamasse e si facesse- il concetto di food forest, quel mix ben calibrato di piante dalle quali si ricava cibo, bellezza, legna da ardere e tanto altro ancora.

Complice il clima mite dei miei terrazzamenti vista mare, sempre soleggiati e protetti dai venti, allora speravo non solo che la pianta fiorisse, ma che facesse quei bei caschi (che in Italia ho visto poi solo al sud) pieni di banane. Ero neofita, poco pratica e vorace: non avevo ancora messo le piante a terra che già sapevo tutto su come raccogliere il casco, conservarlo e farlo maturare.

Mix in giardino. Accanto ai banani coltivo rose fucsia.

Sono passati 10 anni da allora e io resto vorace nel voler ospitare qualsiasi botanica, ma più pratica e sicuramente esperta dopo stagioni in campo a coltivare ed osservare: ora so che non mangerò mai le mie banane, anche se un anno ci sono andata vicina e continuo a coltivare la pianta ipnotizzata dalla sua bellezza “easy e jungle style”, ora così di moda anche nei loft in città. E ho imparato ad usare le sue foglie in cucina, ma questo ve lo racconto poi.

Banano: l’erbacea che si finge albero

In pochi lo sanno, ma il banano (nome scientifico bellissimo: Musa L.) non è un albero, bensì una delle piante erbacee più grandi in natura.

Ecco le foglie enormi e molto scenografiche.

Spesso è scambiato per un albero perché è molto alto, ma il suo fusto è in effetti uno pseudofusto, cioè un falso tronco formato da guaine fogliari arrotolate e compatte che crescono dal suolo, offrendo supporto e protezione allo stelo che produrrà il frutto.

Coltivazione: outdoor o indoor?

Fuori o dentro? Non potrete scegliere voi, ma il clima nel quale abitate. Il banano infatti tollera malamente temperature inferiori ai 15 gradi, e sotto ai 10 potrebbe anche non farcela.

Se abitate in luoghi dove il clima è mite anche in inverno, crescerà bene in giardino, magari dedicandogli un luogo molto soleggiato, esposto a sud e protetto da un muro (che di notte rilascerà il calore assorbito durante il giorno) o da alberi a nord, per schermarlo dal vento. Essendo una pianta erbacea a crescita vigorosa, il banano non lignifica e le grandi foglie non sopportano le giornate ventose: non solo si sfrangiano -fenomeno naturale e bellissimo!- ma spesso si piegano, rovinandosi irrimediabilmente.

La bellezza delle foglie dopo la pioggia.

Se invece vivete in un clima più rigido, potete tranquillamente ospitare la pianta in casa. In entrambi i casi va irrigata con frequenza, specie in primavera ed estate, tenuta in una posizione soleggiata e possibilmente umida (proviene dalle foreste tropicali).

Per la coltivazione indoor, specie in questa stagione secca dei caloriferi, potete aiutarla vaporizzandola di tanto in tanto con acqua priva di calcare. Per il vaso scegliete anche un buon terriccio sciolto e ricco, e regalatele un concime biologico a primavera, quando ne avrà maggiormente bisogno per sviluppare le grandi foglie.

Pillola verde: tutto sul pollone

Ricaccio di banano di quest’anno.

Il banano, come molte altre botaniche (agave, aloe, fico, melograno…), “lo fa da solo”: parlo del metodo riproduttivo, che avviene attraverso la formazione di polloni al piede della “madre”.

Ma cos’è il pollone? E’ un germoglio che si sviluppa accanto alla pianta, e che se staccato correttamente può dar vita ad un nuovo esemplare. Come? In primavera lo si separa con un coltello affilato e disinfettato, prelevando anche le relative radici. Poi occorre invasare con terriccio leggero e umido per far radicare al meglio la nuova pianta. Dopo circa un mese sarà possibile trapiantare in terra piena o in un vaso più grande.

Curiosità: non solo il frutto

Quando una sola foglia basta per fare jungle-style.

Anche le foglie del banano possono esser utilizzate in cucina. No, non si mangiano, però fungono da involucro naturale per cucinare al vapore, cuocere alla griglia o al forno carne, pesce e verdure. Quindi meglio di una carta forno o della controversa stagnola, e in più completamente compostabile a fine cottura. Altro plus? L’imballo nella foglia mantiene umido e succoso il cibo e lo protegge dal fuoco.

Ma c’è in effetti un’altra parte edule oltre al frutto: il fiore. Viene usato soprattutto nella cucina del Bengala e del Kerala (in India), sia crudo che cotto.