«CER è una bioeroina e il suo miglior amico è il Sole». Questa sintesi illuminante su cosa sia una Comunità energetica rinnovabile è di Lucia Leonessi, fondatore e Direttore Generale di Cisambiente Confindustria, che riunisce più di 1.500 aziende su tutto il territorio nazionale. Nella sua associazione, espressione della grande industria dell’ambiente e dell’innovazione, a maggio è nato un “silos” dedicato proprio alle CER. Cisambiente promuove da tempo altri bioeroi, per esempio l’idrogeno, il biometano, il compost. «Sono tutti economici, non inquinano e permettono di far diventare un utile prodotto il rifiuto» spiega Lucia Leonessi. Ora, con il Silos CER, le truppe si rinforzano per affrontare le sfide che abbiamo di fronte.

Le CER come risposta ai cambiamenti climatici

Le guerre e la maggiore attenzione all’ambiente toccano ormai tutti nella vita quotidiana: ce ne accorgiamo noi cittadini quando arriva la bolletta della luce o quando facciamo benzina e lo vedono anche tante imprese in ginocchio a causa dei costi energetici lievitati tantissimo. Le CER, sparse in tutto il Paese, sono di vari tipi e dimensioni e possono aderirvi cittadini, aziende, enti del Terzo settore. Sono quindi “aperte” a tutti e rivestono un ruolo importante nella transizione energetica. «Rappresentano un agile strumento per ridurre il ricorso alle fonti fossili e abbattere i costi energetici» spiega Lucia Leonessi.

«Ma per una autentica ecologia, e un conseguente vero risparmio, la comunicazione si deve evolvere. Finora ci siamo basati sull’idea che l’energia, compresa quella elettrica, arrivasse quasi solo dai combustibili fossili, non potenziando purtroppo nemmeno il patrimonio idrico italiano. Pian piano si è capito che occorreva fare un passaggio verso l’energia ottenuta da fonti rinnovabili. Occorre precisare che anche l’eolico può essere utile, ma la Comunità energetica propriamente detta si basa sul pannello fotovoltaico. Vanno però spiegate molte cose: fino a ieri ci veniva detto, per esempio, di fare la lavatrice di notte per ridurre i consumi. Con le CER il discorso si ribalta: si sfrutta l’energia mentre l’impianto la produce, quindi durante le ore di sole».

E se il futuro fosse qui?

L’idea di creare il Silos CER in Cisambiente nasce dalla constatazione che i tetti di capannoni e depositi degli associati erano solo in minima parte ricoperti con pannelli fotovoltaici (circa il 30%). Estendere la copertura, nel pieno rispetto dei vincoli paesaggistici, può portare notevoli benefici economici, sociali e ambientali. «Assistiamo le imprese che aderiscono al modello di produzione e consumo energetico in condivisione e puntiamo a superare le complessità burocratiche o di natura tecnica che rischiano di scoraggiare l’iniziativa di soggetti pubblici e privati» racconta il Direttore Generale Lucia Leonessi. Ma il tema dei tetti che non sono ancora utilizzati per produrre energia solare è più ampio: l’edizione 2026 del Barometro del Fotovoltaico di Elmec Solar mostra che oltre l’84% degli edifici italiani non ospita un impianto solare (con eccezioni virtuose come Trento, dove più di 6 tetti su 10 sono “coperti”).

E se già oggi importiamo energia, i consumi cresceranno. Si pensi, per esempio, a quanto siano “energivori” i data center. Le stime del GSE (Gestore Servizi Energetici) dicono che nel 2050 saranno raddoppiati. «Le CER sono importanti, ma vanno utilizzate al meglio tutte le risorse che abbiamo» conclude il Direttore Generale di Cisambiente. «Per esempio, sfruttando pienamente il potenziale degli impianti di biometano in Italia potremmo coprire oltre il 10% del fabbisogno nazionale di gas. Ora, invece, li sfruttiamo solo per poco più del 3%».

Come funziona una CER

Una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è un gruppo di cittadini, piccole e medie imprese, enti locali ed enti del Terzo Settore che collaborano per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili. Per entrare in una CER non è necessario avere un impianto fotovoltaico: si può partecipare anche come semplice consumatore e beneficiare dell’energia condivisa dagli altri membri della Comunità.

Il contratto con il proprio fornitore di energia rimane invariato. La differenza è che, quando si consuma energia rinnovabile prodotta dagli impianti della CER, si genera un beneficio economico. Lo Stato riconosce incentivi sull’energia condivisa, che vengono poi distribuiti tra i soci e investiti in iniziative sociali per il territorio, secondo le regole della singola Comunità. Per ulteriori dettagli è disponibile una sezione sul sito gse.it. Qui sarà presto pubblicata anche la Vetrina delle CER, per contattare direttamente i referenti delle Comunità.

«I Comuni possono promuovere le CER a vantaggio di cittadini e imprese»

La fondazione CER Italia, prima comunità energetica a guida pubblica nel nostro Paese operante su scala nazionale, è stata promossa, nell’Aretino, dal Comune di Montevarchi. «Siamo stati pionieri creando, grazie a un partenariato pubblico-privato, una Comunità energetica che agisce su tutto il Paese. A oggi sono soci fondatori 70 Comuni e il gestore – scelto con bando pubblico – si occupa della parte gestionale e burocratica» spiega il sindaco Silvia Chiassai Martini, Presidente della Fondazione Cer Italia (in alto).

«L’operazione è stata fatta senza esborsi per le casse comunali, abbiamo realizzato impianti fotovoltaici sui tetti di immobili come scuole e palestre per 2,2 milioni di euro a carico del gestore. L’iscrizione alla CER è gratuita e possono partecipare cittadini, imprese, enti del Terzo settore da tutta Italia. L’energia prodotta è condivisa con quanti rientrano all’interno della propria “cabina primaria” (quella che permette lo scambio di energia dentro l’area geografica di appartenenza, ndr). A oggi, a seguito delle richieste di cittadini, imprese e Comuni iscritti alla Fondazione Cer Italia, abbiamo circa 50 cabine attive in tutta Italia, una settantina in fase di attivazione e 530 in fase di domanda che stiamo presentando al GSE (Gestore servizi energetici, ndr

«Comunità energetiche e mondo del volontariato creano valore sociale»

«È in corso un cambiamento culturale e sociale: sempre più cittadini, imprese, enti locali e realtà del Terzo settore scelgono di produrre e condividere energia pulita e creare valore per il territorio» spiega Roberta Toffanin, esperto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Consigliere di amministrazione del GSE (Gestore Servizi Energetici), società pubblica che mette a disposizione incentivi, servizi e strumenti per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’e energetica.

«Costituire una CER è però un perc impegnativo» aggiunge. «Significa mettere insieme competenze tecniche, amministrative e organizzative, coinvolgere soggetti diversi e costruire un progetto condiviso. Per questo il GSE investe molto nella formazione e nella divulgazione. Questo mese saremo al Meeting Rimini, dove approfondiremo il ruolo delle CER per il Terzo settore: associazioni, fondazioni, enti religiosi e organizzazioni del volontariato possono diventare protagonisti di una transizione energetica sempre più partecipata, inclusiva e che genera valore sociale»