IL MOMENTO DELLA CRISI

Ma davvero i bambini sono sempre contenti e gli adolescenti perennemente tormentati? Una ricerca condotta dall’Università di Plymouth, in Inghilterra, rivela che è un luogo comune da sfatare. Dopo un’indagine condotta su quasi 400 bambini e i loro genitori, infatti, gli psicologi dell’ateneo hanno concluso che la felicità dei piccoli è sovrastimata mentre, a sorpresa, i teenager sono più sereni e ottimisti di quanto crediamo. Un equivoco con due conseguenze: tendiamo a non cogliere il disagio provato da un bambino di 8-9 anni e riempiamo i ragazzi di consigli inutili. Che sono solo espressione della nostra paura.

DUE FILM DA VEDERE INSIEME

BOYHOOD di Richard Linklater
Il film segue la vita del giovane Mason, dai sei anni, quando frequenta la scuola elementare, fino ai 19, quando entra al college. Racconta il rapporto con i genitori divorziati, i traslochi, le nuove scuole, i matrimoni falliti della madre, il rapporto conflittuale con la sorella Samantha, la nuova relazione del padre, seguendo anche l’evoluzione degli oggetti d’uso quotidiano, tecnologici e non, e i cambiamenti culturali, sociali e politici degli anni.

SCIALLA! Di Francesco Bruni
Un padre conosce il proprio figlio già adolescente. Due mondi sconosciuti e distanti che, pian piano si avvicinano e cominciano a crescere insieme.

«Un eccessivo isolamento, i voti che calano all’improvviso sono segnali che i genitori devono ten

«Un eccessivo isolamento, i voti che calano all’improvviso sono segnali che i genitori devono tenere d’occhio» consiglia Belén López-Pérez, della Scuola di psicologia dell’Università di Plymouth. «Possono essere “sintomi” di preadolescenza. Ma anche di un disagio più profondo».

Il corpo di bambini e bambine matura prima

«Da un lato la maturazione sessuale, uno dei segnali di inizio della pubertà, si è via via anticipata. Per le bambine, l’età delle prime mestruazioni sta scendendo verso i 9-10 anni. Per i maschi, peli e un nuovo timbro di voce possono far capolino già a 11. Ma quello che colpisce di più è altro: il modo di vestire, parlare e comportarsi, come pure la musica preferita dai bambini di terza o quarta elementare, sono “da grandi”. E questi sono segnali che parlano di una sorta di pubertà “psichica” precoce. È già a quell’età che per i bambini cominciano a contare molto le relazioni con i pari (competenza sociale), le tecnologia (competenze digitali) e una visione più globale della realtà (competenze linguistiche)».

I genitori chiedono più autonomia ai figli preadolescenti

Una tendenza che è anche frutto della muta richiesta che oggi facciamo ai nostri figli: inconsapevolmente chiediamo loro di adattarsi in fretta ai nostri ritmi come alla ricchezza di stimoli che ci fa piacere condividere con loro (viaggi, gadget tecnologici, sport, film). Allo stesso tempo, vogliamo che imparino a orientarsi rapidamente tra le nuove geografie famigliari: separazioni, famiglie allargate, chiavi di casa, telefonino e così via. E i bambini? Diventano grandi in fretta.

«Pensiamo anche ai telefilm più seguiti dagli spettatori che vanno fra i 6 e i 10 anni: spesso i protagonisti hanno un’età indefinita, dai 12 ai 14 anni, ma vivono in un mondo di relazioni, rivalità, alleanze e amori molto complessi, più vicini a quelli dei 17-18 enni» continua l’esperto. «I bambini assorbono questo modello, questa identità fatta di gestualità, linguaggio, abbigliamento. E lì iniziano i problemi».

I limiti imposti dai genitori diventano insopportabili

Le prime a voler “fare le grandi” sono le ragazzine che, dalla quinta elementare alla prima media, entrano in collisione con la mamma. Sbuffano, si chiudono in camera, rispondono male. Capita a tutte le mamme di sentirsi dire “Faccio quello che voglio!”; “Chi sei tu per dirmi cosa devo mangiare?”. «Ma la novità è che si tratta di una fase piuttosto breve: oggi, in generale, i nostri figli hanno una grande complicità con i loro genitori» commenta Silvia Vegetti Finzi, psicoanalista e autrice di L’età incerta, i nuovi adolescenti (Mondadori).

E, allora, perché all’improvviso diventano tanto insopportabili? «Perché non accettano la frustrazione di un limite: andare o non andare a una festa, uscire o non uscire al pomeriggio con le amiche, mettere o no lo smalto alle unghie. A questo punto, per uscire dal muro contro muro, è molto utile la mediazione del padre o, se non c’è, di una figura maschile di riferimento». Altra cosa fondamentale: non mostriamoci spaventati dal conflitto. «Siamo stati noi adulti a educarli fin dall’asilo alla consapevolezza, all’autonomia, a spingerli a esprimersi sempre e comunque, non possiamo stupirci se, a modo loro, adesso vogliono affermare la propria identità» continua Matteo Lancini. «Ma allo stesso tempo è importante stabilire dei paletti ed essere in grado di farli rispettare. Altrimenti si perde di credibilità e l’ultima parola non sarà mai più quella del genitore, come invece dovrebbe essere a quest’età».

Negoziare con i genitori è fondamentale

Superata questa prima crisi, generalmente genitori e figli approdano a una nuova sintonia. Ma, naturalmente, i ragazzi continuano a crescere. E a chiedere spazi sempre più grandi di libertà. Così, verso i 14 -15 anni, in genere, in famiglia molte energie vengono assorbite dalla negoziazione. «Quella delle infinite contrattazioni per trovare un accordo sull’orario di rientro o il pomeriggio in discoteca è una caratteristica dei genitori di oggi» continua Matteo Lancini. «È comprensibile: coerentemente con i moderni stili educativi basati sull’empatia e la complicità, mamma e papà non si limitano a “vietare” ma cercano un confronto dialettico in base all’età. Però occorre capire se dietro il desiderio di mediazione si nasconde anche la paura di dire dei no. Negoziare non vuol dire cedere a ogni richiesta e lasciare ai ragazzi la libertà di decidere su tutto».

La delusione è sintomo di crescita

Ma senza il conflitto che un tempo regolava la presa di distanza da mamma e papà nell’adolescenza, un ragazzo riuscirà a crescere? «Il nuovo modello educativo ha come obiettivo primario il mantenimento della relazione» continua l’esperto. «E se tu, mentre diventi grande, assorbi modelli di comprensione e vicinanza, non hai bisogno di trasgredire. Il vero distacco avviene attraverso la delusione. E cioè quando il ragazzo non studia come mamma e papà desiderano, o non vuole andare all’università, o si fidanza con qualcuno che ai genitori non piace. Da qui il fatidico: “Mi hai deluso”. È un momento doloroso per tutti, ma indispensabile per il ragazzo che deve affermare se stesso, non compiacere le aspettative dei grandi come faceva da piccolino».

Ed è importante la reazione degli adulti. «Se i figli vedono i genitori crollare emotivamente perché, per fare un esempio, hanno preso una materia a settembre smetteranno di dire che hanno preso un brutto voto. Cominceranno a mentire non per sentirsi grandi, bensì per proteggere mamma e papà. Per non vederli soffrire». Cosa fare, dunque, con un figlio che ci delude? Tiriamo un sospiro di sollievo. Finalmente sta diventando grande.