Promuovere l'allattamento al seno attraverso l'informazione

L’iniziativa per la realizzazione del documento è partita dal TAS del Ministero della Salute, presieduto dal dott. Riccardo Davanzo, neonatologo presso l’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste, che ha anche avanzato la proposta di una raccolta dati, che riguardi tutti i Punti Nascita italiani e i centri di prevenzione (vaccinali), utilizzando le definizioni sull’alimentazione infantile dell’OMS.
Nel documento vengono discussi i temi principali dell’alimentazione infantile dando indicazioni precise sulle pratiche assistenziali nei Punti Nascita, che facilitano l’avvio dell’allattamento, la durata ottimale dell’allattamento esclusivo indicata in circa 6 mesi, l’opportunità di continuare l’allattamento anche a svezzamento avviato, l’allattamento oltre il secondo anno di vita che, se desiderato da mamma e bambino, va sostenuto senza timori di viziare il bambino, le false controindicazioni ad allattare, che vanno identificate e sfatate, l’uso del latte materno nella nutrizione dei neonati pretermine e patologici ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale, che va incrementato seguendo protocolli di provata efficacia e le implicazioni etiche relative alla promozione dell’allattamento.
Il documento rappresenta pertanto un valido strumento di promozione e diffusione dell’allattamento da parte dei medici e più in generale del personale sanitario.

L'importanza del latte materno

Il latte materno è essenziale per assicurare una crescita sana ed equilibrata a un bambino. Consumato direttamente al seno o offerto dopo essere stato estratto rappresenta, con poche eccezioni, l’alimento principale nell’età infantile con importanti e positivi effetti sulla salute della madre che allatta e su quella del bambino allattato al seno, a breve ed a lungo termine.
La sostituzione del latte materno con il latte artificiale, senza un motivo valido, non reca benefici, ma viceversa può compromettere lo stato di salute del bambino e della madre. Oltre il 90% delle donne italiane allatta al seno il neonato nei primi giorni di vita, anche se in maniera non esclusiva. Alla dimissione dall’ospedale solo il 77% delle madri allatta esclusivamente al seno, percentuale che scende al 31% a 4 mesi. Solo il 10% continua ad allattare oltre i 6 mesi di vita. Tanti e diversi sono i motivi, variabili in base al livello economico, sociale e culturale e all’etnia o alla regione geografica di appartenenza.

Allattare per prevenire la SIDS

Negli Stati Uniti si stima che se l’80 % della popolazione riuscisse, come da raccomandazioni sanitarie, ad allattare in maniera esclusiva per 6 mesi verrebbero non solo prevenute 741 morti (per morte in culla o SIDS, enterocolite necrotizzante del pretermine o NEC e per le basse infezioni respiratorie), ma anche risparmiati 10.5 miliardi di dollari per l’assistenza pediatrica. Anche per il Servizio Sanitario inglese (NHS) la promozione dell’allattamento al seno porta ad una stima di risparmio economico sostanziale.
Questo risparmio è documentato anche per l’Italia; infatti per ogni singolo bambino non allattato al seno si stima un incremento annuale per cure ambulatoriali ed ospedaliere di circa 140 €.