Porti e medine Unesco, città oasi, alture rocciose e poi… il deserto. In poche ore di viaggio si passa dal brusio dei mercati al silenzio delle piste sahariane, dalla costa alle zone interne: la Tunisia cambia ritmo in pochi chilometri. Non stupisce dunque che questo Paese, con una superficie che è la metà dell’Italia, compaia nelle nuove liste internazionali dei Best in Travel 2026 di Lonely Planet: l’insieme che offre è stratificato ma coerente.
In Tunisia le giornate scorrono al ritmo della luce
Una terra affacciata quasi interamente sul Mediterraneo, aperta su un grande golfo che, sebbene si allunghi verso il centro del continente africano, conserva civiltà e cultura del Mare Nostrum. Con più di nove milioni di arrivi all’anno, alla presenza di passaggio si affianca oggi un movimento più stabile. Una nuova fascia di residenti europei che, nella seconda parte della vita, sceglie la Tunisia come casa, attratta da un regime fiscale agevolato e da una qualità dell’esistenza percepita come solida e accessibile. Giornate che scorrono seguendo la luce più che l’orologio, arabo e francese che si alternano con naturalezza e fiumi di tè alla menta serviti nei caffè con una manciata di datteri come gesto d’accoglienza.

Dove la Tunisia incontra il Sahara
È da questo quadro che prende avvio un roadtrip meridionale, il punto in cui la Tunisia incontra il Sahara. Si parte da Djerba e si procede verso l’interno: l’asfalto si assottiglia, i villaggi si diradano, la linea dell’orizzonte si allarga. Il Sud della Tunisia si presenta così, tra palmeti che interrompono il bianco della sabbia e alture chiare intagliate dal vento. Le strade risalgono il Dahar, sfiorano città-oasi nate attorno a una sorgente, raggiungono villaggi amazigh arroccati, poi scendono verso le piste sahariane.

Un itinerario che alterna pietra e sabbia, luce piena e ombre corte, prima di risalire di nuovo verso il Nord e le coste di Tunisi. Un viaggio che sa di cultura e tradizioni, grazie anche ai tanti festival distribuiti in ogni stagione. Prima fra tutte, “Balloons Event Show”, manifestazione internazionale delle mongolfiere e del paramotore che si svolge tra Djerba e Ong Jemel, lo spettacolare set del film Guerre stellari vicino a Nefta. E poi il Festival Internazionale del Sahara a Douz (dal 25 al 28 dicembre) che riunisce gruppi nomadi e famiglie arrivati dalle regioni meridionali per corse di dromedari, musica, poesia orale.

Villaggi in altura e architetture di pietra
Il percorso inizia a Houmt Souk. Ore 8, si alzano le serrande, arrivano i carretti del pesce, le voci riempiono le vie e passeggiando ci si perde tra tappeti, seta e filigrana d’argento. È la città principale di Djerba, la grande isola collegata alla terraferma da El Kantara, un istmo lungo circa 6 chilometri. Poco più a sud, non lontano da Guellala, il cuore della ceramica, la moschea ibadita di Sidi Yati, è una prima tappa: un tesoro ben custodito. Risale al X secolo, parte del sistema di avvistamento costiero. Piccola e in calce bianca, unisce luogo di culto e torre di guardia, con linee semplici che sembrano modellate nella sabbia.
La contemporaneità fa da contrappunto a Djerbahood il quartiere della street art. Dipinti, graffiti, mosaici, i muri delle case sono le tele extra large di oltre 250 artisti internazionali. La strada verso sud affianca paesaggi desertici e villaggi amazigh arroccati. A Chenini e Douiret l’architettura racconta un adattamento millenario: creste di roccia, la Moschea dei Sette Dormienti perduta tra le montagne che circondano la strada che da Tataouine porta a Chenini e Ksar Ouled Debabb, vecchi granai comunitari pensati per proteggere scorte e viveri, oggi riconvertiti in hotel di charme. Più avanti, vicino a Matmata, il paesaggio si fa lunare: terra brulla e case ipogee scavate nel terreno come riparo dal caldo e dalle incursioni, alcune sono luoghi di ospitalità, come l’hotel Sidi Driss entrato nell’immaginario grazie a Star Wars di cui conserva scenografie originali.

Antichi mercati a due passi dalle dune
Ripresa la strada si prosegue verso Douz, città-oasi, porta d’accesso al Sahara. Il centro è quieto, raccolto attorno a una grande piazza porticata. Il giovedì si tiene il mercato: briglie e selle per dromedari, utensili da campo, caffè dove si discute di commercio e relazioni. È la quotidianità che precede il deserto.

Poi la geografia cambia: il verde si interrompe, comincia il Grand Erg Orientale, una delle più vaste distese di dune del Sahara. Ci si muove in 4×4 o a dorso di dromedario, si dorme in campi tendati. Camp Mars, in mezzo al nulla, ha tende ampie su pedane di legno, tappeti, coperte per la notte che scende fredda tra le dune, e tavoli dove si cena attorno al fuoco, assaporando piatti profumati di spezie e cous cous. La luce cambia rapidamente e la notte quando scende è buia e silenziosa come di rado accade.

Città di terra cruda: segni familiari tradotti in architettura
Verso ovest inizia lo Chott el-Jérid, il grande lago salato: una distesa piatta che occupa l’orizzonte per chilometri. In inverno l’acqua affiora e crea superfici lucide; in estate resta una crosta bianca, compatta e asciutta, che si estende per oltre 5.000 km quadrati. Si trova in una depressione tra Douz da un lato e le oasi di Nefta e Tozeur dall’altro. A Nefta il palmeto si apre nella Corbeille, un sistema agricolo stratificato; a Tozeur l’identità si legge nelle facciate in mattoni d’argilla: losanghe, riquadri e scanalature costruiscono giochi di chiaroscuro che cambiano con la luce. I motivi richiamano tatuaggi berberi, segni familiari tradotti in architettura.

Il cuore storico è il quartiere di Ouled Hadef, sviluppato intorno al 1300: una trama urbana fitta, vicoli senza uscita, svolte improvvise pensate per incanalare il vento e attenuarlo. Nel palmeto crescono i deglet nour, i datteri carnosi e zuccherini più famosi del Maghreb, raccontati all’interno del museo Eden Palm. Poi si riprende la strada: Gafsa, Sfax e infine Tunisi. Una geografia che resta addosso.

Carnet
COME ARRIVARE
Voli per Djerba da Milano e Roma con Tunisair (tunisair.com). Per gli spostamenti nell’interno è consigliato un driver locale con 4×4, da organizzare prima di partire (s-capade.com).
DOVE DORMIRE
A Djerba, Dar Dhiafa nel villaggio di Erriadh è una maison d’hôtes in architettura tradizionale, muri bianco calce, eleganza. Ottima base per muoversi a piedi tra atelier e botteghe (dardhiafa.tn). Nel Sahara, Camp Mars, a Tembaine, è un campo con tende confortevoli e cucina curata (camp-mars.com). La new entry è Tamerza Palace (+21676100300) nella regione di Tozeur: lusso misurato e vista wow! sulle gole dell’altopiano. A poca distanza – da non perdere – il canyon de Midès con una gola di 3 km, rocce stratificate e fossili millenari. Scenografico Diar Abou Habibi (diarhabibi.com), con lodge concepiti come capanne sospese tra le palme.
DOVE MANGIARE
El Fondouk (+21628988276), a Djerba, è ristorante e spazio culturale con cucina semplice e piatti locali, in un caravanserraglio restaurato.
SHOPPING
A Guellala, città della ceramica, la Poterie d’Art (+21622780501): lavorano a mano l’argilla, con forme essenziali e colori minerali. INFO discovertunisia.com/it