Piede sinistro indietro, piede destro di lato, chiusura e poi piede destro avanti, sinistro di lato, di nuovo chiusura. Sempre più popolare, il valzer viennese nella capitale austriaca impazza fra ballerini professionisti e in erba, ma anche semplici turisti che hanno scelto di visitarla in quest’anno particolare. Perché ai rudimenti del ballo, insegnati ormai anche con corsi prêt-à-porter nelle principali scuole – una per tutte la Elmayer Dance School – si affiancano i festeggiamenti per il (duecentesimo!) compleanno di colui che del valzer è considerato, se non l’inventore, quantomeno la star: Johann Strauss II.

Johann Strauss II, re del waltz

Nato il 25 ottobre 1825, Strauss figlio (si chiamava Johann anche il padre, come lui famoso compositore) è davvero il re del waltz. Mentre su Spotify le sue playlist registrano 1.300.000 ascolti al mese, in città fioccano mostre, tour dedicati anche in versione audio-passeggiata scaricando la city app gratuita, eventi come il concerto dell’Orchestra Filarmonica che si svolgerà il prossimo 25 ottobre, giorno della ricorrenza, nelle sale del Municipio. Fra le new entry, la permanente Johann Strauss Museum-New Dimensions è una tappa imperdibile, così come la House of Strauss, un’esposizione gioiosa, con tanto di sala da concerto, nell’ex Casino Zögernitz, dove l’aristocrazia viennese due secoli fa ballava sulle note delle melodie di Johann Strauss padre e figlio.

Da lì la full immersion continua in un luogo poetico e delicato, l’appartamento di Praterstrasse nel quale Strauss II ha vissuto dal 1863 fino agli ’70 del XIX secolo, in compagnia della prima moglie Jetty: sono solo cinque stanze e qualche mobile, ma c’è tutto quello che merita, dal pianoforte a coda allo scrittoio sul quale Johann ha composto opere cult come il famoso Sul bel Danubio blu, eletto a inno – non ufficiale – della Nazione e suonato perfino sui voli della compagnia di bandiera Austrian Airlines.

Un ritratto di Johann Strauss dall’esposizione immersiva Johann Strauss Museum – New Dimensions, in centro città. Foto: Giovanni Tagini

Vienna, capitale della musica

Strauss e il valzer stanno a Vienna come il tango e Astor Piazzolla stanno a Buenos Aires, ma nella capitale austriaca il legame con la musica è un fenomeno collettivo e profondo che attraversa i secoli, perché da lì sono passati, hanno lavorato e vissuto i più grandi geni della musica classica, da Mozart a Haydn, Brahms, Schubert e Ludwig van Beethoven. «Quest’ultimo era nato a Bonn, ma è qui che trascorse la maggior parte della vita. Amava dirigere al Theater an der Wien, il teatro nel quale per un certo periodo ha anche vissuto» racconta, in perfetto italiano, Barbara Ludwig, che nel cognome porta racchiuso un destino visto che dopo una carriera nella pubblicità e nella fotografia, decide di cambiare vita e rileva un hotel charmant di poche camere proprio di fronte al der Wien. «Si chiamava già Beethoven, non ho neanche dovuto cambiargli il nome» ride, divertita.

Barbara Ludwig, proprietaria dell’Hotel Beethoven Wien, ex casa di tolleranza.

Questo albergo di 36 camere, tutte diverse, con un pianoforte Bösendorfer a coda nel salottino dove ogni domenica pomeriggio un pianista intrattiene gli ospiti insieme a torte e flûte di champagne, è il perfetto punto di partenza per scoprire la città: centrale ma non troppo, in una via tranquilla a un passo dal famoso mercato Naschmarkt e l’iconico Palazzo della Secessione (con all’interno il fregio di Beethoven, realizzato da Gustav Klimt su 34 metri di parete), a pochi minuti a piedi dal Quartiere dei Musei, mega polo culturale planetario, e dell’Hofburg: il complesso di palazzi grande come un quartiere, che è stato per oltre sei secoli il centro del potere imperiale asburgico.

Il Palazzo della Secessione, edificio simbolo del movimento della Secessione viennese. Foto: Giovanni Tagini

Tutte le attrazioni della città austriaca

Ma Vienna non è solo musica, e i suoi monumenti celebri non sono l’unica attrattiva. In autunno è bello camminare nei parchi poco conosciuti dai turisti, come quello pieno di aiuole di Palazzo Liechtenstein nel cuore del Servitenviertel, il quartiere soprannominato la Piccola Parigi per lo stile à la française dei suoi bistrot e delle sue case. Le passeggiate lungo il Danubio sono una poesia all’insegna del foliage, e al Pier 22, nuovo spot ricreativo sull’isola artificiale in mezzo al fiume, i caffè e le spiagge sulle quali i viennesi nelle giornate tiepide prendono ancora il sole, fanno da corollario ai chilometri di sentieri incorniciati dall’acqua e dagli alberi.

Momenti di relax sul pontile del Pier 22, lungo il Danubio. Foto: Giovanni Tagini

L’anima green di Vienna

«Vienna ha un’anima green incisa nel Dna» puntualizza Christian Cervantes, californiano e proprietario con la moglie Miriam, tirolese, di un nuovo locale già diventato un cult. Da Calienna, crasi di California e Vienna, si va per comprare composizioni floreali nei vasi in limited edition creati da artisti, prendersi una pausa dal mondo seduti fra le piante, bere cocktail preparati al momento come il Wiener Wolke, Nuvola Viennese in italiano: nome eloquente perché, spiega sempre Christian «sotto il cielo grigio della città si cela un’anima incantevole».

Con spirito green è bello perdersi fra le vie incorniciate da palazzi ottocenteschi e in stile Secessione, dove i platani fanno da gigantesco ombrello verde ai dehor di bar e caffè. Oppure assistere alla raccolta dell’uva nei vigneti cittadini, allungati su una superficie di 600 ettari fra le colline di Kahlenberg, Nussberg, Bisamberg (e nel sobborgo di Mauer) che digradano dolcemente verso il Danubio: sono facilmente raggiungibili in tram. E valgono sicuramente la gita.