Ti ricordi il celebre tailleur grigio Armani che Julia Roberts indossò alla premiazione dei Golden Globe nel 1990? Ecco, forse senza Kim Novak quel look non avrebbe avuto la stessa risonanza. Infatti, archetipo e prototipo fu il completo gonna+giacca messo a punto dalla costumista Edith Head per Vertigo, La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock (1958). Una mise rigorosa, sobria e impeccabile. Sul grande schermo ha plasmato il fascino del personaggio di Madeleine, una donna misteriosa e irresistibilmente intrigante. Fuori dal set, l’aura di quella stessa donna glaciale, attraente e respingente allo stesso tempo. E, forse, proprio per questo attraente. È da qui che riparte anche Kim Novak’s Vertigo – la donna che visse due volte di Alexandre O. Philippe, al cinema dal 30 luglio. Un film-ritratto che ripercorre la fama e il ritiro dalle scene della bionda di Hitchcock, presentato alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, quando la stessa Novak ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera.

Edith Head, l’architetta dei costumi di Vertigo
Ora lo conserva in una scatola, ma si dice che Kim Novak inizialmente non volesse nemmeno metterlo quel tailleur grigio: colpa del colore che temeva la sbattesse. Fu Hitchcock a insistere affinché lo indossasse, perché quel fastidio di non sentirsi del tutto a proprio agio avrebbe dato al personaggio la giusta rigidità. Ebbene, è andata proprio così. Prima del Power Suit degli anni ’80 che ha sancito che anche il potere femminile ha bisogno di essere comunicato con un abito adeguato, c’è stata l’intuizione di Edith Head che, per chi non lo sapesse, è anche la donna con più candidature e Oscar vinti nella storia del cinema. Tuttavia si può dire che fu un lavoro a quattro mani. Infatti, Hitchcock era solito disegnare personalmente lo storyboard dei look delle proprie attrici, poi Head come un demiurgo li traduceva in stoffa. Così sono nati anche i look romantici di Grace Kelly in To Catch a Thief (1955). Il loro fu indubbiamente un fruttuoso sodalizio: insieme lavorarono a ben 11 film.

Gli ingredienti dello stile di Madeleine, la donna glaciale
I vestiti non sono mai solo vestiti e i costumi de La donna che visse due volte lo resero evidente. Come? Attraverso la contrapposizione del guardaroba delle due anime della protagonista Madeleine Elster/Judy Barton. I colori neutri (bianco, nero e grigio) caratterizzano il tormento della prima e la sua origine aristocratica, quelli vivaci, il verde brillante su tutti, la semplicità provinciale dell’altra.
Il tailleur grigio funziona perché avvolge la figura, ma non la costringe: lascia emergere la femminilità del personaggio di Madeleine, ma non svela niente. Anzi la blusa ton sur ton e i revers geometrici le conferiscono una certa austerità. È senza dubbio il look più iconico della pellicola, ma non l’unico. L’aura misteriosa di Kim Novak emerge anche dal cappotto grigio, quasi color ghiaccio. Qui, a risaltare è il suo volto enigmatico. Per la sera, immancabile un abito nero pulito e sensuale completato da uno scialle. E poi niente orpelli: capelli raccolti, pochi gioielli e guanti neri.
Cosa ci insegna il guardaroba di Kim Novak in Vertigo
Se colori e fantasie comunicano affabilità e disponibilità, le tinte sobrie al contrario sembrano stabilire un confine netto tra noi e il mondo. Questo vale per il film di Alfred Hitchcock, ma è un paradigma valido ancora oggi. E lo dimostrano anche le passerelle per l’Autunno/Inverno 2026. Sebbene le fogge siano chiaramente più rilassate di quelle anni ’50 e a dominare siano soprattutto i pantaloni, fascino e mistero femminei passano attraverso le nuance neutre, completi sartoriali in lana e cappotti a uovo. Quindi, se ti stai apprestando allo shopping per la prossima stagione pensaci su: vuoi essere enigmatica come Madeleine o affabile come Judy?


