Negli anni ’60 Leslie Lawson diventa Twiggy. Non una semplice modella ma una vera e propria grammatica visuale fatta di linee pulite, make-up grafico, una silhouette quasi infantile e un’estetica che non richiedeva interpretazione: bastava uno sguardo. Nella decade più rivoluzionaria del secolo scorso Twiggy è stata paradossalmente un rifugio, un volto che sembrava dire a chi lo guardava: «Va tutto bene, il mondo è ancora un posto bello in cui vivere». E oggi che abbiamo perso del tutto il concetto di semplicità, immersi in immagini che sembrano urlare, la sua sussurra perennemente. Ed è forse questo il motivo per cui Twiggy non passa mai di moda e torna ciclicamente sulla cresta dell’onda. Perché la sua immagine continua a rappresentare un posto in cui il rumore e il caos non sembrano poter entrare.

Twiggy, al di là della moda

Twiggy negli anni '60
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Ricordiamo che, dietro quella perfezione grafica, c’era una ragazza di 16 anni, timida, insicura, figlia di operai, travolta da un successo che non aveva chiesto e che non si aspettava: «Non assomigliavo alle modelle di allora», ha raccontato lei stessa, ora quasi 77enne, in un’intervista al New York Post. «Le ragazze provenienti da famiglie operaie allora non diventavano modelle». La nostalgia non è solo per la sua immagine, è per la sua vulnerabilità così visibile. E così, anche grazie al documentario Twiggy: The Woman Behind the Icon, diretto da Sadie Frost, appena uscito on demand negli Stati Uniti, ritroviamo ancora questo rifugio, scoprendo anche che la sua fama è continuata ben oltre la fine dell’era giovanile.

Twiggy ha, infatti, esplorato una miriade di forme d’arte nel corso di una carriera sessantennale, tra cui cinema, teatro, design di moda, danza e canto, dimostrando un talento in ognuna di esse (ha vinto anche due Golden Globe). E nel documentario finalmente si racconta la donna oltre il mito, attraverso la sua voce e chi l’ha conosciuta (ci sono contributi di Fran Drescher, Paul e Stella McCartney, Dustin Hoffman). Ma quella ragazza con il pixie cut biondo e gli occhioni da cerbiatta continua a essere un antidoto alla saturazione delle immagini, un simbolo di quando la moda era un gioco, non una performance. Per questo non smette di lasciare il segno insieme ad altre modelle che nei decenni hanno rappresentato ben di più degli abiti che indossavano sui set fotografici o in passerella. Ecco chi non è stata solo una mannequin, ma una rivoluzione nella storia del costume.

Suzy Parker, che ridefinì il concetto di modella

Suzy Parker in un servizio fotografico degli anni '50
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Con i suoi iconici capelli rossi, i lineamenti aristocratici e un’eleganza sofisticata ma vitale, Suzy Parker divenne il volto simbolo del dopoguerra americano ed europeo ridefinendo gli standard della moda e della fotografia anni ’50 (grazie al sodalizio con Richard Avedon abbandonò le pose rigide e statiche del passato per dare spazio a movimento, emozioni e realismo). È stata la prima modella in assoluto a guadagnare 100mila dollari all’anno (una cifra astronomica per l’epoca, pari a circa 200 dollari l’ora), diventando la donna più fotografata al mondo. Coco Chanel, di cui fu intima amica, la elesse come musa prediletta, oltre a sfilare e posare per colossi come Christian Dior e Balenciaga. È scomparsa nel maggio del 2003 all’età di 70 anni, lasciando un’impronta indelebile che ha spianato la strada alle successive generazioni di supermodelle.

Benedetta Barzini, il volto italiano dei ’60

Benedetta Barzini in un servizio fotografico degli anni '70
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Nel 1963 Benedetta Barzini aveva vent’anni. Passeggiava per strada quando viene notata da Consuelo Crespi che la convinse a farsi fotografare. Quelle fotografie finiscono sul tavolo di Diana Vreeland che la invita a New York per posare per Irving Penn. Da quel momento, il viso raffinato e la figura sottile di Benedetta diventano simbolo della moda italiana e internazionale negli anni ’60. Lavora con i fotografi più importanti del decennio: il già citato Irving Penn, Helmut Newton, Ugo Mulas, Richard Avedon, John Cowan, Bert Stern. È lei la cover girl del primo numero dell’edizione italiana di Vogue nel novembre del 1965. Sul finire degli anni ’60 lascia New York e torna in Italia dove comincia a dedicarsi alla recitazione. Negli anni ’70 è attiva nei movimenti femministi e, ancora oggi, a 83 anni, di tanto in tanto torna a sfilare, soprattutto per Antonio Marras: è stata ed è ancora docente presso università importanti come la Naba, il Politecnico di Milano e l’Università di Urbino e visiting professor in atenei d’Europa.

Veruschka, la modella che divenne arte

Verushka in un servizio fotografico degli anni '70
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Nata in una nobile famiglia tedesca, la modella Veruschka von Lehndorff, conosciuta professionalmente come Veruschka, è diventata famosa grazie a servizi fotografici sorprendenti e surreali che hanno ampliato i confini dell’immaginario della moda. Con la sua imponente figura di quasi due metri e i suoi lineamenti unici, le sue collaborazioni d’avanguardia con fotografi come Irving Penn e Franco Rubartelli hanno elevato la carriera di modella a un’arte sublime, rendendola una musa ispiratrice per stilisti e artisti. Oggi 87enne, conduce vita privata a Berlino. Nel 2014 ha dichiarato a Vanity Fair Usa che fare la modella era stato «un modo per uscire dalla mia vita triste. Era una fantasia che non aveva nulla a che fare con la realtà che avevo affrontato». La sua eredità riecheggia ancora oggi in editoriali e mostre.

Dovima, la prima supermodella della storia

Dovima in un servizio fotografico degli anni '40
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La celebre modella americana Dovima (pseudonimo di Dorothy Virginia Margaret Juba) è considerata la prima vera supermodella della storia (nota anche come la ragazza da «un dollaro al minuto» per i suoi compensi record), ha ridefinito il concetto di eleganza negli anni ’50. Fu scoperta per caso su un marciapiede di Manhattan da un editor di Vogue e divenne la musa assoluta del fotografo Richard Avedon. L’apice della sua carriera coincise con lo storico scatto del 1955 «Dovima con gli elefanti», realizzato al Cirque d’Hiver di Parigi, in cui indossò il primo abito da sera firmato da un giovanissimo Yves Saint Laurent per la maison Christian Dior.

Lauren Hutton, bellezza anti-conventional

Lauren Hutton in un servizio fotografico degli anni '70
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Ha ridefinito i canoni estetici della moda grazie alla sua bellezza spontanea e al suo celebre sorriso con il diastema (lo spazio tra gli incisivi), che inizialmente le agenzie le avevano chiesto di correggere, ma che divenne il suo iconico marchio di fabbrica. Lauren Hutton detiene il record assoluto per il maggior numero di apparizioni sulla copertina di Vogue America, con ben 26 copertine. Nel 2017, a quasi 74 anni, ha conquistato la copertina di Vogue Italia, diventando la modella più anziana ad apparirvi. A 82 anni, la sua carriera continua a essere eccezionalmente attiva, rimanendo un simbolo globale di naturalezza ed eleganza senza tempo.

Iman, contro le barriere razziali

Iman in passerella negli anni '70
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Iman Mohamed Abdulmajid, conosciuta semplicemente come Iman, è una delle supermodelle più iconiche e rivoluzionarie nella storia della moda mondiale, pioniera assoluta per la rappresentazione e l’inclusività sulle passerelle. Scoperta da Peter Beard, la supermodella somala è diventata una musa immortale per stilisti come Yves Saint Laurent (che la definì la sua «donna ideale»), rompendo le barriere razziali nell’alta moda. Fin dai suoi esordi ha lottato attivamente contro le disparità salariali tra modelle bianche e di colore. Nel 2013 ha fondato il collettivo Diversity Coalition insieme a Naomi Campbell e Bethann Hardison per denunciare la mancanza di modelle nere sulle passerelle.

Le Big Six degli anni ’90

Cindy, Naomi e Christy alla sfilata Versace del 1991
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Il gruppo leggendario formato da Naomi Campbell, Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Christy Turlington, Linda Evangelista e Tatjana Patitz. Negli anni ’90 hanno dominato le passerelle di tutto il mondo, diventando più famose delle stesse attrici e cantanti ed elevando la figura della modella a uno status di vera e propria celebrità globale. Questo ristretto gruppo di regine delle passerelle ha ridefinito decisamente la cultura pop del decennio.

Kate Moss, la ribelle della moda

Kate Moss in passerella negli anni '90
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Ha imposto negli anni ’90 l’estetica heroin chic e un fascino rock e ribelle che ha cambiato per sempre il canone della bellezza patinata. Scoperta a soli 14 anni, Kate Moss era considerata l’antitesi della bellezza classica. Più bassa della media delle modelle (circa 1,72 m), magrissima, con lineamenti imperfetti e un’aria da ragazza comune, ha inaugurato definitivamente una nuova era nella moda dopo quella delle supertop giunoniche e perfette come Cindy Crawford, Naomi Campbell e Claudia Schiffer.

La sua consacrazione globale è arrivata nel 1993 con le celebri pubblicità dei profumi e dell’intimo di Calvin Klein. Quegli scatti in bianco e nero, privi di sfarzo, hanno ridefinito la fotografia di moda. È sopravvissuta a intensi ritmi di lavoro, a una vita privata turbolenta sotto i riflettori e a pesanti scandali legati all’abuso di sostanze nei primi anni 2000. Invece di porre fine alla sua carriera, la sua capacità di rinascere l’ha resa un simbolo di autenticità e vulnerabilità umana, trasformandola in un mito che va ben oltre il ruolo di semplice indossatrice.

Gisele Bündchen, la più glamour

Gisele in passerella negli anni Duemila
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Ha ridefinito i canoni della moda globale a cavallo dei millenni, ponendo fine all’heroin chic, letteralmente stravolgendo questo standard portando in passerella un corpo atletico, la pelle dorata e un’esplosione di vitalità e curve salutari, diventando la modella più pagata al mondo per nove anni consecutivi. Gisele è celebre per il suo stile unico di sfilare, ribattezzato horse walk. Una camminata potente, decisa e ritmata, in cui sollevava le ginocchia e calciava i piedi in avanti con un’energia magnetica inimitabile. Oltre alla bellezza, la top model ha dimostrato una straordinaria intelligenza finanziaria. Ha lanciato linee di sandali di enorme successo, investito in immobili e cosmetici ecologici, rimanendo per quasi un decennio in cima alla classifica delle modelle più ricche stilata da Forbes.