6 scrittrici di gialli da leggere subito

06 09 2018 di Isabella Fava
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Nei loro romanzi mescolano suspense, emozioni, umorismo. E creano detective a volte brillanti e coraggiose, altre malinconiche e tormentate. Te le presentiamo qui, in attesa di conoscerle da vicino al Women’s Fiction Festival, la manifestazione dedicata alla letteratura femminile

Donna Moderna è media partner del Women’s Fiction Festival, in programma a Matera dal 27 al 30 settembre. Il direttore Annalisa Monfreda dialoga con Veronica Raimo (Miden, Mondadori) e Violetta Bellocchio (La festa nera, Chiarelettere) il 28 settembre alle 18; poi, alle 19, con Alessandro Barbaglia (L’atlante dell’invisibile, Mondadori) e Matteo Bussola (La vita fino a te, Einaudi). Il 29 alle 18:30 c’è l'incontro con le gialliste che raccontiamo in quest'articolo. E il 30, alle 12, durante l’aperitivo letterario, raccontiamo il nostro libro Donne come noi (Sperling & Kupfer).

Chiara Moscardelli

Sul suo profilo Twitter leggi: «Descrivermi in 140 caratteri? Bella dentro». Chiara è romana ma vive a Milano e ha fatto dell’ironia la sua arma vincente. Del resto, una che ha esordito con un romanzo che si intitola Volevo essere una gatta morta (Giunti, 2011)... Le protagoniste dei suoi libri sono una sorta di Bridget Jones: un po’ goffe, molto simpatiche, insomma come noi (La vita non è un film, Einaudi 2013; Quando meno te lo aspetti, Giunti 2015; Volevo solo andare a letto presto, Giunti 2016). Grazie a loro Chiara è diventata una delle penne più frizzanti della narrativa italiana e, sì, leggerla è uno spasso. «Sono ossessionata dalla Jessica Fletcher di La signora in giallo» rivela. Per questo ora ha deciso di dedicarsi ai gialli dando vita a una trilogia appena iniziata con Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli (Giunti).

La sua protagonista: Teresa Papavero 40 anni passati, zitella (come dice lei), look stravagante e personalità esuberante. Teresa è figlia di un noto psichiatra che la fa sentire inadeguata, è reduce da una storia con un famoso e affascinante giornalista ed è alla ricerca dell’amore. Siccome non è riuscita a concludere niente di buono nella vita (ha anche lavorato per un certo periodo in un sexy shop), decide di tornare a Strangolagalli, borgo a sud di Roma. Dove viene, suo malgrado, coinvolta in un intrigo col morto.

Cristina Cassar Scalia

Di professione è medico oftalmologo, il che significa che ha a che fare con le malattie dell’apparato visivo. Per passione scrive, perché «lo scrittore, come il medico, è un acuto osservatore» dice. Originaria di Noto, vive a Catania e a 18 anni ha vinto il premio Mondadori “Sei autori in cerca d’autore” con un racconto sviluppato su un incipit della scrittrice Gina Lagorio. Nel 2014 ha pubblicato con Sperling & Kupfer La seconda estate e ha vinto il Premio Capalbio Opera prima. L’anno dopo è uscito Le stanze dello scirocco. Nei suoi romanzi si respirano il mare, la Sicilia e la passionalità. In Sabbia Nera (Einaudi) debutta nel genere giallo, con un mistero che ruota intorno a una villa antica e un cadavere mummificato. Da risolvere grazie alla detective Giovanna Guarasi.

La sua protagonista: Giovanna Guarasi Detta Vanina, «39 anni, palermitana. Dodici anni di carriera in polizia, dei quali 6 consacrati all’antimafia, e un curriculum costellato di casi brillantemente risolti» scrive di lei Cristina. Testarda e scontrosa, ha passato 3 anni a Milano per allontanarsi dai problemi. Tornata in Sicilia, guida la sezione Reati contro la persona della Squadra mobile di Catania. Ha una collezione sterminata di vecchi film e ama la buona tavola. I diritti del giallo di cui è protagonista sono stati già opzionati per cinema e tv.

Rosa Teruzzi

Seguire per lavoro la cronaca nera e i casi giudiziari è sicuramente un vantaggio se decidi di scrivere gialli. Rosa Teruzzi ha fatto tesoro della sua professione di giornalista (è caporedattore della trasmissione di Rete 4 Quarto grado), e ci ha messo qualcosa in più: la voglia di parlare di donne e di rapporti familiari. Rosa vive a Milano, ma per scrivere si ritira sul lago di Como, in un vecchio casello ferroviario dove colleziona libri gialli. Per Sonzogno ha pubblicato La sposa scomparsa (2016), La fioraia del Giambellino (2017) e adesso Non si uccide per amore. In tutti e 3 protagonista è un pool di investigatrici capeggiate dalla fioraia del Giambellino (che è un quartiere del capoluogo lombardo).

La sua protagonista: Libera, la fioraia del Giambellino «Ha scelto di mantenersi creando bouquet da sposa dopo che la crisi l’ha costretta a chiudere la sua minuscola libreria specializzata in thriller, noir e feuilleton» la descrive Rosa. Una donna con scarsa autostima, imbranata in campo sentimentale e melanconica perché il marito è stato ucciso 20 anni prima e non è mai stato trovato il colpevole. Ora lei, che si è sempre dedicata ai casi degli altri, decide di risolvere il proprio. La aiutano la madre Iole, eccentrica insegnante di yoga, la figlia Vittoria, poliziotta, e Irene, cronista di nera. Un team perfetto.

Giuseppina Torregrossa

Se vuoi tuffarti nell’assolato e sonnacchioso mondo della Sicilia, nei suoi profumi e colori, bellezza e pene. Se vuoi leggere storie di famiglia e di donne forti, e di personaggi che annaspano ma poi se la cavano sempre. In questo Giuseppina Torregrossa, palermitana, è una maestra. Sa unire sacro e profano, humour e dramma, storia e modernità, cibo e narrazione. Ha una scrittura “musicale”, ricca, punteggiata di frasi dialettali. Ha iniziato a scrivere a 51 anni, perché prima faceva la ginecologa. Il suo più grande successo è Il conto delle minne (Mondadori 2009), tradotto in 10 lingue. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo giallo, dove “esordisce” la commissaria Marò Pajno, protagonista anche dell’ultimo libro Il basilico di Palazzo Galletti (sempre Mondadori).

La sua protagonista: Marò Pajno Il vero nome è Maria Teresa Pajno: è vicequestore aggiunto del commissariato del quartiere Politeama, appena promossa a capo del gruppo antifemminicidio. Ha una relazione stanca con il commissario Rosario Sasà D’Alessandro, che cerca di rianimare cucinando. In crisi anche perché si trova «nel passaggio cruciale dalla giovinezza alla maturità» e «il successo professionale l’ha resa ancora più insicura», ha tanto a cui pensare. Specie ora che indaga su un femminicidio.

Ilaria Tuti

Quando il suo manoscritto è arrivato alla casa editrice Longanesi, hanno subito capito che si trattava di qualcosa di speciale. Così Ilaria, che vive a Gemona del Friuli (Ud), si è trovata al centro di un caso editoriale. E il suo Fiori sopra l’inferno, ambientato in un paesino delle Dolomiti, è stato pubblicato in una ventina di Paesi, tra cui Inghilterra, Francia, Spagna e Germania. Cos’ha di speciale? Le atmosfere rarefatte, il senso di pericolo che si respira a contatto con una natura fredda e dura, la capacità di creare una suspense che fa quasi venire mal di pancia. Ilaria ama i romanzi di Stephen King e Donato Carrisi, e si sente: ciò che più le piace è indagare la mente umana per cercare di capire cosa c’è dietro la follia omicida. Che poi e quello che fa la sua poliziotta, Teresa Battaglia.

La sua protagonista: Teresa Battaglia Commissario 60enne, è molto diversa da ciò che ti aspetti in un giallo. Teresa fa la profiler, è riservata, ha il corpo acciaccato dall’età che avanza, il cuore tormentato e soffre di solitudine. «È una donna che usa come arma principale la mente, che però allo stesso tempo è anche il suo peggior nemico, come in una grande sfida» ha detto di lei Ilaria in un'intervista su Mangialibri. Una specie di eroina che cammina ogni giorno all’inferno per smascherare i “mostri”.

Gabriella Genisi

Che effetto fa essere considerata, in un sondaggio del Corriere della sera, la giallista vivente più amata accanto ad Andrea Camilleri? Parliamo di Gabriella Genisi, pugliese, “mamma” di un personaggio ormai mitico: Lolita Lobosco. Gabriella si firma così anche sui social, ma a volte smette i panni della detective per indossare quelli della cantastorie di vicende intime, come fa nell’ultimo romanzo: La teoria di Camila (Giulio Perrone). Dopo tanta nebbia è il settimo giallo per Sonzogno. Gli altri hanno titoli con frutti e colori e copertine che sembrano fumetti (La circonferenza delle arance, Giallo ciliegia, Uva noir, Gioco pericoloso, Spaghetti all'assassina e Mare nero). Ambientato tra Padova e Bari, Dopo tanta nebbia ha al centro 2 casi su cui indaga Lolita: un ragazzo bullizzato e un’arpista massacrata nel suo appartamento.

La sua protagonista: Lolita Lobosco È una donna con i capelli lunghi, forte nel lavoro ma fragile in amore. Indossa la pistola e il tacco 12 e sa farsi rispettare. L’hanno appena promossa questore a Padova ma lei soffre, le manca il mare della sua Puglia. Gabriella ha rivelato di aver creato il personaggio di Lolita ispirandosi a Montalbano, perché una come lei nei romanzi ancora non c’era.

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