1 di 7
– Il libro poetico
La biblioteca delle vite altrui

letto da Isabella Fava

Chissà quante volte vi sarete chiesti: «Perché non ho dato retta alla mia migliore amica?», «Cosa mi ha spinto a stare con lui?», «Se avessi colto quell’occasione, non sarebbe stato meglio?». La vita è fatta di rimpianti, sembra dirci Matt Haig, scrittore inglese già autore del bestseller Come fermare il tempo, nel nuovo romanzo La biblioteca di mezzanotte, rimasto a lungo primo in classifica in Gran Bretagna. La vita è fatta di occasioni perdute, di fidanzati lasciati, di lavori che non ci piacciono. Ma la vita è anche fatta delle nostre scelte e va apprezzata per come viene. Lo impara la protagonista, Nora, 35 anni, che in un momento di grande depressione – è stata licenziata, le è morto il gatto, ha lasciato il futuro marito praticamente sull’altare – decide di ingurgitare un flacone di pillole. Si ritrova così catapultata in una biblioteca stracolma di volumi, gestita da una bibliotecaria che ha le sembianze di quella da cui da bambina lei si rifugiava e trovava conforto.

Ogni libro è un’esistenza che Nora avrebbe potuto vivere se non ci avesse rinunciato fin da subito: moglie di Dan con pub in campagna; ex campionessa olimpionica di nuoto; glaciologa alle isole Svalbard; rockstar; emigrata con l’amica in Australia… Mrs Elm, questo il nome della bibliotecaria, gliele fa provare tutte, ma con che risultato? «Ogni vita contiene in sé milioni e milioni di decisioni. Alcune grandi, altre più piccole. Ma ogni volta che una decisione prevale su un’altra, il risultato cambia» le insegna.

Un po’ fiaba, un po’ Sliding doors (il film di Peter Howitt), La biblioteca di mezzanotte è tanti punti di vista differenti, tante storie assieme che vuoi scoprire come andranno a finire. A volte commuove, altre fa sorridere, molte fa riflettere. E, sebbene ci sia di mezzo un suicidio, è in realtà un’esaltazione della vita. Qualunque e comunque sia.

Matt Haig, La biblioteca di mezzanotte (trad. di Paola Novarese), e/o, 18€

Getty Images
2 di 7
– La scrittrice da scoprire
Bernardine Evaristo

Bernardine Evaristo è la prima britannica nera ad avere vinto il Booker Prize, nel 2019, con il romanzo Ragazza, donna, altro (SUR). La storia di 12 donne, giovani e anziane, etero, gay, attiviste transgender, artiste, insegnanti, di ogni origine, che lottano contro discriminazioni ed etichette. «Scrivo per tutti quelli che si sentono esclusi, per tutti quelli che sono considerati degli outsider» dice Evaristo, figlia di un immigrato nigeriano a Londra. «La società ci considerava “diversi”» ricorda. L’hanno salvata, da ragazza, il teatro e il femminismo, gli stessi che mette nella storia di Amma: regista nera e militante che porta in scena uno spettacolo al National Theatre di Londra e fra il pubblico ci sono la figlia Yazz, studentessa universitaria, e la vecchia amica Shirley. Lo spettacolo è un pretesto per ripercorrere storie, ricordi, affrontare il presente: attraverso le vicende di tante donne diverse Bernadine Evaristo ci apre un mondo.
Annarita Briganti


3 di 7
– Il libro appassionante
Quando finisce un amore

letto da Marina D’Incerti

Un giorno, dopo 20 anni insieme, tuo marito entra in bagno mentre ti stai lavando i denti e dice, alla tua immagine riflessa nello specchio: «Cosa ne dici se ci separiamo?». Ruota intorno a quest’attimo Oggi faccio azzurro di Daria Bignardi (Mondadori), l’attimo in cui il tuo cuore si spezza ma invece che urlare la rabbia e il rifiuto, appoggi la mano sulla spalla di lui e conciliante – in realtà sottomessa – lo lasci decidere anche per te. Capita a tutte: in qualche punto della nostra vita sentimentale veniamo mollate all’improvviso, con cattiveria o indifferenza, e ci sentiamo pure in colpa. Succede a Galla, protagonista dal nome strano. «Quando ci penso sento un dolore in mezzo al petto, e me ne vergogno»: l’eroina fragile del romanzo rimbalza dal divano alla sedia della sua analista in un continuo rimuginare. Chi non conosce i pensieri ossessivi della fine di un amore? Nella mente sigillata dal rimpianto di Galla all’inizio si fa largo solo la Voce, un’amica immaginaria che semina idee di ribellione.

È Gabriele Münter, amante di Vasilij Kandinskij e autrice del quadro che fa da copertina al romanzo. La storia della pittrice è la prima divagazione a cui si abbandona Galla e con lei l’autrice. I libri di Daria Bignardi sono velatamente autobiografici, questo nasce dalla separazione dal marito Luca Sofri: il romanzo è disseminato di indizi personali. Non lo sottolineo per ingolosirvi sui retroscena della vita della scrittrice ma perché ciò che brilla nelle sue pagine è il senso di vissuto e autenticità. Un po’ alla volta nel racconto compaiono altri personaggi, un coro di voci diverse ma ugualmente ferite dall’abbandono. La cura si nasconde lì, nella scoperta che la vita è più grande del dolore individuale e non resta che farle spazio. Un consiglio: non chiudete il libro all’ultima pagina, ma curiosate tra i riferimenti bibliografici e immergetevi subito nella storia di un’altra donna, la moglie di Kandinskij.

Daria Bignardi, Oggi faccio azzurro, Mondadori, 18 €


4 di 7
La citazione

«C’è sempre un punto oltre il quale chi non ti lascerebbe mai d’un tratto se ne va»

Alla morte del padre, ebreo ortodosso, Larry promette di recitare il rito del kaddish: pregare 8 volte al giorno per 11 mesi. L’impegno è mostruoso per uno scapestrato newyorkese senza fede. Ma la soluzione c’è: un sito che celebra kaddish a pagamento. 20 anni dopo quell’oltraggio, Larry è tornato alle origini: ora è il rabbino Shuli, deciso a onorare la memoria del padre. Ce la farà?
Kaddish.com, il romanzo di Nathan Englander (Einaudi), ha suspense. Ma il bello delle avventure di Larry-Shuli, diviso fra Brooklyn e Gerusalemme, passato e presente, vita dissoluta e ricerca dell’eterno, è nella leggerezza profonda con cui racconta i rapporti familiari. È la moglie Miri, quando lui le chiede di non lasciarlo mai, a dirgli che amare richiede di non scordarsi degli altri. Larry-Shuli, comico e poetico, corre, cerca, fa pasticci. E alla fine, chissà, forse riuscirà a tenere tutto e tutti con sé.
Alessandra Cipelli


5 di 7
– Il libro drammatico
Il sogno americano non abita più qui

letto da Gianluca Ferraris

Ci sono un cadavere, una lunga indagine e l’inaspettata soluzione finale. Eppure I cieli di Philadelphia di Liz Moore non si può definire un giallo: è soprattutto la storia di un dramma familiare, raccontata dall’interno con voce ferma, ansiosa e coinvolgente. Michaela Fitzpatrick è una poliziotta nata e cresciuta a Kensington, che ha poco da spartire con l’omonimo quartiere chic londinese: a Philadelphia le case pignorate e sprangate, i “tutto-a-un-dollaro” e le mense per i poveri sono la cornice di esistenze stanche e complicate. «Sembrano tutti anaffettivi perché troppo impegnati a sopravvivere, e guardano con sempre meno convinzione a quel cavalcavia ferroviario che potrebbe scaraventarli altrove» scrive l’autrice. In strada, il sogno americano boccheggia mentre il viavai di tossici e prostitute è ininterrotto, almeno fino a quando un serial killer non mette entrambe le categorie nel mirino. Michaela si mette in caccia, ma ha il suo bel daffare a conciliare il lavoro con una vita privata segnata dai traumi. Quando era bambina ha subìto la morte della madre e l’abbandono del padre ed è finita a casa della nonna Gee, «campionessa di distruzione dell’autostima».
Da adulta è diventata una madre single che cerca conferme nel suo essere donna di legge e ordine («la parte di me più razionale, letargica, ottusa, un soldato zelante e tonto»), ma non riesce a scongiurare la discesa della sorella maggiore Kacey nell’inferno dell’eroina. E quando, in piena psicosi da omicidi, anche Kacey scompare dal quartiere, l’indagine costringe Michaela a guardarsi allo specchio come mai avrebbe voluto. Siamo davvero il prodotto delle nostre scelte? Fino a che punto il nostro desiderio di proteggere qualcuno può essere sopportato? Quali sono i costi occulti della nostra serenità?

Liz Moore, I cieli di Philadelphia (traduzione di Ada Arduini), NN, 18 €


6 di 7
– Segnalato da voi
Teresa Papavero, detective arguta e un po’ maldestra

di Laura Busnelli – libraia

Teresa Papavero è la maldestra ma arguta psicologa criminale protagonista di una trilogia giallo-comica. In Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine (Giunti), seguito di Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, Chiara Moscardelli racconta una nuova avventura nel suo stile unico: frizzante, ironico ed emozionante. Amalgama la vita privata di Teresa con quella dei suoi bizzarri concittadini, in un giallo ricco di indizi e deduzioni. Un cold case, il fortuito ritrovamento di uno scheletro in un’intercapedine, avvia un’indagine su casi ancora vivi. Il colpevole si aggira tra le pagine sin dall’inizio ma la sua identità rimane celata fino all’ultimo. Suspense e leggerezza sono dosati alla perfezione, con temi delicati come il dolore, la sofferenza e l’amore.


7 di 7
– Il libro da regalare
La famiglia perfetta non esiste

Possono 2 genitori perfetti crescere 4 figlie tristemente tormentate? La risposta è tra le righe di Mai stati così felici (Bompiani) di Claire Lombardo, saga familiare lunga e intensa, 676 pagine ad alto tasso di dipendenza dalle quali non ti staccheresti mai (ne faranno presto una serie tv). Siamo a Chicago, negli anni ’70, nella grande casa dei Sorenson: Marilyn, madre dolce e devota, rinuncia agli studi per la maternità. David, padre sensibile e premuroso, si fa strada come medico. La coppia si ama, si desidera, fa spesso sesso senza nasconderlo. Diventa un modello di perfezione agli occhi delle figlie Wendy, Violet, Liza e Grace, che cresceranno con un esempio di felicità impossible da replicare.
Un romanzone da regalare a chi ama le complicazioni tra sorelle e i pranzi familiari che finiscono sempre, misteriosamente, in litigi.
Sara Peggion

A cura di Isabella Fava – hanno collaborato Annarita Briganti, Laura Busnelli, Alessandra Cipelli, Marina D’Incerti, Gianluca Ferraris, Sara Peggion