Al concerto del primo maggio, uno spazio che dovrebbe essere progressista e inclusivo, Ambra Angiolini, che si dice progressista e partecipa spesso a manifestazioni, film e contesti che dovrebbero essere schierati favorevolmente su certi temi e a favore dei diritti civili, fa dichiarazioni nettamente conservatrici.

Cos’ha detto Ambra al concerto del 1° maggio

«Avvocata, ingegnera, architetta. Tutte queste vocali in fondo alle parole sono, saranno armi di distrazione di massa?» ha dichiarato dal palco l’attrice e conduttrice (o dobbiamo dire attore e conduttore?). «Ci fanno perdere di vista i fatti e i fatti sono che una donna su cinque non lavora dopo un figlio, che guadagna un quinto in meno di un uomo che copre la stessa posizione. Non lo diceva già la Costituzione nel 1949 che la donna doveva avere gli stessi diritti dell’uomo nell’articolo 36? Voglio proporre uno scambio: riprendetevi le vocali in fondo alle parole, ma ridateci il 20% di retribuzione». Angolini ha concluso dicendo: «Pagate e mettete le donne in condizione di lavorare. Uguale significare essere uguale, e finisce con la e. Come dice mia madre torniamo alla ciccia, ma non quella che vedete sulle nostre cosce».

Il linguaggio struttura il pensiero

Ma il linguaggio è la ciccia. La battaglia sul femminile nelle professioni non è roba da femministe, non è pretestuosa e non è un modo per distrarre l’attenzione dai veri temi che riguardano le donne, per esempio il gender gap e la non-occupazione femminile. Parlare al femminile È il vero tema.

Esistono numerosi studi filosofici, linguistici e sociologici che documentano come il cambiamento passa anche dal linguaggio. La giudice Paola Di Nicola Travaglini, consigliera in Corte di Cassazione penale e nel tavolo tecnico contro la violenza sulle donne del ministero per le Pari Opportunità, su questo tema ha scritto due libri con Harper & Collins: La giudice, appena pubblicato, con nuovi dati e nuove riflessioni sulle discriminazioni subite nel proprio lavoro all’interno delle istituzioni, e La mia parola contro la sua, che esamina più di 200 sentenze emesse nei tribunali in chiave discriminatoria e sessista contro le donne. Nei suoi libri la giudice, che per prima in Italia osò firmare le sue sentenze al femminile e aggiunse al suo cognome quello materno, dimostra come declinare un mestiere o un incarico solo al maschile ci abitua a pensare che quel mestiere possa essere svolto solo da chi si identifica nel genere maschile. Viceversa, se decliniamo un mestiere o un incarico solo al femminile, ciò implica che nella nostra testa associamo quel mestiere o quell’incarico solo a chi si identifica nel genere femminile.

Le professioni al femminile sono quelle più umili: perché?

Guarda caso, le professioni declinate al femminile sono quelle meno legate al potere. Parrucchiera, maestra, cassiera: come mai nessuno si batte per declinarle al maschile? E perché se invece le decliniamo al maschile, assumono subito un che di svilente? La giudice, che abbiamo raggiunto al telefono, ci spiega: «Fino a quando non comprenderemo che il linguaggio è la massima rappresentazione del potere e che per millenni si è preoccupato essenzialmente di omettere la presenza e la competenza femminile soprattutto nei luoghi vietati alle donne sulla base di pregiudizi sessisti (magistratura, avvocatura, forze di polizia, ruoli istituzionali) per nominare il femminile solo dove non toglie potere agli uomini (casalinga, prostituta, fioraia, cassiera, infermiera, sarta, ecc.), non solo non avremmo capito cos’è la discriminazione, ma soprattutto non la contrasteremo efficacemente, se non per quello che è più facile ottenere».

Ambra si dice progressista ma delegittima le battaglie per le donne

Quindi declinare al femminile le professioni che ancora sono al maschile, non solo non distoglie dai veri problemi, ma rappresenta proprio il cuore dei problemi. Ciò che colpisce, nel caso di Ambra, è il contesto in cui sono state fatte queste dichiarazioni, cioè il concerto organizzato dai tre principali sindacati italiani per la Festa del Lavoro: le sue parole, forse non se n’è accorta, provano a delegittimare le battaglie che proprio quello schieramento politico, culturale, sociale, si sta sforzando di portare avanti.