Flat tax: cos’è e a chi conviene

21 03 2019 di Eleonora Lorusso
Credits: Ansa

Una tassa unica con un’aliquota al 15 per cento anche per le famiglie fino a 50.000 euro di reddito. Lo scopo: lasciare più soldi nelle tasche degli italiani per ridurre il nero e stimolare i consumi. Funzionerebbe?

Dopo il popolo delle partite IVA, anche le famiglie potrebbe beneficiare della cosiddetta Flat Tax, la “tassa piatta”, ossia con un’unica aliquota, che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, pensa di fissare al 15 per cento e destinare alle famiglie con un reddito fino a 50 mila euro. L’obiettivo è quello duplice: abbassare le tasse attuali e semplificare il sistema fiscale, cancellando detrazioni e bonus. Secondo il titolare del Viminale, inoltre, si stimolerebbe la crescita, compensando la spesa iniziale legata al minor gettito fiscale.

Il dibattito, però, è aperto sulla reale utilità, i benefici e i costi della misura.

Cos’è la Flat Tax Famiglia

La proposta di Flat Tax per le famiglie, inizialmente prevista a partire dal 2021, è pensata per i nuclei familiari e prevede un’unica aliquota Irpef del 15 per cento sui redditi fino a 50 mila euro. Verrebbero però cancellati detrazioni e bonus, esattamente come accade già per i titolari di partita IVA in regime agevolato da gennaio 2019. L’annuncio appare come una rivoluzione, soprattutto perché riguarda 16,4 milioni di famiglie, secondo le stime del Governo.

Perché introdurla

Gli obiettivi sarebbero di ridurre l’evasione fiscale, perché abbassando le tasse spingerebbe a uscire dal “nero”, che oggi rappresenta il 27 per cento sul Prodotto Interno Lordo (contro una media europea del 22%) e oltre 132 miliardi di Irpef non pagata. Un’aliquota inferiore permetterebbe anche di stimolare la crescita, vista la tassazione più bassa ma diffusa.

Quali vantaggi per le famiglie

Il Governo aveva inizialmente pensato a una Dual Tax, con doppia aliquota: 15% per redditi fino a 80mila euro, 20 per cento per quelli superiori. Nel contratto di Governo si stimava un vantaggio medio di circa 3.600 euro per ciascuna famiglia. Quattro gli scaglioni ipotizzati nella bozza iniziale:

- Redditi da 0 a 35mila euro: deduzioni forfettarie pari a 3.000 euro per ciascun componente del nucleo familiare;
- Redditi fino a 50mila euro: solo deduzioni per carichi familiari;
- Redditi fino 75mila euro: nessuna deduzione;
- Redditi oltre 75mila euro: nessuna deduzione e aliquota Flat Tax al 20 per cento.

Non è chiaro al momento se potrebbero rimanere alcune detrazioni, previste nella prima bozza, come quelle sul mutuo prima casa, ristrutturazioni e risparmio energetico già avviate prima dell’entrata in vigore della riforma, ma il condizionale è d’obbligo: “ impossibile dire con precisione quali vantaggi ci sarebbero per le famiglie perché, ad oggi, mancano alcuni dettagli fondamentali che riguardano, ad esempio, l’entità degli sgravi per i figli a carico. Sulla carta la riduzione dell’aliquota al 15 per cento sembra un progetto estremamente favorevole al contribuente ma, aderendo alla Flat Tax, il contribuente rinuncia ai vantaggi di detrazioni e deduzioni che possono essere anche di importo significativo, come le spese mediche, per le attività sportive, per le collaboratrici domestiche ed ovviamente alle detrazioni per famigliari e coniugi a carico. In anni recenti molte famiglie hanno sostenuto ingenti spese per ristrutturare la casa in cui vivono e sostengono il costo di un mutuo per pagarla. Anche questi costi sono normalmente detraibili, ma non lo sarebbero in un regime di Flat Tax” spiega Matteo Rizzolli, professore associato di Economia alla Lumsa di Roma.

“Va però detto che sarà lasciato ai contribuenti la possibilità di decidere con quale regime pagare le tasse, tra quello vecchio con le aliquote IRPEF e quello nuovo con la Flat Tax. In questo modo, e con l’aiuto del commercialista, ciascuna famiglia potrà decidere se è conveniente oppure no aderire al nuovo regime” aggiunge l’esperto.

Con quali fondi?

A far discutere è il problema dei fondi con cui finanziare la misura. Secondo i tecnici del Mef, il ministero dell’Economia, avrebbe un costo di 50 miliardi di euro, che scenderebbe a 25 se il provvedimento fosse riservato alle famiglie con redditi fino a 50mila euro. Secondo la Lega, invece, il provvedimento sarebbe ripagato con una maggiore crescita economica, dovuta al fatto che le famiglie pagherebbero tasse più basse e dunque “risparmierebbero”. “Sulla carta, la Flat Tax è una misura molto costosa. Certo la si può introdurre un po’ alla volta. Ad esempio, per ora si parla di limitare la misura ai redditi familiari sotto un certo limite, 50/55mila euro, e un po’ alla volta si può pensare di trovare le risorse necessarie per le coperture” dice l’economista Matteo Rizzolli. Uno dei punti più contestati riguarda le risorse: secondo molti economisti occorrerà aumentare l’IVA, ipotesi smentita per ora dal Governo.

Gli svantaggi

“Come molti economisti penso che la strada da percorrere per trovare le coperture sia quella della riduzione della spesa pubblica, ma vedo che si sta pensando invece all’aumento dell’IVA. Attenzione: questo avrà conseguenze sulle diseguaglianze nel paese dal momento che la Flat Tax, che è un’imposta sostanzialmente proporzionale, andrebbe a sostituire un’imposta più progressiva che è l’attuale IRPEF e il tutto andrebbe finanziato aumentando un’imposta sostanzialmente regressiva che è l’IVA” avverte l’economista, riferendosi al fatto che l’IVA diminuisce in modo meno che proporzionale rispetto all’aumentare della base imponibile (ad esempio, con un imponibile di 100 milioni l’aliquota è del 20 per cento, ma con una base imponibile di 150 milioni, l’aliquota scende al 18 per cento, ecc).

Il dibattito politico

La tassazione unica è fortemente voluta dalla Lega e dal ministro dell’Interno, Salvini, ma ha incontrato un’iniziale bocciatura da parte del Movimento 5 Stelle, che teme non ci siano fondi sufficienti per attuarla. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Di Maio, ha però poi rassicurato l’altro vicepremier, spiegando che l’obiettivo del M5S è “aiutare le famiglie con ogni strumento possibile”, puntando sull’”abbassamento delle aliquote e il coefficiente familiare”. Per il presidente del Consiglio, Conte, “il carico fiscale oggi in Italia è iniquo e complesso, stiamo cercando di alleggerirlo e semplificarlo” e “la flat tax è nel contratto di governo. Già l'anno scorso - ha aggiunto - abbiamo fatto una significativa anticipazione di una riforma più complessiva. Sicuramente va completata”.

Flat tax, già introdotta per le partite Iva

Da gennaio 2019 i titolari di partita IVA in regime forfettario agevolato possono usufruire dalla Flat Tax al 15 per cento se i guadagni non superano i 65.000 euro (prima era 30 mila euro). Si tratta soprattutto di imprenditori, artigiani e liberi professionisti. Dal prossimo anno, invece, chi supererà questo tetto avrà un’aliquota del 20%. Per le start up è invece prevista una tassazione al 5 per cento per 5 anni.

Gli esempi esteri

La Flat Tax è già in vigore all’estero in diversi Paesi, esattamente 36, con aliquote differenti. In alcuni casi, come negli Usa, la tassazione unica e ridotta è stata applicata anche da Ronald Reagan. Oggi sono 5 gli stati nei quali esiste una tassazione unica sui redditi personali (Illinois, Indiana, Massachusetts, Michigan e Pennsylvania), dal 3,07 per cento in Pennsylvania al 5,3 per cento nel Massachusetts. Tra gli altri stati nel mondo in cui è in vigore la Flat Tax ci sono il Paraguay, alcuni paesi molto piccoli e alcuni “paradisi fiscali” (Seychelles, Trinidad e Tobago, Jamaica e Hong Kong, isole Tuvalu in Oceania o repubbliche caucasiche di Nagorno Karabakh e Abkhazia). In Europa, invece, è un provvedimento adottato soprattutto dai paesi dell’Est: Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina, Romania, Russia, Georgia, Macedonia, Montenegro, Bulgaria e Albania.  In Islanda e Slovacchia la tassazione unica è stata abbandonata tra il 2019 e il 2013.

Serve davvero a ridurre l’evasione?

Quando venne introdotto negli Usa negli anni Ottanta, “si pensava che l’abbassamento delle tasse avrebbe indotto le persone a lavorare di più, a guadagnare di più e di conseguenza a pagare più tasse, fino al paradosso che l’abbassamento delle aliquote avrebbe potuto comportare un innalzamento del gettito fiscale. Niente di tutto questo si verificò e la Flat Tax venne accantonata. Negli anni Novanta molti paesi dell’Europa dell’est si trovarono a dover gestire una difficile transazione dai regimi comunisti al capitalismo. La priorità era creare dei sistemi fiscali ex-novo praticamente dal nulla. La Flat Tax, con la sua aliquota unica e senza deduzioni e detrazioni, rispondeva a questa esigenza perché è il sistema fiscale più semplice e in alcuni stati come la Russia ha di fatto abbattuto l’evasione fiscale: è infatti molto più semplice eludere ed evadere in un sistema complesso che in uno semplice ed immediato” spiega Matteo Rizzolli.

E in Italia?

“Dopo l’esperienza Reaganiana, escluderei che la Flat Tax possa stimolare la crescita inducendo gli italiani a lavorare di più. Può almeno ridurre l’evasione? Ammesso e non concesso che l’evasione in Italia sia dettata dalla complessità del sistema fiscale, mi chiedo se la Flat Tax che si sta proponendo sia davvero il sistema radicalmente semplificato che ha funzionato in alcuni paesi dell’est. Se non è semplice e immediata, la Flat Tax non è uno strumento per combattere l’evasione. Certo, lasciare più soldi nelle tasche dei contribuenti dovrebbe indurre nell’immediato un aumento dei consumi con effetti positivi a cascata sull’economia. Il problema è capire come finanziare questa misura” conclude l’esperto.

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