Quanto siamo padroni del nostro denaro?

30 05 2019 di Vera Caprese
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C’è chi ne è ossessionato e chi rifiuta di occuparsene. Ma pochi riescono a usarlo per stare meglio e semplificarsi la quotidianità. È la tesi di un’economista che in un nuovo libro insegna a investire in felicità

Italiani: popolo di santi, navigatori e… infelici. Almeno economicamente parlando. Secondo il nuovo sondaggio di BlackRock, la società di investimento più grande del mondo, la “salute finanziaria” percepita dagli italiani è la più bassa del mondo: nel nostro Paese solo il 28 per cento (contro il 42 per cento della media dei 13 censiti) ritiene di essere preparato agli imprevisti e di poter vivere con tranquillità.

Un dato pesante, soprattutto considerando che il 60 per cento degli italiani ritiene che la salute finanziaria abbia un impatto sul suo benessere e la sua qualità della vita. «E ha ragione perché la maggior parte delle cose che danno la felicità non si possono comprare, ma non riusciamo a godercele se non ci sono tempo e serenità, due elementi su cui possiamo contare solo quando le nostre finanze sono ben curate».

A parlare è l’economista Cristina Benito, che dopo aver lavorato per oltre vent’anni come consulente finanziaria per Morgan Stanley e come revisore dei conti per il governo spagnolo, ha pubblicato un libro, "Money Mindfulness" (Fabbri Editore), appena uscito in Italia e con cui si è guadagnata il titolo di “Marie Kondo della finanza personale”.

Mi scusi, ma cosa c’entra la mindfulness con il portafogli?

«C’entra eccome! La parola chiave è consapevolezza. La maggior parte delle persone non è consapevole del proprio rapporto con il denaro ed è questa la causa delle notti insonni per badare a spese e scadenze e della frustrazione per tutto ciò che nonsi possiede. Esserne consapevoli è il primo passo per ottimizzare la situazione presente e non doversene preoccupare in futuro. Il legame con il tempo è importantissimo quando si parla di soldi. A cominciare dal focus sul qui e ora, proprio come nella meditazione».

Nel senso che il tempo è denaro?

«Siamo cresciuti con la convinzione distorta che bisogna lavorare tanto per guadagnarci da vivere, come se l’esistenza fosse qualcosa che va comprata con interminabili ore alla scrivania. In realtà, il presenzialismo e il super lavoro hanno il solo effetto di ipotecare la nostra salute ma anche la nostra prosperità. Il tempo, in realtà, è l’unico investimento che non viene mai ripagato e per questo è preziosissimo».

Qual è l’atteggiamento giusto allora?

«Ce lo insegna il principio scoperto da il grande economista Vilfredo Pareto. Questa legge economica sostiene che nel 20 per cento del tempo lavorativo si realizza l’80 per cento delle questioni fondamentali. E non vale solo per il lavoro: l’80 per cento delle conseguenze deriva dal 20 per cento delle cause. Qual è il 20 per cento delle persone che ti offre l’80 per cento delle tue ispirazioni e del tuo buonumore? Qual è il 20 per cento delle attività del tuo tempo libero che ti regala l’80 per cento della felicità e di ciò che impari? Capirlo aiuta a prendere consapevolezza di ciò che è davvero importante e produttivo per arricchirsi, anche a livello emotivo, e a investirci sopra».

I dati dicono che gli italiani non investono. Colpa della terza recessione in 10 anni?

«In realtà dovrebbe essere un motivo in più per farlo. La crisi, la Brexit, i rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti, sono tutti eventi reali e attualissimi con conseguenze impossibili da prevedere e su cui il singolo non ha nessun controllo. Quello che possiamo fare è prendere in mano la nostra situazione finanziaria, che vuol dire tornare a guardare i soldi come un mezzo che semplifica la vita e non come un potere che ci domina. La cultura capitalista prima e i social network poi ci hanno spinti a identificare quello che siamo con ciò che possediamo ed esibiamo, in un continuo confronto con gli altri che ci spinge all’accumulo. Lo conferma anche un recente sondaggio di Bank of America secondo cui il 73 per cento dei Millennials spende troppi soldi e in acquisti non necessari. Accumulare, però, non solo riduce le capacità di investimento ma costa denaro, tempo e tante preoccupazioni».

Ma in concreto che cosa si può fare quindi?

«Prima di tutto pensare che l’estratto conto di una carta di credito è una radiografia dell’anima. Dice come passi il tuo tempo, i tuoi gusti, le tue abitudini, ma racconta anche i tuoi valori o i tuoi obiettivi. Perché quando compri, risparmi o investi, stai facendo una scelta e quindi stai rinunciando a un’altra cosa. Faccio un esempio pratico: se voglio mandare i miei figli a studiare all’estero per un anno è meglio che cominci a risparmiare piuttosto che comprare loro l’ultimo modello di smartphone. Così come è meglio posticipare l’acquisto dell’auto se il mio sogno è fare un anno sabbatico».

Un consiglio per cominciare a investire?

«Moltiplicare i soldi non deve essere un’operazione fine a se stessa, ma uno strumento per raggiungere il vero scopo della tua vita. Per definire il tuo profilo d’investitore pensa a cosa è più importante per te. Vuoi goderti la pensione? Pensa a un fondo integrativo. Vuoi lasciare “coperti” i tuoi cari quando non ci sarai più? Ci vuole un’assicurazione sulla vita. E, come nella vita, ricorda: non lasciarti ingannare dalla comfort zone. Se non prendi tu le redini, l’inflazione avrà la meglio e ti lascerà in maniche di camicia.

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