Quanto ne sai di soldi?

26 03 2018 di Myriam De Filippi
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Tra i Paesi del G7 siamo i meno alfabetizzati sui soldi. Il problema riguarda pensionati, lavoratori, giovani e, soprattutto, donne. Ecco perché si moltiplicano le iniziative di educazione fianziaria 

Abbiamo un problema con i soldi: tanti non conoscono l’abc dell’economia. Non si tratta di diventare trader scafati, ma di sapere quali opportunità e quali insidie ci siano in operazioni anche “banali”. «Fra le economie del G7 l’Italia resta in fondo alla classifica dell’alfabetizzazione finanziaria » avverte Anna Maria Lusardi, docente a The George Washington University School of Business e direttore del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria istituito dal governo.

I mercati sono più complessi

«Una volta si lavorava, poi arrivava la pensione e si investiva in case e titoli di Stato. Oggi è variata la composizione demografica del Paese e i mercati finanziari sono più complessi. Per affrontare questo sfarinarsi di certezze tutti devono avere conoscenze economiche almeno di base e fare una programmazione di lungo periodo sul fronte previdenziale e assicurativo, per sé e i propri figli».

Di iniziative ce ne sono: una ricerca della Banca d’Italia ne ha contate oltre 200. Si va dai corsi brevi promossi da alcuni Comuni (da Milano a Piacenza, a Bari) ai laboratori per i bambini e lezioni per i ragazzi delle superiori organizzate dal Museo del risparmio di Torino (www.museodelrisparmio.it), dalle Giornate per la cittadinanza economica realizzate in giro per l’Italia dalla Federazione per l’educazione finanziaria (le prossime tappe sono su feduf.it) fino a una web tv dedicata alla materia (orizzonti.tv). «Occorre però monitorare e coordinare meglio l’offerta formativa» precisa Annamaria Lusardi.

Le studentesse non puntano sull'economia

La platea di potenziali beneficiari comprende il pensionato vittima di truffe e il piccolo imprenditore a rischio indebitamento. Il target cruciale, però, sono le donne. «Il gender gap finanziario, prima di arrivare in busta paga, è nella testa: deriva dalla trasmissione di una visione tradizionale dei ruoli in famiglia. Le stesse studentesse che sbaragliano i ragazzi in tutti i campi del sapere di fronte all’economia vedono barcollare la loro competenza» spiega Lusardi. Secondo gli ultimi dati dei test Ocse Pisa, i ragazzi hanno un punteggio di 489, in linea con quello medio degli altri Paesi Ocse, mentre le studentesse si fermano a 478. Troppo poche ragazze, soprattutto in Italia, scelgono le Stem, le materie scientifiche.


Il rapporto con il denaro diventa un tassello spesso trascurato della violenza domestica. «Sentirsi dire frasi come “Taci tu che non lavori” e vedersi negare i soldi sono comportamenti che spianano la strada ai maltrattamenti fisici» spiegano al Cadmi, la casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano (www.cadmi.org). «Con la guida La violenza economica diamo consigli su come mantenere o riconquistare l’autonomia finanziaria». Le situazioni di disagio toccano anche gli uomini, in particolare divorziati o parte di famiglie monoreddito. «Nel 2016 abbiamo coinvolto in un progetto 30 dipendenti che avevano contratto debiti, fornendo loro conoscenze di base su temi economici» spiega Simona Zandonà, responsabile welfare di Atm, l’Azienda di trasporti di Milano che impiega nella stragrande maggioranza maschi. «Nel 2018 miriamo a un programma di educazione e consulenza preventiva per tutti i dipendenti. I soldi sono come la salute: per evitare il pronto soccorso occorre mantenere sane le proprie finanze».


69% I bambini delle elementari che pensano che non siano i soldi a dare la felicità

85% I piccoli secondo i quali per diventare ricchi occorre lavorare molto (per il 51% serve studiare tanto, per il 46% vincere alla lotteria).

77% I maschi secondo cui si diventa poveri se si perde il lavoro (lo pensa il 68% delle femmine).

Fonte: Rinaldi 2018, “Progetto la torta dell’economia” (tutte le info su http://orizzonti.tv).

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