Come saranno gli assegni di divorzio: “Solidarietà e pari dignità”

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di

Lorenza Pleuteri

Le Sezioni unite della Cassazione civile dettano la linea in materia di assegni divorzili, dopo le sentenze che hanno escluso il criterio del tenore di vita e decisioni di segno opposto

Assegno di divorzio, arrivano chiarimenti e indicazioni univoche. Le parole d’ordine sono “pari dignità” e “solidarietà”. Un’attesa sentenza della Corte di Cassazione civile, a Sezione unite, fissa le linee guida cui si dovranno adeguare tutti i tribunali e tutti i giudici italiani.

“All’assegno di divorzio – è il principio sancito dagli “ermellini”, che hanno diffuso un comunicato stampa e una sintesi della decisione – si deve attribuire una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa”.

Per l’assegnazione o meno del contributo economico – e la determinazione dell’importo - non ci si può basare su un solo parametro, viene sottolineato. Va adottato un criterio composito. “Alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali dei due partner – parole dei supremi giudici - va dato un particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto”. Il parametro così indicato, viene sottolineato, “si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo”.

La sentenza sottolinea un altro aspetto, quello che riporta in primo piano la questione del tenore di vita. “Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare - dice un passaggio - costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico-patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale.” E, ancora: “Lo scioglimento del vincolo - scrivono sempre i supremi giudici - incide sullo status ma non cancella tutti gli effetti e le conseguenze delle scelte e delle modalità di realizzazione della vita familiare”. Pertanto, “l’adeguatezza dei mezzi deve essere valutata non solo in relazione alla loro mancanza o insufficienza oggettiva, ma anche in relazione a quel che si è contribuito a realizzare”. 

I primi commenti alla sentenza

Qualche commentatore online – dove si sta riaccendendo la discussione - vede in queste frasi una reintroduzione del parametro del tenore di vita. Secondo altri analisti ed esperti non è proprio così. Gli addetti ai lavori più prudenti aspettano di avere a disposizione il testo integrale firmato dalle Sezioni unite. Katia Lanosa, vicepresidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, intanto pone l’accento sull’importanza e sulla portata della decisione: “Finalmente le Sezioni unite hanno fissato i criteri che dovranno essere seguiti da tribunali e giudici di tutta Italia e dai magistrati della stessa Cassazione”. Il collega Alessandro Sartori, presidente dell’Associazione italiana avvocati della famiglia e dei figli, commenta in prima battuta: “Mi pare venga messo in evidenza l’aspetto della funzione assistenziale dell’assegno di divorzio. Per dare un’opinione più completa, però, devo avere modo di leggere la sentenza per intero”.

Paolo Cendon, direttore di Persone & danno, professore di diritto civile all’università di Trieste, su Fabebook annota: “Un colpo al cerchio, un colpo alla botte. Dovrei leggere meglio, probabilmente è giusto così. La famiglia è una struttura complicata, ogni decisione in materia deve essere calibrata, attenta, saggia, prudente... Tante sono le funzioni della famiglia, quando funziona, tanti perciò i riverberi quando si disfa… Dovremo sentire magari cosa ne pensa Silvio Berlusconi – aggiunge, ricordando il divorzio dell’ex premier e le richieste della ex moglie - Per lui le singole sfumature negli aggettivi delle Sezioni Unite sono automaticamente milioni di euro…”.

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