Aids: più di 100mila gli ammalati in Italia

29 11 2018 di Cinzia Testa
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Il 1 dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids. I malati in Italia oggi sono più di 100mila, ma troppa è ancora l’ignoranza. Per esempio, si può fare il test in ospedale in forma anonima senza prescrizione medica

Il 1 dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids. Con ancora troppi problemi “sul tappeto”: diagnosi in ritardo, difetti nella trasmissione. E c’è anche chi sostiene che la malattia non esista. Eppure i malati ci sono, e sono oltre 100 mila solo in Italia.

Il 1 dicembre è la Giornata mondiale contro l’Aids

Love life positively – know your Hiv status” è lo slogan che UNAIDS ha scelto per celebrare il 1° dicembre in tutto il mondo. In italiano, lo slogan è diventato “Hiv, conosci il tuo stato”. Un invito, questo, a sottoporsi al test Hiv. Molte le iniziative, che si concentrano soprattutto nella giornata di sabato e che si possono trovare sul sito www.uniticontrolaids.it. Mentre ANLAIDS lancia la campagna TIRIGUARDA con affissioni di manifesti informativi in 14 città italiane, con la partecipazione di personaggi noti quali Tiziano Ferro e Fabio Volo.

Gli ultimi dati sull’Aids

I dati del Ministero della Salute dicono che attualmente in Italia sono 125-130 mila le persone che convivono con l’Hiv e nel 2017 sono state riportate 3443 nuove diagnosi, con un’incidenza simile a quella degli altri Stati europei. Non meno allarmanti sono le notizie diramate da ANLAIDS.  Il 40% dei casi di Hiv è diagnosticato in modo tardivo, mantenendo alta la circolazione del virus nella popolazione generale, e a questo va aggiunto un 30% stimato di persone che inconsapevolmente continuano a favorire la trasmissione del virus. E sono in aumento esponenziale di rischio di contagio proprio le categorie ritenute meno esposte: a differenza di quanto ancora in molti credono in modo errato, omosessuali e tossicodipendenti risultano essere i più informati. 

Ecco come riconoscere i sintomi

Eppure basterebbe poco per abbattere questi numeri che sono ancora troppo elevati. Ci vorrebbe l’educazione sessuale come materia obbligatoria nelle scuole e in generale una maggiore informazione sulla malattia e sulla sua prevenzione. Questo vale anche per la categoria medica. «A distanza di sei, otto settimane dal contagio si scatena una prima cascata di sintomi, simile a quella provocata dalla mononucleosi» spiega Carlo Federico Perno, Direttore dell’Unità operativa di Microbiologia dell’Ospedale Niguarda di Milano. «Vale a dire febbre, mal di gola, stanchezza.  Ma in forma piuttosto aggressiva, cioè con disturbi decisamente più intensi rispetto alla malattia del bacio, come viene chiamata la mononucleosi. Il problema però è che molte volte il medico si ferma a una diagnosi basata sulla visita clinica, senza ulteriori approfondimenti. Fidandosi anche del paziente che spesso cela informazioni importanti sulla sua vita sessuale».  

Dal momento del contagio passano cinque anni

Eccoli così i cinque anni di ritardo. Perché questa prima esplosione di sintomi si acquieta, ma il virus continua il suo lavoro silenzioso e dà segno di sé quando ormai la malattia è avanzata, con attacchi esagerati di candidosi specialmente alla mucosa della bocca, ghiandole gonfie, forte dimagramento.

La vera vittoria è la diagnosi

«L’Italia è all’avanguardia per quanto riguarda le cure e questo a livello mondiale» aggiunge il professor Perno. «E’ un bene, certo, perché oggi grazie a queste straordinarie terapie la mortalità per questa malattia è molto limitata, soprattutto se paragonata al recente passato. Ma la vera vittoria sarebbe una diagnosi precoce. Siamo all’avanguardia anche sul versante dei test. In caso di dubbio, quindi, bisognerebbe effettuare subito l’analisi  senza nascondere la testa sotto la sabbia».

Chiunque può fare il test anonimo in ospedale

In pochi sanno che in Italia si può entrare in qualsiasi ospedale e richiedere il test Hiv senza necessità di ricetta e con la massima tutela della propria privacy. Il test, per chi vuole, è anonimo: significa che non viene richiesto alcun documento personale, ma viene usato un codice criptato per l’identificazione. È un diritto, sancito dalla legge 135/90.

In tutte le farmacie, poi, è disponibile il kit per l'autodiagnosi, senza bisogno di prescrizione medica. Costa 20 euro e potrà essere acquistato solo se si è maggiorenni. Può essere eseguito facilmente da chiunque a casa propria: basta un prelievo di sangue dal polpastrello e un’attesa di 15 minuti per leggere il risultato. Molto utile per diagnosticare in tempo il virus.

Profilattico e sincerità: così si può vincere

«Bisognerebbe partire da qui con l’informazione» dice il professor Perno. «Oltre a ribadire che le principali armi di difesa sono l'attenzione ai rapporti occasionali, e la sincerità. Il profilattico aiuta, ma non può essere il centro dell'intervento. Confessare l’avventura di una notte al proprio partner e decidere insieme di sottoporsi al test sono forme di tutela e rispetto per la salute propria, di chi sta accanto e dei propri figli, che non hanno paragoni».

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