Hai paura dell’anestesia? Puoi superarla così

Il timore (infondato) di non risvegliarsi a volte supera quello dell’intervento. Qui gli esperti spiegano perché succede e perché possiamo entrare tranquilli in sala operatoria

«Per mettere fine al dolore alla schiena che non mi dava tregua, c’era una sola via d’uscita: la chirurgia. Quando l’ho saputo, è stato uno shock. L’idea di sottopormi all’anestesia, di rimanere per un po’ priva di coscienza, mi spaventava più dell’operazione stessa». Il racconto di Chiara, al suo primo intervento, rispecchia lo stato d’animo di molti. Secondo uno studio del New England Journal of Medicine, l’84 per cento dei pazienti teme di risvegliarsi in preda ai dolori o a nausea e vomito, il 64,8 per cento ha il terrore di non svegliarsi più.

«A volte sull’anestesia si riversa tutta la paura dell’intervento» spiega Antonello Giarratano, ordinario di Anestesiologia dell’Università di Palermo e presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva. «Quello di non risvegliarsi è un timore atavico, eredità dei bisnonni, cresciuti quando si somministrava l’etere con la mascherina, tempi in cui pressione e frequenza cardiaca si misuravano manualmente con strumenti antiquati, e complicanze e reazioni avverse erano all’ordine del giorno. Da allora, però, la disciplina ha fatto passi da gigante: i farmaci, le tecniche, i macchinari ci consentono di agire con la massima sicurezza».

Ma basta dare uno sguardo ai dati per rendersi conto quanto queste paure oggi abbiano poco fondamento. Il rischio di non risvegliarsi è dello 0,0007%, riguarda cioè uno su 150mila pazienti. E stiamo comunque parlando di un numero “teorico”, un numero che comprende soprattutto chi entra in sala operatoria con una situazione già molto critica. «Oggi siamo in grado di ridurre di molto i rischi, anche nei soggetti più fragili» aggiunge Giarratano.

Allora, viene da chiedersi, perché l’anestesia continua a farci così tanta paura? «È un’ansia che nasce dalla difficoltà di affidare al medico la responsabilità della propria vita e spesso riflette il bisogno di mantenere il controllo. In fondo se ci pensiamo l’anestesia è un momento di “blackout” in cui non si è coscienti e non si può verificare quello che sta succedendo» sottolinea Tiziana Corteccioni, medico psichiatra e psicoterapeuta. «Ne soffrono più le donne degli uomini. E può essere più frequente tra chi convive con ansia, attacchi di panico, disturbi ossessivo compulsivi».

Come funziona l’anestesia?

Tutto poggia su un mix di farmaci: gli ipnotici, che ti fanno addormentare in meno di un minuto, gli analgesici, per non sentire il dolore, e i miorilassanti, per favorire il lavoro del chirurgo ed evitare che il paziente si muova. «I dosaggi sono calibrati sulla persona per ottenere un effetto più o meno intenso, che protegga i pazienti fragili, come gli anziani, i bambini o gli obesi» spiega l’esperto. «La profondità dell’anestesia, il grado di paralisi dei muscoli, i parametri respiratori e cardiovascolari vengono monitorati. Alla fine dell’intervento si interrompe gradualmente la somministrazione dell’anestetico e il paziente pian piano si risveglia». Non avere paura nemmeno di sentire male mentre ti operano, perché l’anestesista si occupa del dolore sia durante l’operazione, sia dopo.

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L’informazione è il primo passo per far fronte all’ansia

Se vuoi arrivare serena all’intervento l’informazione è il primo passo per abbassare il volume dei pensieri e dei timori. Per capire chi e come eseguirà l’anestesia verifica che nella struttura sia previsto e codificato un “percorso chirurgico”, con una serie di colloqui, che ci sia la terapia intensiva post-operatoria e un servizio di gestione del dolore. E poi parla con il tuo medico anestesista. «Per far fronte alle mie paure, gli ho raccontato le mie ansie» racconta ancora Chiara. «Abbiamo affrontato questi temi insieme e, passo dopo passo, sono arrivata più tranquilla all’operazione».

Occorre sfruttare al meglio il colloquio con l’anestesista. Parla con lui, come si fa con un amico. Prenditi tutto il tempo per esprimergli i tuoi dubbi, descrivergli le tue condizioni di salute, le allergie, anche quelle alimentari. «Capita per esempio che chi fuma o fa uso di droghe non lo segnali perché tema di essere giudicato e questo è sbagliato perché la dose di anestetico viene tarata anche in base a questi elementi» dice il professor Giarratano.


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Ci sono persone che preferiscono non sapere. «Questa è una trappola che ci mette in una condizione psicologica di passività e ci fa sentire più in balìa di quello che accade» avverte Cristina Rubano, psicologa, specialista in psicologia della salute e psicoterapeuta. «Diventare parte attiva aiuta a prefigurarsi quello che succederà. Riconoscere e verbalizzare i timori con il medico ma anche con chi ci sta vicino ci spinge a cercare informazioni ed evita che le paure prendano il sopravvento quando scatta l’ora dell’operazione. Se si conosce un metodo di rilassamento ancora meglio: è di grande aiuto per gestire le proprie emozioni». E se l’ansia sembra incontenibile? «Si può valutare insieme al medico una terapia farmacologica per combatterla temporaneamente» rassicura Tiziana Corteccioni.


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3 regole per prepararsi al meglio all’intervento

1. Meglio astenersi dal fumo di sigaretta, che aumenta il rischio di complicazioni respiratorie.

2. Prima di entrare in sala operatoria è bene togliersi ori, protesi (acustiche, dentarie mobili) e persino lo smalto perché può impedire al saturimetro di registrare correttamente il grado di ossigenazione del sangue.

3. Via anche le creme, che possono fare da isolante per gli elettrodi.

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