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Autismo, un farmaco per l’iperattività

Arriva una nuova molecola che cura l'irritabilità e l'iperattività di chi soffre di autismo, utile anche per malati di Alzheimer, Parkinson, depressione: una buona notizia alla vigilia della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, il 2 aprile 2022

In Italia si stima che 1 bambino su 77, tra i 7 e i 9 anni, presenti un disturbo dello spettro autistico. I maschi sono colpiti da autismo 4,4 volte in più rispetto alle femmine. A dirlo sono i dati del ministero della Salute che spiega come, secondo gli studi internazionali, si registra un incremento generalizzato della malattia, complici anche le maggiori conoscenze da parte dei medici e quindi anche le diagnosi. Ciò che però manca sono farmaci adeguati, mirati: «Ad oggi sono solo sintomatici, quindi agiscono controllando i sintomi, senza risolvere il problema alla base. Molte speranze, però, sono riposte in una molecola che conosciamo e studiamo da vent’anni e che dal 2022 ha ottenuto in Italia l’autorizzazione alla commercializzazione ad uso pediatrico. Si è dimostrata efficace e sicura per migliorare gli effetti sui sintomi di irritabilità e iperattività nei bambini con autismo» spiega il professor Luca Steardo, docente presso il Dipartimento Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer” dell’Università La Sapienza di Roma. Parole che arrivano alla vigilia della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo che si celebra il 2 aprile.

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La molecola anche ad uso pediatrico

La molecola si chiama palmitoiletanolamide (PEA): «Da tempo la conosciamo anche noi per le sue proprietà anti-neuroinfiammatorie e anti-neurodegenerative, ma adesso ne è stata autorizzata la commercializzazione sotto forma di farmaco ad uso pediatrico. Un ampio studio americano pubblicato sul Journal of Psychiatry Research, infatti, ne ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza da un punto di vista tossicologico proprio sui bambini, in particolare nella riduzione di aggressività e agitazione. È una notizia molto incoraggiante, perché apre a nuovi orizzonti per la terapia di una patologia di notevole gravità e che richiede interventi sicuri, precoci e mirati» spiega Steardo.  

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Come funziona la molecola che spegne l'iperattività

«Ad oggi non si sa cosa provochi l’autismo, ma una delle teorie scientifiche più accreditate è che alla base ci sia una neuro-infiammazione, cioè una infiammazione particolare a livello del sistema nervoso centrale, che non risponde ad alcun tipo di antinfiammatorio tradizionale. Si tratta di una iperattivazione di alcune cellule che possono provocare danni ai neuroni e ai contatti delle reti neuronali. L’obiettivo è smorzare, spegnere questa loro attività in eccesso, ma senza eliminare le cellule necessarie al corretto funzionamento del sistema nervoso centrale – spiega l’esperto – Questa molecola è molto interessante perché dalle prove sperimentali sembra proprio capace di fare questo, cioè restituire la funzionalità corretta alle cellule in modo che possano riprendere l'attività senza recare danno al sistema nervoso centrale».

Secondo gli esperti proprio l’alterazione della normale funzionalità provocata da un processo neuro-infiammatorio è alla base anche di altre patologie.

Autismo, iperattività, Alzheimer e altre patologie: che nesso c’è?

«Anni fa avevamo scoperto questa molecola studiando il cervello, osservando che la molecola viene prodotta in modo naturale ogni volta che si verifica un “danno”, per esempio batterico, virale o da trauma: il cervello reagisce liberandone in larga quantità, come meccanismo di difesa. Poi è stata sintetizzata in laboratorio e ora arriva ad uso pediatrico, dopo che si è dimostrata efficace e senza effetti collaterali» spiega ancora Steardo. La sua azione potrebbe rivelarsi utile anche nel caso di altre malattie: «Noi stessi abbiamo studiato alla Sapienza altre patologie del sistema nervoso centrale nelle quali la neuroinfiammazione sembrerebbe giocare un ruolo importante, come nell’autismo: Alzheimer, Parkinson, schizofrenia, epilessia, depressione. L’iperattività nei bambini non è stata oggetto dei nostri studi, ma è ragionevole che l’infiammazione neuronale possa agire in maniera analoga e dunque che la molecola possa migliorare la condizione di chi ne soffre».

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Un’arma in più nel trattamento pediatrico

«È la prima volta che possiamo disporre di una molecola anti-infiammatoria di questo genere da offrire ai bambini con disturbi dello spettro autistico senza il rischio di danni, quindi la riteniamo un’innovazione e ci auguriamo che sia utilizzata sulla popolazione pediatrica. Le premesse degli studi condotti finora sono entusiasmanti e ci fanno parlare di cauto ottimismo. Si parte da lunga sperimentazione preclinica e tutti i dati tossicologici ci dicono che è molecola priva di effetti dannosi, anche perché – lo ricordiamo – è una sostanza che il nostro cervello produce già» conclude l’esperto.

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