AGGIORNAMENTO DEL 2 MARZO 2018

Ritoccato il tetto per il gratuito patrocinio, che viene esteso anche agli orfani delle vittime di femminicidio

Scende leggermente il tetto di reddito sotto il quale si ha diritto ad avere l’assistenza legale a carico dello Stato, cioè il patrocinio gratuito, da non confondere con l’assegnazione di un avvocato d’ufficio (a pagamento). La soglia passa da 11.528.41 euro l’anno a 11.493,82. La novità più importante, però, è l’allargamento della platea delle persone che possono essere affiancate da un legale senza dover sostenere i costi. Una legge ad hoc è entrata in vigore di recente.

Possono essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, sempre in deroga ai limiti di reddito previsti, anche gli orfani per crimini domestici (ad esempio i figli della donne uccise da mariti ed ex) minorenni o maggiorenni, ma non ancora autosufficienti economicamente. La disposizione vale sia per i procedimenti penali sia per quelli civili. Altra importante innovazione è la possibilità, data al pm che procede, di richiedere il sequestro conservativo dei i beni dei responsabili dei reati, in modo da effettivo il risarcimento dei danni, in sede di condanna. Altra novità ancora è la sospensione dalla successione, cioè dal diritto a godere dell’eredità, del coniuge (anche legalmente separato) e del partner dell’unione civile indagati per omicidio volontario o tentato dell’altro coniuge o partner. La stessa limitazione  è prevista per chi uccide o tenta di uccidere genitori, fratelli o sorelle. Non solo. Nel caso di richiesta di rinvio a giudizio, per l’omicidio del partner, è congelata la pensione di reversibilità. Non solo. I figli delle vittime di omicidi in famiglia possono  chiedere  di modificare il  proprio  cognome, se coincide con quello del  genitore condannato in via definitiva. 

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Le donne violentate, abusate, maltrattate e perseguitate – così come gli uomini, in netta minoranza tra le vittime – hanno diritto ad essere affiancate da un avvocato gratuito, pagato dallo Stato, indipendentemente dal reddito. L’assistenza gratis scatta dopo la presentazione di una denuncia o di una querela, quando un procedimento penale – come si dice in gergo tecnico – viene “iscritto” nel registro delle notizie di reato. Lo prevedono le norme varate tra il 2009 e il 2013 e lo conferma una recente sentenza della Corte di Cassazione, emessa in relazione ad un caso alto-atesino sbloccato dai supremi giudici. Il patrocinio gratuito sganciato dal reddito però non è automatico, cioè non viene assegnato d’ufficio. Bisogna richiederlo. Le persone interessate devono presentare una denuncia o querela indirizzata al giudice per le indagini preliminari o al tribunale di riferimento. Non tutte le “persone offese” da reati gravi sanno di avere questa opportunità, se non dopo aver mosso i primi passi, spesso da sole. Troppe vittime, per paura di ritrovarsi a portare l’intero peso delle indagini e di un processo, rinunciano a chiedere giustizia.

I reati per cui è previsto il patrocinio gratuito 

I reati per cui è possibile ottenere il patrocinio legale gratuito, a prescindere dalle condizioni economiche, non sono pochi: maltrattamenti in famiglia (e nei luoghi di lavoro assimilabili), mutilazioni genitali, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali su persona minorenne, riduzione in schiavitù e stalking (reato che in alcuni casi si estingue, in virtù di una nuovissima e contestata legge, se il responsabile rimedia ai danni e risarcisce).

Tutele speciali anche per le vittime minorenni

Stessa tutela, l’assistenza legale gratuita sganciata dal reddito, la possono avere bambini e adolescenti, under 18. Per loro i reati a maggior tutela sono prostituzione minorile, pornografia minore, tratta, riduzione o mantenimento in schiavitù, corruzione di minorenni, adescamento di minorenni.

Quando e come vengono date le informazioni

Poliziotti, carabinieri e pm devono informare le persone offese (sempre che si tratti dei crimini elencati dalle norme ad hoc) del diritto al patrocinio gratuito slegato dalle condizioni economiche. Sono anche tenuti a fornire indirizzi e coordinate di rifugi e centri per donne maltrattate, strutture dove quasi sempre ci sono avvocati specializzati pronti ad affiancare le vittime. Il problema, segnalato da legali e operatori, è che l’assistenza gratis parte “solo” dopo il momento più critico e difficile: la presentazione di una denuncia o di una querela contro un marito, un partner, un ex compagno, un familiare oppure uno o più sconosciuti.

I vantaggi di un legale al tuo fianco

Commenta l’avvocato Paola Frasson dello studio milanese Lexa, assieme alle colleghe Francesca Garisto e Luisa Bontempi punto di riferimento e consulente della Casa di accoglienza delle donne maltrattate del capoluogo lombardo e di Cgil – Camera del lavoro: “Il diritto all’assistenza legale gratuita ha una grande importanza e portata. Come ha sottolineato la Cassazione, il fine previsto dalla normativa è la rimozione di ogni possibile ostacolo, anche economico, che possa disincentivare un soggetto, già in condizioni di disagio, ad agire in giudizio. Non si tratta unicamente di soldi. Ci sono donne – continua Frasson – che non denunciano abusi e violenze perché hanno paura di dover affrontare, da sole, tutto quello che le indagini e un processo implicano. I vantaggi di avere a fianco un legale, per i reati previsti, sono evidenti. L’accesso alla giustizia non può che essere agevolato dalla gratuità dell’assistenza”.

Diritti conosciuti da pochi

Restano, nelle norme in questione, alcune criticità. Spiega sempre l’avvocato dello studio Lexa: “L’assistenza gratuita non copre la fase iniziale, quella più delicata: la presentazione di una denuncia o di una querela. Scatta successivamente, dopo la presentazione dell’istanza per avere il patrocinio a spese dello Stato. Dovrebbe poter partire subito, invece”.

Secondo nodo: “Nonostante le indicazioni della Cassazione, in senso contrario, a Milano e in altre città si sono verificati in casi in cui, come a Bolzano, il patrocinio gratuito poi è stato negato”.

Terza questione: “Su questo diritto non c’è sufficiente informazione diffusa. Ne vengono messe al corrente le vittime, di volta in volta, ma non tutte le donne e gli uomini”.