Una persona che ha la fortuna di vivere in occidente nel XXI secolo si definirebbe, quasi sempre e con un certo grado di orgoglio, libera. Tuttavia, la libertà è un piatto di cui sentiamo il sapore solo dopo averlo finito. È una mano che abbiamo imparato ad afferrare ora, soli nelle nostre case, collegati da reti social e messaggi digitali. È una concessione di cui ci eravamo assuefatti, come l’odore di chiuso in una stanza senza finestre. Ma ora, le pareti dell’edificio sono improvvisamente crollate.

Adesso che non possiamo usufruire di quella che abbiamo sempre considerato la nostra quotidiana libertà, volgiamo un pensiero all’amico in difficoltà, al vicino in lutto, allo straniero solo. Alla fine di questa quarantena, sono più che certa che saremo tutti, irrimediabilmente, diversi. Saremo uomini stanchi e donne provate, adolescenti con ottime abilità informatiche e mal di testa continui, nonni senza nonne e nonne vedove. Tuttavia, saremo felici. Felici di poterci riabbracciare, di poterci toccare e di poterci rivedere nelle sale di un bar.

Felici di poter vivere sentendo l’odore della libertà quotidiana. I più attenti coglieranno anche un aroma diverso, dolce ed inebriante. I più accorti sapranno riconoscere, in quel sentore differente, la nuova libertà. Quella che abbiamo imparato a conoscere in questi momenti di isolamento e di sconforto. La libertà non del corpo, ma dell’anima. Perché adesso, soli con noi stessi, in un intimo discorso, stiamo tutti imparando chi siamo e cosa vogliamo. Stiamo cercando di soddisfare il nostro “io interiore” e di essere felici. Con difficoltà e temerarietà stiamo cercando di aggrapparci a tutto ciò che fa sentire la nostra mente libera: genitori, colleghi a cui si scrive tramite Facebook, compagni di classe incontrati su Zoom e personaggi di libri che avevano iniziato a fare la polvere.

Siamo liberi, ora, in questa quarantena? Sì. Io sono convinta di essere libera. Sono libera di seguire le lezioni e di essere me stessa. Sono libera di riscoprirmi e di passare del tempo in introspezione. Sono così libera che ho conosciuto una parte di me che, reclusa dalla sua libertà quotidiana, non avrei mai conosciuto. Col tempo, però, daremo questa libertà per scontata, come abbiamo fatto dopo le stragi antisemite. Gli anni chiuderanno le finestre e noi ci assuefaremo ancora all’odore di chiuso.

Ma io ho una richiesta, quasi una preghiera: non dimenticate. Non dimenticate la libertà pandemica, non dimenticate la reclusione pandemica. Siate liberi per davvero e non servi della vostra libertà. Io parlerò ai miei figli delle mancanze che ho avuto durante questa quarantena e loro, probabilmente, l’ascolteranno come si ascolta una storia lontana, che mai li potrà tangere. Ma che male c’è nello spiegare al prossimo che la libertà è dentro di noi, e va solo ricercata nei momenti in cui la crediamo persa?

(Alba Hokha)

#lenostrevitesospese