Elisa Macellari

Ho 18 anni e sto male perché ho tanta paura del mondo

Dal 2015 la scrittrice ha una rubrica su Donna Moderna dove si confronta con le lettrici sui problemi di coppia, sesso e relazioni affettive

Ogni settimana pubblichiamo le risposte di Chiara alle domande delle lettrici, sia online che sulla carta. Per scriverle, manda una mail a lapostadelcuore@mondadori.it

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Cara Chiara,
ho 18 anni e quello che sta là fuori mi terrorizza… Parlo del mondo. Dei ragazzi, delle relazioni, delle invidie fra le mie compagne di scuola, di tutta una serie di dinamiche che vedo e respiro in classe ogni giorno e che so per certo di non essere in grado di saper gestire. Così mi chiudo in me stessa e nella mia stanza, giorno dopo giorno. Sogno di sparire, spesso invento scuse assurde con i miei genitori per non andare a scuola. Mi segue una psicologa brava, di cui ho stima, ma non riesco a trasformare le nostre chiacchierate in un gesto, in un nuovo corso da dare ai miei pensieri e alle mie azioni. Vorrei diventare subito vecchia senza passare per tutte le sofferenze che mi aspettano, non so se mi capisci… L’unica cosa che faccio è leggere, e le pagine dei tuoi libri mi fanno sentire meno sola, per questo ho deciso di scriverti. Perdona la confusione.
Spaventata

Cara, carissima Spaventata,
vorrei infilarmi in quella tua stanza, prima di tutto, e abbracciarti forte. Vorrei prometterti che nel mondo non c’è niente che possa essere più pericoloso della solitudine in cui credi di avere trovato un rifugio dolce e invece ti stai imprigionando, con il rischio di non ricordare più dove è andata a finire la chiave. E vorrei tu potessi vedere al più presto un film che ha partecipato all’ultimo Festival del Cinema di Roma, ma che non è ancora uscito nelle sale: si intitola Buio, è di Emanuela Rossi e dimostra proprio come la luce, l’aria e le stelle possano rivelarsi più potenti di qualsiasi tentazione di rimanere chiuse nel “qui dentro”, mentre il “là fuori” ci chiama. Ma soprattutto vorrei uscire in questo stesso istante con te, anche se sei in pigiama. Giù, per la strada, senza nessuna destinazione precisa. Chiuderemmo gli occhi e li apriremmo a caso. Io magari li aprirei su un bidone della spazzatura ribaltato, tu sulla faccia incarognita di una di quelle tue compagne di classe. Oppure io li aprirei su una certa sfumatura arancione del cielo, quando il sole comincia a salutare, e tu su un bambino che passa, ancora non parla, ma ti fa ciao con la manina. Dappertutto c’è male, dappertutto c’è bellezza. Meno avremo paura del male, più la bellezza potrà venirci incontro. Fidati di me. Anzi fidati di te.

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