Cos’è la dieta META che ha fatto dimagrire Noemi

La cantante Noemi si presenta a Sanremo molto dimagrita. Ha perso peso con la dieta, anzi, con il protocollo META

La cantante Noemi per il suo nuovo album ha scelto un titolo simbolico, Metamorfosi, molto adatto a raccontare ciò che ha vissuto nell'ultimo periodo: un grande cambiamento interiore ed esteriore. La cantante ha perso diversi chili grazie alla dieta META. Già, META come Metamorfosi, che sia una coincidenza?

Il nome del regime alimentare META, seguito da Noemi e proposto dalla nutrizionista Monica Germani, è un acronimo: sta per Medical Education Transform Action, e ha lo scopo di "educare emozionalmente" la persona ad avere un diverso approccio al cibo. Più che una dieta in senso stretto, infatti, si tratta di un percorso di accettazione di sé, che porta a un equilibrio tra mente e corpo. Ecco in cosa consiste.

Il protocollo META, metamorfosi di anima e corpo

Il protocollo METAexperience non una vera e propria dieta fornita da una nutrizionista o un dietologo, bensì un approccio nuovo alla vita, che riguarda diversi ambiti: il cibo, ma anche e soprattutto la sfera delle emozioni, e poi anche il giusto movimento e la salute. Viene realizzato da uno di staff di cui fanno parte nutrizionista e dietista, ma anche esperti di chirurgia bariatrica ed endoscopica, di medicina estetica e plastica, un fisioterapista, un cardiologo, un endocrilnoogo, un ortopedico e un odontoiatra: «È un percorso di rieducazione verso la positività nei confronti del proprio corpo. Non si limita a cercare di raggiungere uno stereotipo di bellezza da social, filiforme, ma contempla ed esalta anche la diversità nelle forme più curvy, purché sia ci sia appunto armonia tra benessere esteriore e interiore» spiega Monica Germani.

Influenzata dal protocollo METAexperience, Noemi ha spiegato con queste parole il senso del suo album e del suo nuovo aspetto in una intervista a Vanity Fair, dove sfoggia il nuovo look che ricorda Adele, un'altra cantante che ha cambiato completamente immagine: «Burrosa? Dimagrisci! Scheletrica? Fortificati! Sposata? Sbagliata! Single? Sfigata! E invece c’è morbidezza nella magrezza. E potenza, nella fragilità. E maternità anche se non sei ancora madre. Chiudere gli occhi e ascoltarsi. E non accettare mai che qualcuno ti dica quando, se e come cambiare».

Come funziona la METAexperience

META è l’acronimo di Medical Education Transform Action, ed è un protocollo messo a punto cinque anni fa dalla nutrizionista Monica Germani: «Non esiste una dieta standard, costruiamo un percorso personalizzato, partendo da basi scientifiche, che preveda un’alimentazione pensata appositamente per il singolo paziente e accompagnata da uno stile di vita sano. Si inizia con un colloquio con lo psicologo, a cui segue quello con il nutrizionista e il personal trainer, il tutto poi tradotto anche in un regime alimentare. Per esempio, se arriva una persona che ha un’alimentazione molto disordinata, non patologica, che ricorre al cibo per gestire le emozioni, con lo psicologo cerchiamo di capire qual è il motivo emozionale a base di questo comportamento, analizziamo la condizione fisica di disordine e individuiamo il compromesso che possiamo raggiungere per arrivare a una condizione di equilibrio, graduale. Insomma, si parte dalle reali abitudini della persona, per arrivare a modificarle in modo sano».

Dopo lo psicologo, si effettua un prelievo del sangue per individuare le caratteristiche genetiche del soggetto. «Il medico decide cosa analizzare per capire se esiste una predisposizione ad alterazioni metaboliche e se queste eventualmente portino a un malfunzionamento o parziale funzionamento degli enzimi, per esempio nell’assorbimento di zuccheri o grassi» spiega la nutrizionista. «Sulla base dei risultati mettiamo a punto una strategia alimentare mirata, che include anche attività fisica».

Quale attività fisica viene abbinata

«Anche l'attività fisica da abbinare al regime alimentare viene costruito sulla paziente o sul paziente, attraverso un test fisico fatto all’inizio del percorso, accompagnato da una visita cardiologica. L’attività sarà calibrata tenendo conto anche della preparazione della persona, magari iniziando da una semplice passeggiata quotidiana, o includendo movimento a corpo libero, pilates, o esercizi più strutturati e a maggior impatto cardiovascolare per chi è più allenato» spiega la nutrizionista Monica Germani. «Data l’emergenza Covid, le lezioni possono essere da remoto, singole o a gruppi per mantenere una forma di socialità, oppure a domicilio».

Nell’equilibrio mente-corpo la taglia non conta

Il vero obiettivo della METAexperience è il raggiungimento di un equilibrio tra mente e corpo, a prescindere dai chili. «Se prendiamo in considerazione l’indice di massa corporea, per una donna di 1 metro e 65 la fascia normopeso va da 50 a 68 kg, quindi è molto larga. Se ci sono le corrette proporzioni tra massa grassa e massa muscolare, o tra vita e fianchi, non importa se la forma del corpo è curvy. Ciò che conta è che sia sana. Non interessa la magrezza stereotipata, i 40 kg non sono per tutte, conta lo stato di salute ottimale accompagnato da un’accettazione delle proprie forme».

La META dura fino a un anno, più il mantenimento

La cadenza dell’attività fisica settimanale così come gli incontri non è fissa, può essere settimanale o bisettimanale a seconda della fase del percorso e delle valutazioni dell’equipe di esperti che segue il soggetto. In genere la METAExperience può durate da tre mesi a un anno, dopo il quale c’è una fase di mantenimento: «Per noi è anche la più importante, in cui c’è una stabilizzazione e alla quale potrebbe seguire un percorso di tipo estetico, non obbligatorio. Per esempio può prevedere interventi dermatologici, come per esempio le biostimolazioni, ma non il filler, che deve essere legato a un’esigenza reale per ridare armonia a corpo e viso, ma solo quanto si è raggiunto un equilibrio» spiega Germani. «Il chirurgo, invece, può entrare in gioco come ultima spiaggia, a meno che non si tratti di un caso di obesità in cui serve la chirurgia bariatrica per evitare, ad esempio, ulcere all’addome».

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