Il gioco d’azzardo è la nuova droga

07 09 2016 di Isabella Colombo
Credits: Olycom

Gratta e vinci, videopoker, slot machine. All’inizio sono solo un divertimento. Poi diventano un modo per dimenticare la noia e scaricare le frustrazioni. Alla fine si trasformano in una vera malattia: la ludopatia. Che colpisce sempre più le donne e i ragazzi. La polemica si riaccende in questi giorni dopo l'annuncio di Renzi: "Via le slot machine da bar e tabaccherie"

Si riaccende la polemica sul gioco d'azzardo in Italia. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato: "Via le slot machine da bar e tabaccherie". Si preannuncia un riordino dell'intero settore in Italia, con lo Stato e gli enti locali che dovranno raggiungere un accordo in tempi rapidi. Da notare che l'ultima legge di Stabilità prevede già un taglio del 30% delle slot machine entro il 2019. Vedremo. Intanto, abbiamo indagato sul fenomeno e convinto alcuini giocatori a lasciarsi intervistare. 

Ecco la nostra inchiesta sul gioco d'azzardo in Italia

A 16 anni si piazzano per ore davanti alle slot machine con facce ipnotizzate e sospiri di rassegnazione. Nonostante i divieti ai minori, sono saliti al 42%, dal 39 di qualche anno fa, gli adolescenti italiani affascinati dall’azzardo. Il 7% di loro gioca addirittura tutti i giorni. La nuova eroina si chiama videolottery, poker online o Gratta e vinci, denuncia uno studio del Cnr, il Centro nazionale delle ricerche.

«I meccanismi sono uguali perché il gioco attiva gli stessi recettori cerebrali stimolati dalle droghe. La differenza è che a far scattare la dipendenza non è una sostanza ma la dinamica ripetuta di un comportamento gratificante» spiega Maurizio Fea, psichiatra di FederSerd, la Federazione dei servizi sanitari per le dipendenze patologiche, gli exSert, quelli che prima curavano solo chi aveva problemi di droga (www.federserd.it). «Il percorso è uguale per tutti: la prima volta giocano per divertirsi, poi si accorgono che davanti al video dimenticano noia e frustrazioni, così l’atto di scommettere, comprare un coupon o spingere una leva diventa piacevole, atteso, sperato e presto ossessivo e patologico. Il problema è che le opportunità di gioco, con la diffusione di Internet, aumentano a dismisura. E in proporzione anche i giocatori che si ammalano di ludopatia ».

Si tratta di un pubblico variegato e trasversale. Oltre al numero di adolescenti a rischio, fa paura quello degli anziani che sperperano la pensione (quasi un quinto soffre di dipendenza, secondo l’Auser, Associazione per l’invecchiamento attivo). E l’Associazione nuove dipendenze denuncia che tra i giocatori patologici le donne sono oltre un terzo. Come se ne esce? Come dalla droga: con terapie psicologiche, cure residenziali, supporti medici.

LE TESTIMONIANZE

Il giocatore
«Invece di andare a casa dai miei bambini, passavo ore al bar davanti alle slot machine» Le giocatrici spesso sono figure insospettabili, come Isabella S., 46 anni, responsabile vendite in un ipermercato, sposata e mamma di due bambini di 10 e 12 anni. Ne è uscita grazie alla comunità terapeutica Pluto di Reggio Emilia che fa parte del Conagga, il Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo.

«Durante una pausa di lavoro, 7 anni fa, inserii per caso in una macchinetta il resto di un acquisto al bar. Non sapevo neanche come funzionasse, così premetti a caso. Vinsi 68 euro: il suono delle monetine che cadevano fu un’emozione fatale. Ebbi l’impressione di aver trovato una sorta di lampada di Aladino, mi sentii persino stupida per non averlo fatto prima. Mi appassionai subito, durante le pause mi fiondavo alle macchinette: i battibecchi al lavoro con il capo, i nervosismi con mio marito e le fatiche con i figli sparivano d’un colpo. Così, invece di correre a casa dai bambini, inventavo qualche scusa e tornavo al bar anche dopo la fine del turno. Ho allontanato chi mi faceva notare che stavo esagerando, preso dei “prestiti” dalle casse del supermercato, speso tutti i risparmi. Mio marito sospettava che avessi un amante così un giorno mi ha seguita di nascosto e ha scoperto la verità. Grazie al suo aiuto ho cominciato a curarmi in comunità: la terapia mi ha fatto capire molto di me e delle insoddisfazioni che il gioco andava a coprire. Questa consapevolezza è già una cura: ho fatto leva sulla cose belle intorno a me per trovare la forza di volontà necessaria a uscire dal tunnel».

Il familiare
«È stata dura, poi ho capito che mio figlio non ha un vizio, ma una vera malattia» Per ogni persona schiava del gioco c’è una famiglia che soffre. Alcuni centri di riabilitazione, come il San Nicola in provincia di Ancona, prendono in carico anche coniugi e genitori. Tra loro c’è Fabrizio F., 54enne, papà di Carlo, un ragazzo di 26 anni che gioca da quando ne aveva 16.

«Io e mia moglie lavoravamo, i soldi non sono mai mancati. Se Carlo prendeva 2 euro e li giocava al bar sottocasa non ce ne accorgevamo. Crescendo, si è fatto la sua vita e sembrava tranquillo. Così quando 3 anni fa, sommerso dai debiti e disperato, ci ha chiesto aiuto, è stato un fulmine a ciel sereno. La botta, per me che lottavo anche contro un tumore, è stata tremenda. Le prime sedute con lo psicoterapeuta del Centro San Nicola sono servite per farmi capire che mio figlio non era preda di un vizio: era proprio malato. È difficile accettare che la dipendenza da gioco sia una patologia vera e propria, quindi non si sa come prenderla. Così era per me. Mi hanno insegnato come sostenere dal punto di vista psicologico e pratico mio figlio, come tenerlo lontano dai soldi e dalle tentazioni. Per esempio, hanno suggerito di cointestare il suo conto corrente anche a me e mia moglie e di tenere insieme a lui un diario quotidiano delle sue spese. Oggi Carlo sta bene, ma continuiamo a frequentare insieme i gruppi di auto aiuto coordinati dallo psicologo: ci scambiamo i suggerimenti per gestire il rischi di eventuali ricadute».

LA TERAPIA NECESSARIA PER GUARIRE
«L’unica soluzione efficace contro la dipendenza da gioco d’azzardo per adesso è la terapia cognitivo comportamentale utilizzata nei Serd e nei centri residenziali di riabilitazione» spiega lo psichiatra Maurizio Fea. «Agisce sugli errori cognitivi, come la convinzione che se esce il nero 4 volte dopo tocca di certo al rosso. E su quelli del comportamento, come la molla che scatta quando si passa davanti a una slot machine con dei soldi in tasca».

ATTENZIONE ALL'AZZARDO PASSIVO
È un fenomeno paragonabile a quello del fumo passivo. Colpisce i ragazzi nelle famiglie dove il problema del gioco d’azzardo riguarda genitori, nonni, fratelli maggiori. Oltre a vivere spesso in una situazione di trascuratezza psicologica e materiale, questi giovani sono esposti al rischio di ammalarsi per imitazione.

Il gioco d'azzardo in Italia: da sapere
Sono almeno 900.000 gli italiani “malati” di gioco d’azzardo. Nel 2015 hanno speso 25 miliardi di euro in slot machine. Quelli che hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno sono 16 milioni (fonte: ministero della Sanità).
L’Italia stampa un quinto dei Gratta e vinci del mondo e ha il record di slot machine: circa 416.000, cioè 1 ogni 143 abitanti (fonte: Cnr).

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