«Come si fa a parlare di sè se la bocca è impegnata a mangiare, se tutto il corpo è impegnato ad affrontare la fatica.
Come si fa a parlare se il cibo diventa il tuo dio comandante… E tutto si ferma: le parole, le emozioni, tutto ciò che è movimento.
E si ha disperatamente bisogno di aiuto; di un aiuto costante, confortante, che prenda per LE MANI (tutt’e due!) e che ti conduca fuori, verso la vita, anche se QUASI contro la tua volontà e soprattutto convincendoti del bene che puoi trovare, forse anche vuoi, trovare … là fuori.
Certo che è questione di volontà, però va considerato il fatto che la volontà negativa, nel caso dell’obesità, è una volontà molto più forte di quella che occorre per cambiare il corso delle cose.
Io abbraccio, ma abbraccio veramente con il cuore che vorrà aiutarmi, forse
… con tantissima voglia di ringraziare per la vita»

Ho 60 anni di cui 50 spesi a lottare contro me stessa, contro le mie gambe enormi ed il mio peso altrettanto.

Ciao,
Le tue parole sono un pugno nello stomaco, ma non perché siano forti e disperate, ma perché avrei potuto scriverle io, fino a pochi anni fa, quando il cibo mi stringeva a se con la stessa potenza che tu mi descrivi.
Il cibo, pensiero fisso di ogni metro della mia vita, culla e prigione, amante e carceriere.
Lui era sempre li, pronto a riempirmi ogni emozione, pronto a scatenarmene di nuove e io, sempre più ottenebrata da lui.
Conosco ogni riga di ciò che tu mi descrivi, ogni sillaba è anche mia.
Io non ho la pretesa di essere quelle mani che ti trascineranno via dal dio cibo, ma so che io, quelle mani, le ho trovate in me stessa, il giorno in cui, con profonda disperazione, ogni fibra di me ha urlato che era meglio svanire nel nulla, piuttosto che continuare a vivere così. 
Anche io ero certa di avere un’immensa forza di volontà, ma incredibilmente tesa a farmi del male. Se ci pensi, in fondo basta solo invertire la rotta. La macchina è un po’ bollata, ma il motore gira ancora. La puoi riparare. 
Scegli di curarti. Scegli di smettere di sentirti colpevole della tua obesità, perché nessuno può essere colpevole di una malattia! 
E se passi da questo stadio, se riesci ad accettare in pieno di essere una malata (perché questo sei!!!) allora accetterai di trovare una cura. Perché, io te lo giuro, una cura esiste!
Potrebbe giungere attraverso un percorso clinico a 360 gradi, che comprenda, o meno, la chirurgia dell’obesità, e potrebbe giungere anche con la forza e l’appoggio di persone come me, che ti diranno che ci si può salvare la vita, che non è mai troppo tardi per farlo. 
Ci sono centri di cura seri, specialisti seri che possono aiutarti e noi possiamo aiutarti a trovarli. Insieme a te.

Sul sito amiciobesi.it seleziona la voce CURARSI: troverai l’elenco di strutture e centri di cura.

Potrai scoprire un mondo che hai solo visto in cartolina: potrai camminare senza stancarti, potrai sederti senza misurare la sedia, potrai vederti i piedi e metterti lo smalto, potrai non sudare ad ogni minimo sforzo e potrai gustare, in pieno, quell’amore per la vita che, comunque, esce da ogni tua riga.
Tu potrai stare meglio. Forse ora non ti è chiaro come, ma fidati di te stessa. Non fidarti neppure di me, delle mie parole, ma fidati di te. 
Non esiste l’ultima spiaggia, esiste la possibilità concreta di salvarsi la pelle.
Io lo so. E io sono te. 

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