Perché Pornhub ha eliminato milioni di video

La piattaforma ha eliminato la maggior parte dei suoi contenuti dopo che un’indagine ha dimostrato che molti erano illegali. Alcuni coinvolgevano minori vittime di abusi

Una notizia che fa riflettere. La piattaforma Pornhub ha rimosso la maggior parte dei suoi contenuti dopo che un’indagine ha dimostrato come in molti di essi erano illegali o inappropriati e alcuni coinvolgevano addirittura minori vittime di abusi. L’operazione di pulizia ha fatto sì che il totale dei contenuti del popolare sito di intrattenimento per adulti, uno dei più grandi al mondo con oltre 100 milioni di accessi al giorno, passasse da 13 milioni di contenuti a soli 4 milioni. Visa e MasterCard hanno tagliato i ponti con Pornhub e i suoi affiliati, mentre la piattaforma ha specificato nel suo blog: «Questo significa che ogni contenuto presente su Pornhub ora deriva da utenti verificati, un requisito che piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat e Twitter devono ancora istituire».

Pornhub è di proprietà della società con sede a Lussemburgo Mindgeek, le cui attività sono però di base in Canada, spesso definita il leader della pornografia online visto che ha in portfolio anche YouPorn, Tube8, Xtube, SexTube e RedTube ed è anche una società di produzione di video per adulti. Secondo quanto riporta La Stampa, per la prima volta lo scorso agosto Mindgeek ha diffuso i suoi dati economici, dichiarando un giro d’affari che si aggira attorno ai 30 miliardi di dollari. Mindgeek, e in particolare Pornhub, è da anni l’oggetto di campagne di protesta e sensibilizzazione, che hanno denunciato la mancanza di controllo dei contenuti caricati e la presenza di materiale pedopornografico e di revenge porn. Uno degli aspetti più criticati di Pornhub è non a caso la presenza del bottone “download”, che permette di scaricare i contenuti e diffonderli anche una volta che sono stati bannati dalla piattaforma originaria.

Il problema dei contenuti illegali…

Una recente inchiesta del New York Times aveva raccontato le storie di alcuni ragazzi e ragazze, oggi maggiorenni, che sono stati vittime di abusi e i cui video sono finiti su Pornhub, seguendone la complicata battaglia legale e le vicissitudini personali. Storie che esemplificano bene le difficoltà cui si va incontro quando un contenuto sensibile finisce su internet, tanto più se contro la volontà di chi ne è il protagonista: la cancellazione è ancora oggi un’impresa difficilissima e l’opacità su questi temi di molte delle piattaforme online, non solo Pornhub, continua a fare vittime. Prima della recente cancellazione, Pornhub aveva anche istituito degli strumenti specifici per tracciare e rimuovere i contenuti di questo tipo, come Vobile, un software di rilevamento delle impronte digitali di terze parti all’avanguardia, che analizza qualsiasi nuovo caricamento per potenziali corrispondenze con materiale non autorizzato e si assicura che il video originale non venga ripristinato.

… e la difficoltà nel bloccarli

Tuttavia, i siti per adulti non sono certo gli unici dove questo genere di contenuti si diffondono: un’altra inchiesta del Nyt, risalente all’anno scorso, aveva infatti rilevato come nel 2018 fossero stati scambiati su  internet qualcosa come 45 milioni di foto e video che ritraevano minori abusati, più del doppio dell’anno precedente. Nel 1998, le denunce per materiale di questo tipo non erano più di 1000, dieci anni dopo, nel 2008, erano già diventate 100.000, mentre nel 2014 hanno superato il milione per la prima volta. Nel 2018 le segnalazioni sono state 18,4 milioni, grazie alle quali quei 45 milioni di foto e video sono arrivati alle autorità di competenza. Un numero allucinante.

Una delle cause dell’aumento esponenziale di questi contenuti è da rintracciare nell’avanzare delle nuove tecnologie, che hanno spostato lo scambio di materiale di questo tipo su piattaforme semplici e accessibili da tutti, come Facebook Messenger, Tumblr, Bing, WhatsApp o Dropbox. Sul solo Messenger sono avvenute, secondo il report, 12 milioni delle segnalazioni del 2018.

C’è poi l’inadeguatezza della risposta dei grandi del tech, che ancora oggi fanno poco e male per tracciare e bloccare questi contenuti: esistono dei database che aiutano nell’individuazione dei contenuti pedopornografici, ad esempio, ma non ce n’è neanche uno per il revenge porn. Negli ultimi tre anni, Facebook ha segnalato 84 milioni di casi di abusi sessuali su minori. Durante lo stesso periodo, la Internet Watch Foundation, un’associazione indipendente, ha segnalato 118 incidenti su Pornhub. Per questo motivo Pornhub, nonostante abbia riconosciuto la gravità delle accuse, sostiene di essere stata presa di mira in quanto società dedicata all’intrattenimento per adulti. Una difesa legittima se si guardano i dati: il problema è ben più grosso di un solo sito porno.

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