Gli studenti scioperano per il clima

14 03 2019 di Silvia Schirinzi
<p>Greta Thunberg a una manifestazione ad Amburgo, 1 marzo 2019. Foto Adam Berry/Getty Images</p>

Greta Thunberg a una manifestazione ad Amburgo, 1 marzo 2019. Foto Adam Berry/Getty Images

Si chiama “Global Strike for Future” e si tiene venerdì 15 marzo in più di 105 Paesi nel mondo. L’ha organizzato una sedicenne svedese, ora candidata al Premio Nobel per la pace

Questo venerdì centinaia di migliaia di studenti nel mondo scenderanno in piazza a protestare contro l’inerzia della politica verso la questione del cambiamento climatico e dell’inquinamento. La manifestazione di protesta si chiama "Global Strike for Future" e si terrà simultaneamente in più di 105 Paesi e circa 1659 città. L’ha organizzata una sedicenne svedese, Greta Thunberg, ora candidata al Premio Nobel per la pace, che lo scorso agosto aveva conquistato le cronache grazie alla sua protesta personale.

La ragazza, infatti, dal 20 agosto al 9 settembre 2018, giorno delle elezioni politiche nel suo Paese, ha scioperato da scuola, incatenandosi di fronte alla sede del Parlamento svedese per chiedere una maggiore incisività nelle politiche del governo sulle riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Quando sono ricominciate le lezioni, la studentessa si è assentata volontariamente da scuola solo il venerdì, ripresentandosi di fronte al Parlamento con il suo cartello "Skolstrejk för klimatet" (ovvero "sciopero scolastico per il clima"). Così sono nati i "venerdì del futuro", di cui il Global Strike For Future del 15 marzo è la continuazione ideale.

<p><span>Una manifestazione per il clima ad Amburgo, 1 marzo 2019. Foto </span><span>Adam Berry/Getty Images</span></p>

Una manifestazione per il clima ad Amburgo, 1 marzo 2019. Foto Adam Berry/Getty Images

In piazza per difendere il loro futuro

Grazie ai social media, dove Greta conta quasi 800mila followers tra Instagram e Twitter, la protesta solitaria di una sconosciuta ragazzina svedese è diventata un vero e proprio movimento, che raccoglie al suo interno le molte anime dell'ambientalismo studentesco. Sono in tanti i giovani in tutto il mondo a ispirarsi oggi a Greta e, dopo averla accompagnata virtualmente nei suoi scioperi settimanali, ne hanno organizzati di loro: più di 300 nel mondo. Il 15 marzo, in Italia gli studenti sciopereranno in circa 180 città: per chi volesse parteciparci, sul sito ufficiale di Fridays for Future si possono trovare le città e i luoghi dove si terranno le manifestazioni.

Il grande sciopero ambientalista segnla un nuovo tipo di attivismo che sembra caratterizzare i ragazzi della cosiddetta Generazione Z, e cioè quelli nati tra il 1997 e il 2010. Ne avevamo già parlato in occasione della March For Our Lives, organizzata il 24 marzo 2018 dai sopravvissuti alla sparatoria nel liceo di Parkland (Florida) in cui morirono diciassette persone. Gli studenti sono scesi in piazza per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema delle armi da fuoco – e sulla facilità con cui oggi si reperiscono negli Stati Uniti. Con le dovute differenze, queste proteste sembrano a prima vista accomunate dal ruolo giocato dai social, che fungono da luogo primario di aggregazione, dal loro essere globali (si basano su temi universali e condivisibili) e dall'apparente "apoliticità". Quest'ultimo punto è controverso: se è vero, ad esempio, che nella marcia per l'ambiente confluiranno molte targhe politiche (alle quali è stato formalmente chiesto di non esibire bandiere e/o altri vessili), d'altra parte non si può fare a meno di registrare la distanza siderale che oggi esiste tra i giovanissimi e l'attuale classe politica.

Un'attivista molto particolare

Quando ha parlato ai TEDxStockholm lo scorso autunno, Greta Thunberg ha detto di essersi appassionata alla questione ambientale già all'età di 8 anni, quando le è stato spiegato per la prima volta cos'era il riscaldamento globale. Da allora, la ragazza – che in quell'occasione ha anche dichiarato che le sono stati diagnosticati la sindrome di Asperger e il mutismo selettivo – non è riuscita a togliersi un pensiero dalla testa: se la comunità scientifica concorda sulle cause e sulle soluzioni per risolvere questo enorme problema, perché nessuno fa nulla? Perché gli accordi di Parigi, che dovrebbero regolamentare la riduzione delle emissioni nocive delle potenze mondiali, non vengono rispettati? Perchè, al di là della retorica, una parte di mondo sembra vivere come se non fossimo in una situazione di emergenza? La chiarezza con cui Greta Thunberg espone le sue tesi è ammirevole e disarmante al tempo stesso – lo ha fatto anche alla Conferenza internazionale sul clima organizzata dalle Nazioni Unite in Polonia nel dicembre del 2018. Dove tra tanti adulti, è sembrata la più lucida, pur con tutta l'ingenuità di una sedicenne.

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