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La zanzara coreana colpisce anche con freddo e neve

È in grado di resistere alle basse temperature e alle alte quote. La notizia della sua presenza anche da noi ha creato qualche allarme: ma quanto ci dobbiamo preoccupare? Abbiamo interrogato gli esperti

Ce ne siamo accorti tutti. Le temperature si sono abbassate con la neve anche a bassa quota e la colonnina di mercurio in picchiata. Ma per chi pensava che questo potesse significare anche dire addio alle zanzare c’è un’amara sorpresa: la zanzara coreana sopravvive (e bene) anche al freddo e persino in montagna. Non solo: in Asia, da dove è arrivata tramite alcune piante tropicali importate, è ritenuta molto pericolosa perché può veicolare l’encefalite giapponese, di cui finora si sono registrati i primi casi anche negli Stati Uniti, ma non in Europa.

La zanzara coreana

Si chiama Aedes Koreicus, ossia Zanzara coreana, come dice il nome, proviene dai paesi dell’est asiatico, dove è molto temuta. «È facile da riconoscere perché ha una sorta di “pelliccetta”, della peluria che la avvolge come una sorta di cappotto che la aiuta a sopravvivere alle basse temperature. È molto simile alla zanzara tigre. In effetti appartiene alla stessa specie, ma è più grande e non ha la striscia bianca sul dorso. La sua vera caratteristica, però, sta proprio nel fatto che è in grado di resistere anche al freddo e persino ad alta quota, insomma vive bene anche in montagna tant’è che ne sono state trovate anche in Svizzera, Austria e Belgio» spiega l’entomologo Claudio Venturelli presso la Ausl Romagna.

La zanzara coreana è pericolosa?

La notizia della sua presenza ha creato qualche allarme: «Può trasmettere la filaria, che è una malattia che colpisce soprattutto gli animali e in particolare i cani, ma anche il virus dell’encefalite giapponese. È una sorta di meningite, ma a differenza di quest’ultima che colpisce le meningi, l’encefalite causa un’infezione all’encefalo» spiega Venturelli, che aggiunge: «Alle nostre latitudini e nei nostri ambienti rappresenta per ora l’unico vettore di questa malattia. Il ritrovamento della zanzara coreana preoccupa, ma al momento in Europa non sono stati segnalati casi di encefalite, come invece è accaduto la scorsa estate negli Stati Uniti, da dove la notizia delle 7 persone colpite ha fatto il giro del mondo. Rientra sicuramente tra le malattie monitorate dal Servizio Sanitario Nazionale, anche se ha numeri ancora lontani rispetto a quelli della dengue, con 2 miliardi e mezzo di persone a rischio nel mondo» spiega l’entomologo.

C’è anche in Italia: ecco dove

In Europa e in Italia non si era mai vista fino a poco tempo fa quando, dopo averla intercettata in modo casuale, il sistema di monitoraggio e zooprofilassi ha avviato ricerche mirate in alcune regioni. E così è stata individuata in Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, ma anche Liguria e Lombardia. «Al momento tra le regioni del nord non se ne segnala presenza solo in Piemonte, ma il fatto che non sia stata trovata non significa che non ci sia» spiega l’esperto.

Come è arrivata da noi?

Scoperta per la prima volta nel 1917 in Corea, la zanzara coreana è dunque una zanzara “importata”, non autoctona. Ma come è giunta fin qui? «Attraverso le merci, proprio come la zanzara tigre, che è arrivata in Europa tramite gli pneumatici usati che dal Giappone sono stati trasportati negli Usa e poi in Europa: qui sono sbarcati a Genova dove si è registrato il primo focolaio» spiega Venturelli. «In questo caso pare che il veicolo siano state alcune piante tropicali e in particolare il diffuso bambù senza foglie, quello che si presenta come pianta d’appartamento un po’ arrotolata su se stessa. La zanzara coreana depone le uova lungo il tronco: una volta messa la pianta in acqua, queste si schiudono dando origine alle larve. Pare che in Olanda si siano sviluppate proprio all’interno delle serre».

Che accorgimenti adottare?

«Non ci sono misure particolare da adottare. Trattandosi a tutti gli effetti di una zanzara, valgono i consigli di sempre: evitare i ristagni di acqua nei vasi e sottovasi, e in generale la presenza di acqua, perché è in ambiente umido che avviene la riproduzione» conclude l’esperto.

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