Perché il cibo italiano è un patrimonio da difendere

13 06 2018 di Flora Casalinuovo
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Secondo gli esperti della Fao, quello italiano è il cibo del futuro. Ma come tutto ciò che è di successo, è soggetto a contraffazione: ecco è perché è necessario difendere il nostro patrimonio gastronomico

Il segreto delle tagliatelle fatte in casa, il trucco che rende perfetto l’arrosto della domenica... Quando si apre il “file gola” in Italia si scoperchiano profumi unici. Ma dietro a tutto questo c’è qualcosa di molto, molto più sostanzioso. Il settore alimentazione, parola del ministero dell’Economia, muove oltre 274 miliardi di euro all’anno. Ovvero, il 17% del Pil. E l’anno internazionale del cibo italiano dà una marcia in più. «Continuiamo il percorso iniziato con Expo, facendo conoscere questo patrimonio» dice Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. «Due stranieri su 3 vengono da noi proprio per la buona tavola e per ben il 54% degli italiani il successo della vacanza dipende dalla combinazione tra cibo, ambiente e cultura. Nel 2018 valorizzeremo l’alleanza turismo-alimentazione, per esempio con i mercati di Campagna amica, una rete di centinaia di produttori di eccellenze a km zero».

La rete è fondamentale anche per combattere il nemico numero uno: i falsi made in Italy

«Una piaga. Basti pensare che valgono 60 miliardi di euro, quando il nostro export sfiora i 40» prosegue Bazzana. «Dobbiamo informare, sensibilizzare e agire. Per esempio, stipulando accordi di tutela con i singoli Paesi, lanciando sportelli anticontraffazione nelle ambasciate e creando sistemi di tracciabilità per scoprire subito la finta mozzarella di bufala». Quella vera fa parte del Dna del nostro Paese, insieme alla pizza, alla pasta e all’infinità di ricette millenarie. «La storia della cucina rispecchia quella della gente: l’indigenza si trasforma in eccellenza, i trucchi dei conventi e dei contadini si modernizzano nelle creazioni degli chef» dice Marino Niola, antropologo all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. «La cucina tricolore è basata sulla convivialità. Si prepara insieme e insieme si mangia. Il pranzo in solitaria, che all’estero è routine, da noi sembra un’eresia. E abbiamo una gastronomia democratica, con prodotti alla portata di tutti». Secondo gli esperti della Fao, quello italiano è il cibo del futuro. «È fatto di ingredienti poveri, salutari e che non sfruttano troppo il territorio, come legumi e verdure» conclude l’antropologo. «Insomma, è la cucina sostenibile per antonomasia. Per iniziare l’anno, allora, prepariamo la pasta alla siciliana con la mollica: facile, low cost e buonissima».

I numeri del cibo italiano

3,5 le tonnellate di pasta prodotte in Italia. La regione in cui se mangia di più? La Sicilia: 40 kg annui a testa. 1,5 miliardi il fatturato in euro delle esportazioni di pomodoro. 11% la crescita dell’export nell’ultimo anno. Quasi i 2/3 dei prodotti vanno sul mercato europeo. 9 milioni i cesti di Natale nel 2017. Quello gastronomico è stato il regalo più diffuso.

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