4 bufale sul cibo da sfatare

06 09 2019 di Nina Gigante
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Oggi su quello che mangiamo siamo più informati, però sull’argomento continuano a circolare un bel po’ di bufale. Qui ne trovi quattro molto comuni. Da correggere una volta per sempre

La farina fa malissimo, lo zucchero è un veleno, la carne è da evitare. Il sale? Meglio starne alla larga, a meno che non sia quello rosa dell’Himalaya, che invece fa benissimo. E guai a trascurare curcuma, bacche di goji e quinoa, se vuoi vivere a lungo. Tra cibi che abbiamo sempre mangiato e ora, d’improvviso, sono da bandire, e nuovi miracolosi Superfood, ci sentiamo storditi da una quantità di informazioni spesso contrastanti.

Fare la spesa e mangiare sano sembrano essere le cose più difficili del mondo. Ed è un paradosso proprio ora che la scienza della nutrizione ha raggiunto punte avanzate e chiarito sempre di più le linee guida universali da seguire a tavola per alimentarci correttamente. Un manuale godibilissimo, dal titolo Free From Fake (BioMedia Editore) aiuta a fare chiarezza. Lo hanno scritto Giorgio e Martina Donegani, padre e figlia, tecnologo alimentare lui, nutrizionista lei. Ecco 4 mega bufale tutte da sfatare.

Lo zucchero di canna è più light di quello bianco

«Per me di canna, grazie». Quante volte l’hai detto davanti a un caffè, pensando di scegliere un’alternativa più light e salutare allo zucchero bianco? In realtà, nonostante vengano estratti da piante diverse (rispettivamente dalla barbabietola e dalla canna da zucchero), questi due zuccheri sono identici, dal punto di vista nutrizionale e calorico. Sono entrambi saccarosio: l’apparenza più naturale di quello di canna, che deriva dall’aroma di caramello e dal colore più scuro, è dovuta a un 5% di impurità, che non hanno alcuna importanza dal punto di vista nutritivo. Lo sapevi? Solo il mascovado, l’unico vero zucchero di canna integrale, è un po’ più ricco di sali minerali, anche se nelle normali dosi di consumo non può essere considerato una fonte significativa.

Le insalate in busta pronte da mangiare sono poco sicure e poco nutrienti

Apri, versi, mangi. Che siano pratiche non c’è dubbio, ma l’igiene è garantita? E tagliate e imbustate giorni prima, cosa rimane del valore nutritivo? In realtà, per quanto riguarda la pulizia, il lavaggio industriale garantisce risultati migliori di quello domestico, che spesso eseguiamo semplicemente per ammollo. Quanto all’aspetto nutrizionale, è vero che parte dei nutrienti (vitamina C, acido folico, potassio) ne risentono, ma non si tratta di perdite drammatiche: le stesse che ottieni conservando un’insalata in frigo per tre-quattro giorni.

A fare la differenza è il costo: il già pronto si paga caro. Lo sapevi? Stai attenta al momento dell’acquisto: scarta i sacchetti con condensa all’interno (indice di asciugatura insufficiente), quelli con foglie avvizzite (sono avvizziti anche i nutrienti), quelli sistemati più in superficie (spesso sono a temperatura ambiente, quindi si è interrotta la catena del freddo).

I formaggi sono bombe di colesterolo e grassi

Sono periodicamente sul banco degli imputati: straripano di colesterolo, calorie e sale. O, al contrario, sono fonti di calcio e indispensabili contro l’osteoporosi in menopausa. Cosa c’è di vero? Il contenuto di grassi è effettivamente alto (fino a 20% nei freschi, più di 30% negli stagionati), ma limitare il valore nutritivo alla presenza di grassi sarebbe come eliminare l’olio extravergine perché è “grasso”. Basta imparare a scegliere i più adatti: i freschi contengono meno sale, preferiscili se soffri di ipertensione o ritenzione, quelli stagionati sono più digeribili e ricchi di calcio.

Con un occhio a frequenza (2-3 volte a settimana) e quantità: con 60 g di parmigiano assumi tutto il calcio che ti serve in un giorno. Lo sapevi? La ricotta si ottiene dal siero che rimane dopo aver prodotto il formaggio, quindi è più leggera anche dei formaggi freschi (meno di 150 kcal/100 g). Al contrario, la mozzarella è paragonabile a un formaggio stagionato (ha 300 kcal/120 g).

Quinoa e bacche di Goji sono miracolosi superfood

Le bacche di Goji, di cui si parla come il frutto della longevità e la quinoa, il cibo degli Inca, sono i superfood per eccellenza, a cui si attribuiscono poteri eccezionali: rinforzano il sistema immunitario, ostacolano l’invecchiamento cellulare, costituiscono un concentrato di vitamine antiage (le prime) e proteine (la seconda) in quantità eccezionali. In realtà, non esistono studi sugli esseri umani che ne dimostrino le proprietà miracolose.

Le bacche di Goji sono ricche di antiossidanti, vitamine e minerali, ma non più di altra frutta e verdura. La quinoa ha un buon contenuto proteico (14%), ma non è l’unica: il grano saraceno ne contiene di più. In definitiva, puoi tranquillamente farne a meno senza temere di compromettere la tua salute. Lo sapevi? Un abuso di bacche di Goji (più di due cucchiaini al giorno) può portare a squilibri della pressione, della glicemia e a problemi se assumi anticoagulanti.

Il cibo non fa miracoli

Giorgio e Marina Donegani, nel libro Free From Fake (BioMedia Editore) mettono sul banco degli imputati (con tanto di accusa difesa e verdetto finale) una serie di alimenti, dalla farina bianca alle uova alla carne di maiale. Non mancano i miti detox, come le tisane e i superfood. Tutto per una spesa finalmente libera da ansie e pregiudizi.

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