Che cos’è l’home staging e perché è un lavoro di tendenza

Home staging significa valorizzare e personalizzare le case prima di metterle in vendita o in affitto. Si tratta di una professione emergente e interessante per le donne

Se ti è mai capitato di cercare casa da comprare o affittare, online come dal vivo, saprai bene quanto gli annunci possano essere deprimenti. Non solo per i costi o la mancata disponibilità, ma anche perché spesso è difficile farsi un’idea di un appartamento a causa delle condizioni in cui versa: a meno che tu non abbia un professionista del settore al tuo fianco, come un architetto o un interior designer, può essere complicato infatti valutare un immobile alla prima visita o, peggio ancora, dalle foto di un annuncio. Lo stesso succede dall’altra parte, se invece la tua intenzione è vendere o affittare: spesso le case rimangono ferme sul mercato perché non riescono ad attrarre potenziali compratori o inquilini. L’home staging è una pratica che negli ultimi anni è diventata sempre più popolare proprio perché cerca di risolvere questi problemi, intervenendo nel passaggio intermedio tra chi vende e chi compra. Un po’ come negli show di “make over” che siamo abituati a vedere in tv, l’home staging punta a valorizzare e personalizzare un immobile senza però ricorrere a interventi strutturali.

È una pratica che integra le competenze di interior design a quelle di marketing, ma anche fotografia e hospitality, ed è oggi una professione interessante sia per chi lavora già nel settore immobiliare sia per chi ha intenzione di affacciarvisi. Ne parliamo con Francesca Greco, esperta di marketing immobiliare e di marketing emotivo applicato, che nel 2015 ha lanciato a fianco del marito l’agenzia Home|Philosophy Real Estate, la prima in Italia a inserire tra i suoi servizi l’home staging su tutti gli immobili presi in gestione. Il corso Home Staging di Home Philosophy è l’unico in Italia ed in Europa ad essere approvato dall’Associazione Internazionale di Home Staging: oggi la Academy offre più di 200 corsi, accogliendo oltre 2000 corsisti: per il 90% si tratta di donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni, molte delle quali diventate a loro volta esperte di marketing immobiliare e formatrici certificate.

Il valore dei corsi varia a seconda dei moduli scelti: il corso di home staging "Il bello chiama il bello" di 40 ore ha un valore di 1.200 euro, ad esempio, ma in questo periodo l'agenzia ha scelto di offrire una formazione a distanza online. Il corso base è stato quindi stato rivisto e riadattato alle esigenze legate alla formazione a distanza, per offrire un percorso completo che può integrarsi con ulteriori corsi di completamento costano dai 90 euro in su, mentre per gli altri corsi (da quello di fotografia a quello di diritto e home staging) i prezzi vanno dai 150 ai 500 euro. Ma come si diventa “home stager” e che prospettive offre questa professione?

Che tipo di professionista è chi si dedica oggi all’home staging?

Molti pensano che essendo architetti o interior designer non serva fare dei corsi di home staging. In realtà si tratta di una figura diversa, ecco perché è importate seguire una formazione specifica. Questo perché, al contrario degli architetti o degli interior designer, chi si occupa di home staging non interviene sulla struttura. Il nostro lavoro è da una parte più semplice, perché non dobbiamo ristrutturare casa, abbattere muri, cambiare pavimenti, ma dall’altra parte è complesso, perché lavorare sull’esistente significa scendere a dei compromessi, accettare delle criticità. Non avrebbe senso per noi ristrutturare prima di vederla, piuttosto cerchiamo di valorizzare quello che c’è. Una volta venduta, sarà il nuovo acquirente a decidere quali migliorie apportare e spesso i lavori di home staging aiutano a capire se e che tipo di interventi fare dopo l’acquisto. La scuola Home Philosophy Academy nasce all’interno della nostra agenzia immobiliare che esiste da vent’anni a Milano. Da quando abbiamo iniziato a fare home staging, nel 2014, abbiamo preparato più di 500 case che spesso arrivavano da altre agenzie e che per lungo tempo erano rimaste ferme sul mercato. Con questo tipo di intervento, invece, siamo riusciti a mettere in luce i loro punti di forza. Dal punto di vista di chi cerca casa, poi, l’home staging facilita di molto la ricerca ed è molto più probabile che l’annuncio di una casa in vendita ben presentata venga notato e si passi all’appuntamento.

In cosa consistono i corsi e i workshop di home staging?

Dopo essermi formata come home stager, fotografo e formatore professionista, nel 2015 abbiamo iniziato a erogare corsi di formazione. Il nostro corpo docente è formato da un gruppo di 20 professionisti, tra fotografi, architetti, interior designer, esperti di grafica e di marketing, e il corso prepara a svolgere questa attività sotto tutti i punti di vista. Ovviamente chi ha competenze nel campo dell’architettura o dell’interior designer è agevolato, perché ha un’idea degli spazi, degli ingombri e dei volumi, ma per fare l’home stager sono fondamentali le competenze nel marketing. Il nostro è un passaggio intermedio [della compravendita di una casa, ndr]: lavoriamo al fianco di agenti immobiliari, costruttori, investitori, cittadini privati che vogliono vendere il loro immobile.

Quali sono i requisiti per accedere alla professione?

Per quanto riguarda i nostri corsisti, per un 90% si tratta di donne, mentre l’età media va dai 38 ai 50 anni. Si tratta perlopiù di persone che hanno un bagaglio formativo e lavorativo alle spalle, donne già realizzate professionalmente: architetti, interior designer, visual merchandiser, consulenti immobiliari, anche le wedding planner, perché in qualche modo preparare una casa alla vendita è come organizzare un evento. Ma ci sono anche persone che provengono da tutt’altre esperienze e anche casalinghe, che dopo aver cresciuto i figli vogliono iniziare un’attività per loro stesse e sono attratte da questo settore. Si tratta di un’attività che non richiede uno sforzo economico troppo impegnativo, né per seguire i corsi né per l’avviamento: non c’è bisogno di un ufficio o di uno studio, ma invece di un sito internet e un profilo social, biglietti da visita e di un magazzino con il materiale che si costruisce nel tempo. Personalmente ho formato quasi 500 stager, in tutt’Italia e non solo, e abbiamo fatto corsi per più di 2000 persone: questo perché la stessa persona può seguire più corsi, da quello di fotografia a quella di branding, da quello di feng-shui a quello di microricettività, ovvero come preparare una casa per gli affitti brevi, dal corso di marketing all’organizzazione del magazzino fino a quello con l’avvocato e il fiscalista. I corsisti arrivano per la maggior parte arrivano da tutta Italia, ma anche dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo e dal Brasile, perché siamo l’unica scuola in Europa ad avere un accreditamento professionale. L’home stager non è una figura ufficialmente riconosciuta [non esiste un esame di abilitazione o un albo, ndr], ma noi stiamo cercando di ottenere credibilità a livello formativo, in modo che la formazione stessa sia percepita come utile a intraprendere la professione.

La pandemia ha messo molto in difficoltà il mercato immobiliare. In questo periodo ha notato un maggior interesse verso questa professione?

La pandemia ha dato un colpo durissimo al mercato immobiliare. Prendiamo l’esempio di Milano: tante persone sono state messe in smart working o in cassa integrazione, per cui hanno deciso di lasciare la città. Come conseguenza, molte case sono rimaste vuote e le persone che cercano sono relativamente poche, una situazione ribaltata rispetto al 2019. Ecco perché l’home staging serve molto in questa situazione: ci sono tanti proprietari che stanno cercando di vendere casa o mettere in affitto, per cui diventa importante “esaltare” la tua proprietà rispetto a tutte le altre che ci sono sul mercato. Per quanto riguarda i corsi, invece, abbiamo avuto un vero e proprio e boom. Nei primi mesi di lockdown (marzo e aprile 2020), abbiamo avviato 17 micro corsi gratuiti anche per testare la modalità di didattica online con all’incirca 150 persone alla volta. Si trattava di workshop di un paio d’ore che ho tenuto con vari docenti, anche per avvicinare le persone alla materia e superare quel momento difficile. Abbiamo chiesto un piccolo contributo che poi abbiamo donato alla Protezione Civile. Quest’esperienza mi ha convinto a mettere i corsi online: all’inizio ero spaventata perché non ero sicura di riuscire a fare la formatrice a distanza, ma invece è andata molto bene. Anche se personalmente soffro per la mancanza dell’aula, dai nostri feedback riscontriamo che i concetti arrivano lo stesso. 

Riproduzione riservata