Niksen, la filosofia del dolce far nulla

18 10 2019
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Dall'Olanda arriva il niksen. Sulla scia dell’hygge danese e del lagom svedese, è una filosofia di vita che combatte lo stress attraverso momenti di inoperosità e ozio come forma di recupero energetico

L'ozio potrebbe non essere l’origine di tutti i vizi ma, anzi, un viatico per la serenità in un mondo che ci vuole sempre attivi e iperconnessi. Lo dimostra il “niksen”, ultima tendenza arrivata dai Paesi Bassi che promette di sconfiggere lo stress e il burnout (riconosciuto lo scorso maggio dall’Oms come disurbo medico) attraverso il dolce far nulla.

Arriva dopo l'hygge e lagom

In passato ci aveva già pensato l’hygge, lo stile di vita danese basato sull’intimità e sulla convivialità come fonti di felicità e benessere. Poi è stata la volta del lagom, invito svedese alla sobrietà e alla giusta misura come viatico per un’esistenza serena. La pratica olandese va oltre e individua nell’inerzia il segreto del vivere bene.

Disconnettersi e stare inattivi

Elogiata anche dal quotidiano Guardian, il niksen punta alla riconciliazione con se stessi. Per provarla basta sospendere ogni attività e “disconnettere” la mente per alcuni minuti (all’inizio ne possono bastare 5 o 10), tanto che c’è chi azzarda un accostamento con la meditazione Mindfulness. Ognuno può scegliere il metodo che preferisce: chiudere gli occhi, distendersi, ascoltare musica o scrutare il cielo dalla finestra. L’importante è rendere onore al significato della parola niksen, ovvero essere inattivo, fare qualcosa di inutile.

Il libro che spiega cos'è il niksen

Il libro che parla di questa filosofia si intitola "Niksen: the dutch art of doing nothing" (non ancora tradotto in italiano) dell’olandese Carolien Janssen, che lo ha teorizzato. L’autrice dirige un centro di recupero per chi è vittima di burnout. Ma il metodo, scrive, può essere utile anche per trovare nuove idee, perché quando siamo in modalità “off” il cervello sta comunque processando soluzioni.

«Il niksen è una celebrazione dell’inoperosità» dice la psicologa Carolien Janssen nel suo libro. «L’ozio non va sempre inteso come sinonimo di pigrizia, ma come forma di recupero energetico: i latini, e l’imperatore Adriano in particolare, lo accostavano alla sfera del piacere e della conoscenza» spiega Alfonso Amendola, sociologo all’università degli Studi di Salerno. «Nella filosofia orientale e in quella zen, invece, l’ozio è quanto di più vicino alla meditazione e al possesso di se stessi. Oggi i Paesi Bassi recuperano la grande tradizione del pensiero: il niksen non è affatto la siesta della nullafacenza».

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