C’è un momento preciso in cui il Festival di Sanremo smette di essere solo una gara canora e diventa qualcosa di più. Succede quando riaprono le iscrizioni al FantaSanremo. Anche quest’anno il fantasy game legato alla kermesse musicale torna a coinvolgere milioni di appassionati, pronti a scegliere squadre, capitani e bonus improbabili. Un gioco nato quasi per scherzo che oggi è parte integrante dell’esperienza sanremese.
Ma quando e come nasce il FantaSanremo? E perché è riuscito a conquistare così tanti italiani, trasformando il Festival in un grande gioco collettivo?
FantaSanremo riparte: cosa succede con l’edizione 2026
Le iscrizioni al FantaSanremo 2026 sono da oggi ufficialmente aperte. Il meccanismo resta quello che ha decretato il successo del gioco: ogni partecipante ha a disposizione un budget virtuale di 100 “baudi” per costruire una squadra di sette artisti in gara, da schierare tra titolari e riserve, con un capitano che può fare la differenza.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi definizione quanto il fenomeno sia cresciuto. Nell’ultima edizione, il FantaSanremo ha coinvolto oltre 3,5 milioni di utenti, confermandosi come uno dei giochi più seguiti legati a un evento televisivo. Un successo che non si basa solo sulla competizione, ma sulla partecipazione: leghe tra amici, colleghi, famiglie, commenti sui social e un’attesa che cresce giorno dopo giorno.
Anche nel 2026 non mancano le novità, tra finestre temporali precise per cambiare la formazione, quotazioni molto equilibrate e bonus sempre più creativi, capaci di rendere imprevedibile ogni serata del Festival.
Quando nasce il FantaSanremo e da dove arriva l’idea
Il FantaSanremo nasce nel 2019 quasi per gioco, lontano anni luce dai milioni di utenti di oggi. L’idea prende forma a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, all’interno del gruppo di amici e creativi che anima Radio Elpì, una web radio locale. L’obiettivo iniziale è semplice e molto poco ambizioso: rendere più divertenti le lunghe serate del Festival, guardandolo insieme con uno spirito diverso, meno solenne e più ironico.
Ispirato ai fantasy game sportivi, il FantaSanremo applica lo stesso meccanismo a un contesto completamente diverso: la musica. Non conta solo la canzone, ma tutto quello che succede intorno. I look, le gaffe, le frasi iconiche, i rituali del palco. Elementi che da sempre fanno parte dell’immaginario sanremese e che, per la prima volta, diventano regole di un gioco condiviso.

All’inizio partecipano in pochi, soprattutto amici e ascoltatori della radio. Non ci sono sponsor, premi o strategie elaborate. C’è solo la voglia di ridere, commentare e sentirsi parte di qualcosa. Ma proprio questa leggerezza diventa la sua forza. I bonus improbabili, l’autoironia e la capacità di giocare con Sanremo, e non contro Sanremo, conquistano rapidamente il pubblico dei social.
Dal gioco di nicchia al fenomeno pop nazionale
Anno dopo anno, il passaparola fa il resto. Il gioco cresce, si struttura, ma senza perdere il suo spirito originario. Il FantaSanremo non nasce per competere, ma per condividere. Ed è probabilmente questo il segreto del suo successo: essere rimasto fedele a quell’idea iniziale, nata su un divano davanti alla tv, in cui Sanremo diventava finalmente un’esperienza da vivere insieme, con leggerezza.
In pochi anni il FantaSanremo smette di essere un passatempo di nicchia e diventa un fenomeno pop. Entra nel linguaggio comune, nei titoli dei giornali, nei commenti in diretta. Anche gli artisti iniziano a partecipare, spesso dichiarando apertamente di “giocare” con il pubblico, inserendo gesti, parole o outfit pensati per far guadagnare punti alle squadre.
Il gioco riesce così a fare una cosa rara: coinvolgere chi segue Sanremo da sempre e chi magari lo guardava distrattamente. Trasforma ogni esibizione in un’occasione di commento, ogni dettaglio in una possibile strategia.
Perché il FantaSanremo piace così tanto agli italiani
Il successo del FantaSanremo si spiega con una combinazione di fattori. È gratuito, inclusivo e non richiede competenze musicali particolari. Basta la voglia di partecipare. Non c’è un vero “vincitore assoluto”, ma tante micro-sfide personali che rendono il gioco accessibile a tutti.
C’è poi l’ironia. I bonus improbabili, i riferimenti pop, le citazioni e le gag trasformano Sanremo in un grande racconto collettivo, in cui ci si sente parte di una comunità. Una comunità che commenta, scherza, si prende sul serio solo fino a un certo punto.