La casa di Ninetta nasce da una storia molto personale: quella di Lina Sastri e di sua madre. Nel film, in onda in prima visione su Rai 3 venerdì 10 aprile alle 21.20, la Sastri interpreta Lucia, un’attrice affermata che torna a Napoli per stare accanto alla madre malata di Alzheimer. Da questo ritorno prende forma un racconto che attraversa il tempo e i ricordi, ricostruendo il legame profondo tra madre e figlia.

“La casa di Ninetta”: trama e personaggi

Lucia (Lina Sastri) è un’attrice di successo che torna nella casa d’infanzia per visitare la madre, Ninetta – nella sua età anziana interpretata da Angela Pagano – ormai fragile, malata di Alzheimer e accudita da tre badanti, donne che sono ormai diventate parte della famiglia (Antonella Morea, Antonella Stefanucci, Franca Abbategiovanni).

Il ritorno riapre la memoria e porta alla luce i ricordi della giovinezza, quando Lucia viveva con la madre (Ninetta da giovane è Maria Pia Calzone), e con il fratello.

Accanto a loro c’è la figura del padre, Alfonso (Massimo De Matteo): affascinante ma incapace di restare, lascia la famiglia per trasferirsi in Brasile, dove costruisce una nuova vita.

Il film si muove così tra presente e passato, seguendo il filo emotivo della protagonista e il suo rapporto con una madre forte, complessa e centrale nella sua crescita.

Un racconto autobiografico tra cinema, teatro e memoria

La casa di Ninetta nasce da un racconto autobiografico di Lina Sastri, poi diventato anche testo teatrale. Il film alterna scene intime e momenti più evocativi, spesso guidati dalla voce fuori campo della protagonista.

Non è solo una storia familiare, ma un modo per rimettere insieme i frammenti della propria identità. Il film costruisce un dialogo continuo con la figura materna, anche quando la memoria si fa incerta o si spezza.

Al centro resta Ninetta: una donna appassionata, legata al canto, capace di resistere alle difficoltà e di crescere i figli nonostante l’assenza del marito.

Napoli, la madre e il tempo che ritorna

Nel film, Napoli non è solo un’ambientazione. È parte del racconto, quasi un personaggio. È la città dell’infanzia, dei legami familiari e delle contraddizioni.

La memoria si muove insieme agli spazi: la casa, le strade, le voci. Tutto contribuisce a costruire un tempo che non è lineare, ma fatto di ritorni, di immagini che riemergono e di emozioni che restano.

Il legame madre-figlia è il centro emotivo del film. Non viene idealizzato, ma raccontato nella sua complessità, tra affetto, fatica e distanza.