In La gioia, film in uscita al cinema il 12 febbraio, Nicolangelo Gelormini non punta a rifare la cronaca nera. I nomi cambiano, i fatti si deformano, lo spazio si fa astratto. Al centro non c’è l’indagine, ma un legame sbilanciato, raccontato come un vortice intimo e perturbante.

Il film – interpretato da Valeria Golino e Saul Nanni – osserva la relazione tra una donna fragile e un ragazzo più giovane che usa seduzione, promessa e manipolazione come strumenti di controllo. È un racconto che lavora sulle sensazioni: la fiducia che si apre lentamente, la promessa di un altrove, la paura di perdere ciò che sembra dare finalmente valore alla propria vita.

Gelormini parte da un fatto reale, ma se ne distanzia per scelta artistica. Non interessa mostrare «come è andata»: interessa cosa si prova mentre sta accadendo. E proprio per questo, conoscere la storia vera di La gioia permette di capire su quale terreno emotivo poggia il film.

La storia vera di «La gioia»: chi era Gloria Rosboch

Il riferimento reale è il caso di Gloria Rosboch, insegnante di francese a Castellamonte, nel Canavese (Torino). Una donna di 49 anni, riservata e molto legata ai genitori anziani con cui viveva. Una figura lontana da quella fragilità «visibile» che ci si aspetterebbe da una vittima di manipolazione: la sua quotidianità era semplice, ordinata, senza eccessi.

Roma, cinema Barberini, photocall film "La Gioia". Nella foto: Saul Nanni, Nicolangelo Gelormini, Valeria Golino, Jasmine Trinca, Francesco Colella

Proprio per questo, agli occhi del suo ex studente Gabriele Defilippi, Gloria appare come una persona da convincere, conquistare e indirizzare. La loro relazione, mai definita apertamente, si costruisce nel tempo attraverso messaggi, confidenze e promesse di un futuro nuovo.

Un legame ambiguo che diventa truffa

Defilippi parla di progetti all’estero, investimenti vantaggiosi, una vita diversa da immaginare insieme. Gloria gli crede. Nel giro di alcuni mesi gli consegna più di 180mila euro, tra risparmi personali e denaro chiesto ai genitori.

Quando si accorge dell’inganno, nel settembre 2015, lo denuncia per truffa. Ma la denuncia non chiude il rapporto: lo trasforma in qualcosa di più teso, più imprevedibile, più pericoloso.

Il delitto del 2016: cosa accadde davvero

Il 13 gennaio 2016 Gloria esce di casa con la scusa di un incontro per chiarire una questione. Sale in auto con Defilippi e il suo amico Roberto Obert. Durante il tragitto, in una zona isolata vicino a Rivara, viene uccisa. Il corpo viene nascosto in una vasca di scolo e ritrovato oltre un mese dopo.

Il movente appare subito chiaro: evitare conseguenze per la truffa. Il processo porterà alla condanna di Gabriele Defilippi a trent’anni di carcere per omicidio, di Roberto Obert a diciotto anni e nove mesi e della madre di Defilippi per concorso in truffa. Il quadro giudiziario è netto. Ma la parte invisibile – quella dell’illusione e della manipolazione affettiva – resta il nodo più doloroso.

Cosa cambia nel film rispetto alla storia vera

La gioia evita volutamente la sovrapposizione con la realtà: i nomi non sono gli stessi; non c’è ricostruzione del delitto; il focus non è l’indagine, ma l’educazione sentimentale mancata; la relazione è raccontata come un territorio ambiguo dove attenzione, desiderio e dipendenza si mescolano.

Il film abita l’istante prima della tragedia: il momento in cui la protagonista percepisce la possibilità di una vita diversa e prova, forse per la prima volta, a sentirsi al centro di qualcosa. È in questo spazio intermedio che nasce la «gioia» del titolo: fragile, illusoria, destinata a spezzarsi.