Quando nell’Inghilterra vittoriana del 1847 l’editore Thomas Cautley Newby pubblicò il romanzo Cime tempestose, la sua autrice Emily Brontë fu oggetto di critiche feroci e fantasiose. Un esempio: «Come un essere umano abbia potuto tentare un libro simile senza suicidarsi prima di aver finito una dozzina di capitoli è un mistero. È un miscuglio di volgare depravazione e orrori innaturali». Oppure: «Nonostante la ripugnante volgarità di gran parte dei dialoghi e le improbabilità di molte situazioni della trama, restiamo comunque rapiti». I personaggi erano apparsi detestabili e l’immoralità senza redenzione di Heathcliff aveva lasciato i lettori semplicemente sconcertati. Nel tempo il romanzo fu compreso e rivalutato, diventando un classico della letteratura trasposto più volte in versione cinematografica e ispirando a Kate Bush la sua canzone più bella e conosciuta, Wuthering Heights (o almeno era così prima che i Duffer Brothers usassero Running up that hill (A Deal With God) nella quarta stagione di Stranger Things).
“Cime tempestose“: il nuovo film di Emerald Fennel con Jacob Elordi e Margot Robbie
Adesso Cime tempestose torna a essere argomento di dibatto grazie a una rilettura della regista britannica Emerald Fennell che si preannuncia apertamente controversa. Conosciamo Fennell per essere stata il volto di Camilla Shand nella serie The Crown, ma è sicuramente con lo scandaloso Saltburn, da lei scritto e diretto nel 2023, che il suo nome è finito sulla bocca di tutti. Un film che in un certo senso rivisitava un altro classico inglese, Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh, mescolandolo a Il talento di Mr. Ripley, il tutto con una certa quota ruggente di “depravazione e orrori innaturali” (per citare ancora una volta i critici vittoriani).

L’audacia espressiva che dobbiamo aspettarci da questa nuova versione di Cime tempestose sembra del resto essere confermata dai teaser rilasciati nel corso di questi mesi. Nulla appare casuale: dalla data d’uscita fissata a San Valentino alle immagini ufficiali rilasciate come appetizer. Dobbiamo prepararci a un’interpretazione fortemente personale, che parte dal casting di Heathcliff e Catherine (Jacob Elordi e Margot Robbie), attraversa costumi e atmosfera e arriva a un erotismo che si annuncia sublimato fino al grado di esplicito.
È o non è una storia d’amore?
Tuttavia c’è una domanda da porsi sull’anima della storia e che è parte del fascino non incasellabile di questo grande classico: Cime tempestose è o non è una storia d’amore? È una storia di rabbia e vendetta ma, sì, è anche una storia d’amore, che mostra come l’amore non deve essere. La citazione più famosa di Cime tempestose è una frase pronunciata da Catherine:
Io sono Heathcliff! Egli è sempre, sempre nella mia mente: non come un piacere, più di quanto io sia sempre un piacere per me stessa, ma come il mio stesso essere
Intendiamoci, dal punto di vista letterario Emily Brontë è un prodotto tanto del romanzo gotico di fine ’700 quanto del Romanticismo. Ma, comunque la si legga, la frase di Catherine è spaventosa perché racconta annullamento, quando invece in una relazione il confine del sé è sacro quanto l’amore stesso.

Heathcliff e Catherine: un amore oscuro
Il legame tra Heathcliff e Catherine è un amore oscuro, che degenera in ossessione, vendetta e rovina. Non solo per loro, ma anche per gli sfortunati fratelli Linton, i cui destini finiscono per intrecciarsi con i loro. Cito non a caso Isabella Linton, che per me resta il personaggio più tragico dell’intera storia. Il modo in cui Heathcliff la tratta è, ancora oggi, la parte più insopportabile del romanzo, sin da quando lo lessi per la prima volta a 17 anni, un’età in cui è più istintivo, e forse persino desiderabile, identificarsi con Catherine Earnshaw. Catherine muore amata da due uomini (anche se quello di Heathcliff è un amore violento e irrisolto), mentre Isabella è condannata a vivere maltrattata, senza l’amore di nessuno.

E questo è il momento in cui occorre dirlo: anche se avrà lo sguardo irresistibile di Jacob Elordi, che è stato capace di farci innamorare pure nei panni del Frankenstein di Guillermo del Toro, neanche per un momento Heathcliff dev’essere innalzato al rango di eroe romantico. Heathcliff è l’incarnazione del Male, assoluto e metafisico. Non lo dico solo io ma anche Georges Bataille, che scrisse un testo su Cime tempestose nel 1957. Da quasi 200 anni critici e lettori si interrogano su come una donna apparentemente priva di esperienza del mondo abbia saputo rappresentare una passione ossessiva e proibita.
Emily Brontë e il legame ambiguo con il fratello Branwell
C’è dunque chi ritiene che Emily Brontë sia stata influenzata dal legame con l’unica figura maschile davvero centrale della sua vita e cioè il fratello Branwell, con cui aveva un rapporto creativo e affettivo molto intenso sin da quando erano bambini. Un rapporto che, attraverso un’interpretazione simbolica data da certi studiosi, potrebbe anche essere stato ambiguo. Branwell – l’unico Brontë privo di un vero talento, sebbene sia a lui che dobbiamo il celebre ritratto delle tre sorelle oggi alla National Portrait Gallery di Londra – era indubitabilmente autodistruttivo. Morì a 31 anni per le conseguenze della dipendenza da alcol e oppiacei, consumato da risentimento e ossessione. Ci ricorda qualcuno? E siccome la realtà supera sempre la fantasia, la stessa Emily morirà di tubercolosi neanche 2 mesi dopo il fratello. Che ci sia stata o meno una sovrapposizione romanzata, certo è che il destino dei due fratelli è stato persino più tragico di quello di Heathcliff e Catherine.

Il film sarà la versione di Cime tempestose di Emmerald Fennel
Alla luce di tutto questo, l’incontro tra uno dei più conturbanti romanzi della letteratura mondiale e una giovane regista che in termini di conturbante non ha nulla da imparare si preannuncia materiale incandescente. Che Emerald Fennell spingerà all’estremo tutte le note più orrorifiche e sensuali di questa storia è il minimo che possiamo aspettarci. Ma Fennell è anche onesta: il titolo cinematografico appare tra virgolette come scelta editoriale ben precisa. Quello che vedremo è il suo “Cime tempestose”, nato dalle sensazioni che la lettura le ha lasciato dentro quando era ancora una ragazzina e in cui ha inserito scene che non c’erano ma che lei avrebbe voluto che ci fossero. Non sarà una versione filologica, ma la “sua” versione, la “sua” visione, frutto dell’elaborazione del suo immaginario.

Io penso tuttavia che, con o senza virgolette, in una paradossale quanto virtuosa circolarità, Fennel riuscirà a esprimere proprio quella “depravazione” che sconcertò i vittoriani, con la solidità di chi mette in conto di non essere capito e tuttavia va avanti con gloria. E forse, questo è più fedele allo spirito immortale di Emily Brontë di quanto non lo sia la completa ortodossia.
Alessia Gazzola racconta Emily Brontë nel nostro podcast
La scrittrice Alessia Gazzola, autrice delle saghe bestseller L’Allieva e Miss Bee, è una grande conoscitrice e ammiratrice di Emily Brontë. La racconta anche in una puntata della serie podcast che ha realizzato con Donna Moderna: Stanze tutte per sé. Storie di scrittrici disubbidienti. Sulle principali piattaforme podcast.