La fiction Rai La Preside, con Luisa Ranieri, ha conquistato il pubblico in termini di ascolti. Il racconto, ambientato in una periferia segnata da difficoltà sociali e criminali, ha però suscitato la reazione del sindaco di Caivano, Antonio Angelino. Il primo cittadino ha contestato la rappresentazione televisiva del territorio, ritenendola legata a un passato che non rispecchia più la realtà attuale. La polemica si è sviluppata sui social ed è rapidamente diventata un tema di dibattito pubblico, intrecciando successo televisivo, identità locale e responsabilità del racconto.
La fiction La Preside
La Preside è una serie Rai diretta da Luca Miniero e con Luisa Ranieri come protagonista. Stasera in prima serata su Rai 1 alle 21.30, andrà in onda la seconda puntata (composta da due episodi). La fiction racconta l’arrivo della dirigente scolastica Eugenia Liguori alla guida di un istituto superiore di Caivano, una periferia complessa dell’area napoletana.
Il personaggio interpretato da Luisa Ranieri è liberamente ispirato alla storia reale della preside Eugenia Carfora e mette in scena il tentativo di restituire alla scuola un ruolo centrale in un contesto segnato da dispersione scolastica, illegalità e fragilità familiari.
La trama segue il suo confronto quotidiano con studenti difficili, famiglie diffidenti e un territorio ferito, costruendo un racconto che intreccia dimensione personale e impegno civile, e che fa della scuola il fulcro di un possibile riscatto collettivo.
Tra fiction e realtà
Il personaggio di Eugenia Liguori, a cui presta il volto Luisa Ranieri, è liberamente ispirato alla dirigente scolastica Eugenia Carfora e alla sua storia. È lei la preside nota per il lavoro svolto in un istituto di Caivano, in anni segnati da forti criticità sociali.
Carfora è stata riconosciuta a livello nazionale per l’impegno nel contrasto alla dispersione scolastica e nel rafforzamento del ruolo della scuola come argine alla criminalità. La serie riprende episodi e contesti reali, ma non vuole essere una ricostruzione documentaristica. Personaggi ed episodi sono rielaborati e resi funzionali alla narrazione e l’operazione non ha convinto tutti.
La rappresentazione di Caivano
Nella fiction La Preside, Caivano viene evocata come periferia difficile, segnata da degrado urbano, presenza della criminalità organizzata e mancanza di opportunità per i giovani. Le scenografie e le ambientazioni restituiscono un contesto di palazzoni, strade marginali e tensioni sociali, funzionali al racconto del conflitto e del riscatto.
È proprio questa immagine, fortemente legata a un periodo storico preciso, ad aver alimentato le critiche dell’amministrazione comunale, che sottolinea come la città abbia avviato da tempo un percorso di cambiamento.
Il sindaco non ci sta
Antonio Angelino, sindaco di Caivano, ha affidato ai social una presa di posizione netta sulla serie. Ha scritto che «quella Caivano non esiste». «Quella che vediamo in tv è una pagina di storia passata», ha precisato dunque sottolineando come passi un messaggio sbagliato sulla situazione odierna anche se indirettamente. E ha aggiunto: «le sceneggiature si scrivono su fatti già avvenuti, mentre la realtà di oggi corre più veloce della pellicola».
Angelino ha riconosciuto le esigenze del linguaggio televisivo, affermando che «la televisione ha bisogno di semplificare e romanzare per arrivare al grande pubblico». Ha posto però una domanda diretta: «Perché continuare a raccontare a tutto il mondo la Caivano della droga e della camorra quando quella storia è stata superata?».
Nel suo intervento il sindaco ha ribadito che le difficoltà non sono negate, ma ha sottolineato come oggi sia possibile parlare di «una città diversa», chiedendo che non venga riproposta un’immagine unica e cristallizzata del territorio.
Ha inoltre ringraziato Eugenia Carfora e il personale scolastico per il lavoro svolto, dichiarando che «Caivano la difendiamo ogni giorno con l’impegno delle istituzioni e dei cittadini» e che ora «va valorizzata per il percorso di cambiamento già compiuto».
Il commento del regista Luca Miniero
«La vicinanza della scuola ai palazzoni di periferia rende la storia “universale”, non è importante dove è stata girata» ha spiegato Luca Miniero. Il regista si riferisce al fatto che l’ambientazione dichiarata de La Preside sia Caivano, ma il set principale era in larga parte a San Giovanni a Teduccio, sempre nell’area metropolitana di Napoli.
Quello che però lascia intendere è anche che l’obiettivo del racconto non era solo quello rappresentare un singolo comune. L’intento della fiction è di mettere in luce una realtà complessa e difficile che può appartenere a molte periferie italiane, non solo a Caivano.