Stasera, in prima serata su Rete 4, va in onda L’ultima cena, il film del regista e sceneggiatore Mauro Borrelli che porta sul piccolo schermo uno degli episodi più densi di significato dell’intera storia del cristianesimo.
Non una biografia completa di Gesù, ma un focus preciso su quelle ore che precedettero la sua cattura e morte: l’ultima cena con i dodici apostoli, momento di condivisione, rivelazione e frattura.
È un episodio che da secoli non smette di interrogare e ispirare: lo ha fatto la letteratura, lo ha fatto l’arte, lo ha fatto il cinema. E stasera lo fa ancora, con uno sguardo contemporaneo che non rinuncia alla fedeltà storica e spirituale.
“L’ultima cena”, tutto sul film di Mauro Borrelli
Mauro Borrelli, sceneggiatore e regista romano con una lunga carriera internazionale, ha costruito questo film con un approccio rigoroso: fedele ai Vangeli, al contesto storico e alla tradizione ebraica del tempo. Il risultato è un’opera uscita negli Stati Uniti a marzo 2025 con grande riscontro di pubblico e critica, e ora in arrivo anche in Italia.
Al centro non c’è solo la narrazione degli eventi, ma il tentativo di restituire il peso spirituale del momento: il mistero eucaristico, il sacrificio, la promessa della Resurrezione. «Il messaggio è Gesù che si fa Pane di Vita e sacrificio per la salvezza dell’umanità», ha dichiarato lo stesso Borrelli.
La trama del film
La storia si svolge a Gerusalemme, durante quella notte in cui Gesù riunisce per l’ultima volta i suoi apostoli. Quello che inizia come un momento di condivisione si trasforma progressivamente in uno spazio carico di tensione, dove emergono dubbi, paure e l’ombra del tradimento. Emergono i segreti e le motivazioni nascoste dietro il gesto di Giuda, e insieme si dispiegano saggezza, perdono e amore incondizionato. Una domanda attraversa l’intero film: quanto siamo capaci di restare fedeli quando tutto vacilla?
Il cast
Il cast è internazionale e di qualità: Jamie Ward interpreta Gesù Cristo, Robert Knepper è Giuda Iscariota, James Oliver Wheatley veste i panni di San Pietro. Completano il cast Charlie MacGechan nel ruolo di Giovanni apostolo, Nathalie Rapti Gomez in quello di Maria Maddalena, James Faulkner come Caifa, Henry Garrett come Nicodemo, Mayssae El Halla nel ruolo di Maria madre di Gesù, Daniel Fathers come Giuseppe di Arimatea e Harry Anton come Simone lo Zelota. Il film dura 114 minuti ed è un dramma nel senso più profondo del termine.
Il racconto dell’ultima cena nei Vangeli
L’episodio dell’ultima cena è narrato da tutti e quattro gli evangelisti, anche se con sfumature diverse. Matteo, Marco e Luca lo collocano nel contesto della Pasqua ebraica, la sera del 14 Nisan secondo il calendario ebraico, e lo descrivono come un vero e proprio Seder pasquale: il pasto rituale con cui gli ebrei ricordano la liberazione dall’Egitto. Giovanni invece anticipa la cena di un giorno rispetto alla Pasqua, sottolineando un diverso significato teologico.
Il pane e il vino
Il momento centrale di questa cena è il gesto che fonderà il rito cristiano dell’Eucaristia. Gesù prende il pane, lo spezza e lo distribuisce pronunciando le parole: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me». Poi prende il calice di vino e lo passa ai discepoli: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi». Le parole, riportate con lievi variazioni dai diversi evangelisti, diventano il fondamento della teologia eucaristica cristiana.
La lavanda dei piedi e il tradimento annunciato
Solo Giovanni riporta un episodio che precede la cena vera e propria: Gesù si alza da tavola, si cinge un asciugamano e lava i piedi ai discepoli uno per uno. È un gesto umile, inatteso, che spiazza Pietro al punto da fargli opporre resistenza. Gesù lo spiega come esempio di servizio: «Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri».
Durante la cena, Gesù annuncia che uno di loro lo tradirà. Il clima si fa pesante. I discepoli, smarriti, cominciano a chiedersi chi possa essere. Secondo Giovanni, è lo stesso Gesù a indicare Giuda Iscariota porgendogli un boccone intinto, e poi a congedarlo: «Quello che devi fare, fallo presto». Gli altri non capiscono. Giuda esce nella notte.
Il discorso d’addio
Nei capitoli 14 e 17 del Vangelo di Giovanni, Gesù tiene quello che viene chiamato il discorso d’addio: un lungo monologo in cui consola i discepoli, promette loro lo Spirito Santo come Paraclito, li invita a rimanere nell’amore e anticipa la sua partenza. È uno dei testi più letti e meditati del Nuovo Testamento, ricco di immagini intense come quella della vite e dei tralci.
L’importanza dell’Ultima Cena nella religione cattolica
Nella tradizione cattolica, l’ultima cena non è soltanto un episodio storico: è il momento in cui Gesù istituisce l’Eucaristia, il sacramento centrale del culto. Durante ogni Messa, il sacerdote ripete le parole pronunciate quella sera a Gerusalemme, compiendo quello che la Chiesa definisce la transustanziazione: il pane e il vino diventano, nella fede cattolica, il corpo e il sangue di Cristo. Non è un gesto simbolico, ma una presenza reale: è questo il cuore della distinzione tra la teologia cattolica e quella protestante, che interpreta l’Eucaristia in modo prevalentemente memoriale.
L’ultima cena è anche il fondamento del sacerdozio ministeriale: Gesù, secondo la tradizione, conferisce agli apostoli il mandato di continuare questo rito nel tempo. Da quella sera discende tutta la catena di trasmissione apostolica che la Chiesa cattolica considera ininterrotta fino a oggi.
Il Giovedì Santo, che cade ogni anno alla vigilia della Pasqua, è la festa liturgica dedicata proprio a questo evento: nelle chiese di tutto il mondo si celebra la Messa in Coena Domini, con il rito della lavanda dei piedi, che richiama il gesto narrato da Giovanni.
L’ultima cena, il dipinto di Leonardo e le altre opere d’arte
Nessun episodio evangelico ha ispirato quante rappresentazioni artistiche ha generato l’ultima cena. Pittori, scultori, miniaturisti e registi l’hanno affrontata in ogni epoca, cercando ciascuno di cogliere il momento di massima tensione drammatica: l’annuncio del tradimento, il turbamento dei discepoli, la figura silenziosa e centrale di Gesù.
Il Cenacolo di Leonardo da Vinci
L’opera che ha definito per secoli l’iconografia di questa scena è il Cenacolo di Leonardo da Vinci, dipinto tra il 1494 e il 1498 sul muro del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Non si tratta tecnicamente di un affresco, ma di una tempera grassa su intonaco, tecnica che ha reso il dipinto particolarmente vulnerabile al tempo e all’umidità.
Leonardo scelse di rappresentare l’attimo immediatamente successivo all’annuncio di Gesù: «Uno di voi mi tradirà». Ogni apostolo reagisce con un’espressione diversa, in un gioco di gesti e moti dell’anima che Leonardo aveva studiato con ossessiva precisione. Giuda è l’unico a tenere in mano una borsa e a ritrarsi leggermente, identificato con sottile sottigliezza psicologica. L’opera, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, ha subito numerosi restauri ed è oggi visitabile, anche se le prenotazioni vanno fatte con largo anticipo.
Tra arte e cinema
Oltre Leonardo, molti altri artisti si sono cimentati con la rappresentazione dell’ultima cena. Andrea del Castagno aveva realizzato nel 1447 un Cenacolo nel refettorio di Sant’Apollonia a Firenze. Ghirlandaio ne dipinse due versioni nella seconda metà del Quattrocento e Tintoretto, nel 1592, realizzò quella custodita nella chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia. Nel Novecento, Salvador Dalí ne offrì un’interpretazione surrealista e luminosa.
Il cinema, dal canto suo, ha esplorato l’episodio più volte, da I Vangeli del 1964 di Pasolini fino alle produzioni recenti. Ognuna di queste opere testimonia quanto quell’ultima cena continui a parlare, a interrogare e a commuovere: non solo i credenti, ma chiunque si interroghi sul senso del sacrificio, della lealtà e dell’amore.