City of Angels, a quasi trent’anni dal debutto nelle sale, conserva intatto il suo fascino malinconico. Uscito nel 1998 e diretto da Brad Silberling, è uno dei titoli romantici più amati della sua generazione. Con due protagonisti in stato di grazia come Nicolas Cage e Meg Ryan, il film continua a commuovere grazie anche a una narrazione intensa e a una colonna sonora che ha segnato un’epoca.

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La trama di “City of Angels”

City of Angels racconta la storia della dottoressa Maggie Rice, stimata cardiologa in servizio in un grande ospedale di Los Angeles. Quando un intervento apparentemente di routine si conclude con la morte del paziente, la donna entra in una profonda crisi professionale e personale, mettendo in dubbio le proprie capacità.

In quegli stessi corridoi opera Seth. Lui è un angelo immortale vestito di nero, invisibile a tutti tranne a chi si trova sull’orlo della morte. Il suo compito? Offrire conforto spirituale ai malati e accompagnare i morenti nell’aldilà.

Colpito dalla forza e poi dalla disperazione di Maggie, Seth se ne innamora e decide di aiutarla a ritrovare se stessa.

Tra i due nasce un legame carico di domande. Maggie nota che quel ragazzo strano non ha mai fame né sonno, non lascia impronte, non sanguina se si ferisce.

Seth, intanto, comprende che l’unico modo per stare davvero con lei è rinunciare all’immortalità e diventare uomo. A guidarlo in questa scelta è Nathaniel Messinger, un paziente dell’ospedale che Seth scopre essere un ex angelo caduto anch’egli per amore, anni prima.

Il “salto” dalla condizione angelica a quella umana si concretizza in un volo dai ponteggi di un edificio in costruzione. Quando Seth tocca terra e sente il dolore della caduta, sa di aver raggiunto il suo scopo.

L’amore con Maggie si compie, ma il destino si rivela spietato: un incidente strappa via la donna proprio quando la felicità sembrava finalmente a portata di mano.

Nel finale, Seth capisce che la vita umana è bella in tutta la sua imprevedibilità. Un dono che vale la pena accettare anche nel dolore.

Un remake hollywoodiano con radici europee

City of Angels nasce come adattamento americano de Il cielo sopra Berlino, capolavoro del regista tedesco Wim Wenders del 1987, che aveva riscosso un grande successo a livello internazionale. La sceneggiatura fu affidata a Dana Stevens, che traspose la storia da Berlino a Los Angeles.

Meg Ryan nel film City Of Angels

La scelta non fu casuale: Los Angeles, la città degli angeli, divenne così un luogo metaforicamente alle porte del Paradiso.

Rispetto al film di Wenders, concentrato sull’identità di Berlino e sull’esistenza dei suoi abitanti, City of Angels è più una storia d’amore, elemento che contribuì al suo grandissimo successo di pubblico.

Il regista che veniva da “Casper”

Brad Silberling, scelto per dirigere il film, aveva esordito alla regia con Casper. Un curriculum all’apparenza lontano dal dramma romantico, ma che rivelava già una familiarità con mondi soprannaturali e con la gestione emotiva di personaggi al confine tra la vita e la morte.

Silberling riuscì a costruire un’atmosfera rarefatta e sospesa, in cui Los Angeles appare come una città bellissima e al tempo stesso irreale.

Nicolas Cage e la preparazione al ruolo

Nicolas Cage si preparò al ruolo leggendo testi filosofici e religiosi sugli angeli, e descrisse l’interpretazione di Seth come uno dei ruoli emotivamente più logoranti della sua carriera.

Il risultato è una performance silenziosa e intensa, in cui l’attore comunica con lo sguardo e con il corpo più che con le parole.

Nella celebre scena in cui Meg Ryan si guarda allo specchio e Cage non compare nel riflesso, la sequenza fu girata due volte con tecnica di motion control: una con entrambi gli attori in scena, una senza, e le due riprese furono poi fuse in post-produzione.

Meg Ryan e il peso emotivo del set

Meg Ryan, all’epoca la star indiscussa delle commedie romantiche americane, accettò il ruolo per la possibilità di cimentarsi con un registro più drammatico. L’attrice descrisse le riprese come un’esperienza estenuante, paragonandola a camminare sul filo del dolore per settimane intere. La sua interpretazione di Maggie, fragile e determinata insieme, è considerata tra le più riuscite della sua carriera.

Gli effetti visivi per lo sguardo degli angeli

Per rendere credibile la natura ultraterrena delle creature celesti, il regista ha adottato accorgimenti tecnici particolari durante le riprese. Come raccontato da Nicholas Cage a Variety, gli attori che interpretavano gli angeli veniva chiesto di non sbattere mai le palpebre mentre si trovavano all’interno dell’inquadratura.

Lo scopo era quello di trasmettere un senso di fissità estraneo agli esseri umani. Un dettaglio apparentemente semplice ma faticoso da mantenere sul set. Questo ha contribuito a creare quell’atmosfera eterea e distaccata che caratterizza la prima parte della narrazione, prima che il protagonista decida di compiere il grande passo verso la mortalità.

Un successo commerciale clamoroso

Il film fu realizzato con un budget di 55 milioni di dollari e incassò nel mondo quasi 199 milioni di dollari. Nelle prime sette settimane di programmazione soltanto negli Stati Uniti raggiunse i 72,8 milioni di dollari, con un esordio nel primo weekend da 15,4 milioni.

Un risultato che trasformò quella che avrebbe potuto essere una scommessa rischiosa in uno dei maggiori successi di quell’anno.

La colonna sonora: un capolavoro a sé

La colonna sonora del film annovera alcune delle firme più prestigiose della storia della musica, tra cui U2, Peter Gabriel ed Eric Clapton, diventando una delle colonne sonore di maggior successo degli anni Novanta. I due singoli Iris dei Goo Goo Dolls e Uninvited di Alanis Morissette, pubblicati nel 1998, ottennero un grandissimo successo internazionale.

Iris in particolare è diventata negli anni un brano transgenerazionale, capace di rievocare immediatamente le atmosfere del film anche tra chi non lo ha mai visto. Il titolo della canzone pare essere stato ispirato dal nome della cantante country Iris DeMent, anche se in molti lo collegano alla figura mitologica di Iris, messaggera degli dei.