Ci sono film che, con il passare degli anni, sembrano acquisire nuovi significati: Principessa Mononoke appartiene a questa categoria. Il capolavoro scritto e diretto da Hayao Miyazaki torna nelle sale italiane dal 4 al 10 giugno 2026 grazie a Lucky Red, in una versione restaurata in 4K e con un nuovo doppiaggio italiano.
Uscito in Giappone nel 1997 e arrivato nei cinema italiani nel 2000, il film è stato il primo grande incontro tra il pubblico italiano e lo Studio Ghibli. Oggi resta una delle opere più amate del maestro giapponese. Non solo per la qualità dell’animazione, ma anche per la sua profondità e i messaggi che veicola.
Dietro la storia di una guerra tra uomini e spiriti della foresta si nasconde infatti un racconto ricco di simboli, domande morali e significati che meritano di essere esplorati.
“Principessa Mononoke” torna al cinema dal 4 al 10 giugno
A quasi trent’anni dal debutto, Principessa Mononoke torna sul grande schermo come evento speciale. La nuova edizione restaurata in 4K permette di apprezzare ancora di più il lavoro visivo dello Studio Ghibli.
Diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli, il film uscì in Giappone il 12 luglio 1997. All’epoca fu un successo straordinario e contribuì a consolidare la fama internazionale del regista.
Per molti spettatori italiani rappresentò la porta d’ingresso nell’universo Ghibli. Oggi il ritorno in sala permette non soltanto di rivedere un classico dell’animazione, ma anche di scoprire dettagli e sfumature che spesso sfuggono a una prima visione.
La trama di “Principessa Mononoke”: il viaggio di Ashitaka e l’incontro con San
La storia è ambientata nel Giappone medievale, durante il periodo Muromachi.
Ashitaka è l’ultimo principe del popolo Emishi. Quando un dio cinghiale trasformato dall’odio attacca il suo villaggio, il giovane riesce a fermarlo ma viene colpito da una maledizione destinata a ucciderlo. Per cercare una cura lascia la sua terra e si dirige verso ovest, seguendo le tracce dell’origine del male.
Durante il viaggio scopre una regione devastata dal conflitto tra la Città del Ferro, guidata da Lady Eboshi, e gli spiriti della foresta. Qui incontra San, una ragazza umana allevata dalla dea lupa Moro. San vive come un animale selvatico e combatte al fianco della foresta contro l’avanzata degli uomini.
Ashitaka si ritrova così nel mezzo di una guerra che sembra non avere vincitori. Da una parte ci sono gli animali divini che difendono il loro territorio. Dall’altra gli abitanti della Città del Ferro, che cercano prosperità e sopravvivenza attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali.
La sua missione diventa allora un’altra: trovare una strada verso la convivenza.
I personaggi principali e perché non esistono veri cattivi
Uno degli aspetti più rivoluzionari di Principessa Mononoke è l’assenza di personaggi completamente buoni o completamente malvagi.

Ashitaka rappresenta l’equilibrio. Fin dall’inizio viene invitato a osservare il mondo con «occhi liberi dall’odio». È il mediatore che cerca di comprendere le ragioni di tutti senza lasciarsi trascinare dalla rabbia.
San incarna invece il legame profondo con la natura. Pur essendo umana, rifiuta la propria specie e si identifica completamente con i lupi che l’hanno cresciuta.
Lady Eboshi è probabilmente il personaggio più complesso. È la responsabile della distruzione della foresta, ma allo stesso tempo offre lavoro e protezione a donne emarginate e persone malate. Miyazaki evita accuratamente di trasformarla in una semplice antagonista.
Anche gli spiriti animali non sono figure idealizzate. Possono essere saggi e protettivi, ma anche violenti e dominati dall’odio. In questo modo il regista rifiuta la classica contrapposizione tra buoni e cattivi e mostra un mondo fatto di contraddizioni.
I simboli di “Principessa Mononoke”: la chiave per capire il film
La maledizione di Ashitaka rappresenta l’odio
La maledizione che colpisce il protagonista non è soltanto un elemento narrativo. È la materializzazione dell’odio, della rabbia e del rancore.
Il dio cinghiale diventa un demone perché consumato dall’odio verso gli esseri umani. La stessa forza oscura si trasferisce nel corpo di Ashitaka. Miyazaki suggerisce che la violenza genera altra violenza e che l’odio è una malattia capace di contagiare chiunque.
La foresta non è la natura ideale
Molti interpretano il film come un semplice manifesto ecologista. In realtà Miyazaki costruisce qualcosa di più complesso.
La foresta non è un paradiso incontaminato. È un luogo magnifico ma anche spietato. Gli animali combattono, soffrono e desiderano vendetta. La natura non è perfetta. Esiste indipendentemente dai desideri umani.
Il Dio della Foresta simboleggia il ciclo della vita
Lo Shishigami, il misterioso Dio della Foresta, è una delle figure più enigmatiche del cinema d’animazione.
Dona la vita e la toglie con la stessa naturalezza. Non è una divinità benevola nel senso occidentale del termine. Rappresenta piuttosto l’equilibrio naturale tra nascita, morte e rinascita. Quando questo equilibrio viene spezzato, l’intero mondo entra in crisi.
San e Lady Eboshi sono due facce della stessa medaglia
Spesso vengono presentate come opposte. In realtà condividono molto più di quanto sembri.
Entrambe sono donne forti, indipendenti e determinate. Entrambe lottano per proteggere la propria comunità. La differenza sta nel modo in cui vedono il futuro.
San guarda alla conservazione. Lady Eboshi al cambiamento. Nessuna delle due possiede tutta la verità. Miyazaki costruisce il conflitto proprio su questa tensione.
Il vero tema è la convivenza
Il messaggio più importante del film non è scegliere tra natura e progresso.
Miyazaki mostra che entrambe le realtà hanno diritto di esistere. Il problema nasce quando una cerca di cancellare l’altra. Per questo il finale non offre una vittoria definitiva. Propone invece una difficile convivenza fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco.
Perché “Principessa Mononoke” è ancora attuale
Quasi trent’anni dopo l’uscita, Principessa Mononoke continua a essere sorprendentemente contemporaneo.
Parla di ambiente, ma anche di inclusione sociale, emarginazione, sviluppo economico, uso delle risorse e responsabilità collettiva. Lady Eboshi accoglie donne escluse dalla società e persone malate. Ashitaka cerca il dialogo in un mondo polarizzato. San difende un ecosistema minacciato.
Sono temi che continuano a interrogare il nostro presente.
Forse è proprio questo il segreto del film. Non offre risposte semplici. Invita invece a guardare la realtà nella sua complessità, accettando che la convivenza tra interessi diversi sia difficile ma necessaria.