È ispirato a un caso di cronaca il film che ha vinto la Palma d’oro al 79mo Festival di Cannes – consegnato da Tilda Swinton. E affronta un tema che ci tocca da vicino. Quanto ci sforziamo di capire, e tollerare, le persone che hanno valori diversi dai nostri e idee che non ci piacciono? Fjord di Cristian Mungiu, con Sebastian Stan e Renate Reinsve, racconta la storia di una coppia rumena molto religiosa, con cinque figli, che si trasferisce in Norvegia. E si ritrova accusata di maltrattamento per metodi educativi tradizionalisti, che prevedono punizioni e – confessano – qualche scappellotto quando non rispettano le regole.

Quali valori rendono una famiglia “a posto”?

Per via di un livido dovuto in realtà alle loro liti infantili, due dei figli suscitano un’indagine dei Servizi sociali per l’infanzia che finirà per sottrarre alla coppia i ragazzini e perfino un neonato in fase di allattamento. Nel mirino delle istituzioni c’è di fatto anche la loro mentalità religiosa in contrasto con quella più inclusiva dei paesi europei. A scuola i bambini dichiarano, per esempio, che l’omosessualità va considerata fuori norma, a differenza di quanto insegnato nel rispetto dell’inclusività. La coppia finisce per essere processata e rischia il carcere. Il film pone un grande interrogativo: è giusto che la cultura e le regole laiche, considerate una conquista nei paesi occidentali, promuovano l’intolleranza come gli schemi religiosi che cercano di superare?

Dietro la Palma d’oro, il caso di cronaca dei Bodnariu

La storia vera dietro la finzione è stata un caso internazionale. Marius e Ruth Bodnariu, lui ingegnere rumeno, lei infermiera norvegese, si erano trasferiti per lavoro in Norvegia. Nel novembre del 2015 la Barnevernet, istituzione per la protezione dell’infanzia, trasferisce di forza due dei loro figli in famiglie affidatarie. I genitori – accusati di averli indottrinati e di impartire punizioni fisiche pur non avendo prove certe – non vengono avvertiti (le leggi norvegesi a tutela dei minori sono severissime).Gli altri tre figli, neonato compreso, vengono portati via nei giorni successivi senza che la coppia possa raccontare la propria versione dei fatti. I cinque figli restano per sei mesi nelle famiglie affidatarie in attesa di un processo.

Il trauma denunciato alla Corte Europea dei Diritti Umani

In molti paesi del mondo, tra cui gli Usa e pure l’Italia, la comunità rumena si mobilita per la riunificazione della famiglia. Sollevano il sospetto di una discriminazione religiosa. Nel maggio 2016 viene stabilito che la famiglia potrà tornare sotto lo stesso tetto se la signora Bodnariu, dietro un’indennità, resterà in congedo dal lavoro per occuparsi dei figli fino alla fine del 2016 e il marito seguirà un percorso terapeutico per la gestione della rabbia. Attraverso i suoi legali, la coppia ha denunciato il trauma subito dalle decisione delle autorità norvegesi alla Corte Europea dei Diritti Umani.

Due quasi-Oscar per la Palma d’oro 2026

I due attori protagonisti di Fjord hanno entrambi sfiorato l’Oscar proprio quest’anno. Sebastian Stan per The Apprentice – Alle origini di Trump di Ali Abbasi (che racconta l’ascesa dell’attuale presidente Usa) e Renate Reinsve per Sentimental Value di Joachim Trier. Come la coppia del film, lui è rumeno (seppure naturalizzato americano), lei norvegese. Stan, 43 anni è un volto popolare dei film di supereroi. Cresciuto negli Usa dall’età di 12 anni, è emerso a poco più di vent’anni con il ruolo di Carter Baizen in Gossip Girl per poi diventare il “soldato d’inverno” Bucky Barnes della saga Captain America. La Reinsve, 38 anni, è apprezzata per La persona peggiore del mondo di Trier e per la serie Presunto innocente con Jake Gyllenhaal (su Apple TV). Hanno già lavorato insieme nel film A different man di Aaron Schimberg, vincitore dell’Orso d’argento a Berlino due anni fa.