«Che fine ha fatto Nate?». Settimana dopo settimana, con l’uscita degli episodi dell’ultima stagione di Euphoria, questo era il commento più popolare. Il ragazzo crudele e misogino che ha reso Jacob Elordi il rampollo di Hollywood si è infatti evoluto in un giovane ambizioso che cerca di provvedere alla famiglia. Nessuno vorrebbe un Nate nella propria vita, ma se il suo ruolo cambia, la serie ne risulta immancabilmente stravolta. Non è raro infatti che siano i cattivi ad affascinarci più degli eroi: è più naturale riconoscersi nella loro imperfezione, e nell’inevitabile fallimento, piuttosto che nei protagonisti senza macchia e senza paura.

Il fascino dei cattivi

Lo ha provato il successo di Joker (2019), il racconto del passato dell’antagonista per eccellenza, e lo conferma la scelta della Marvel, nel periodo di promozione di Spider-Man: Brand New Day (al cinema il 28 luglio) di tenere segreto fino all’ultimo l’antagonista. C’è qualcosa di diverso nel modo in cui oggi raccontiamo il male: nessun cattivo è più cattivo e basta, mosso da desiderio come l’invidia e il tentativo di controllo, impossibile da redimere. Persino Krem delle Colline Gialle, antagonista di Supergirl (al cinema dal 25 giugno), crudele brigante e genocida, è caratterizzato da un’infanzia infelice e abusi che lo hanno “segnato”. E ad aiutare l’eroina è Lobo (interpretato da Jason Momoa), un altro brigante della galassia.

Non ci sonno più i cattivi di una volta
Lobo, interpretato da Jason Momoa in Supergirl (foto di Warner Bros)

Anche in letteratura, Sarah J. Maas, autrice della saga da milioni di copie ACOTAR (A court of Thorns and Roses), ha conquistato i lettori grazie al redemption arc (letteralmente, l’arco di redenzione) dei suoi personaggi.

Uno fra tutti Rhysand, cattivo del primo libro diventato poi l’innamorato della protagonista Feyre. Nei casi più estremi, la narrazione del cattivo come personaggio con più sfumature non solo porta a perdonarlo, ma a vederlo come un antieroe. E in un mondo dove il bene e il male sono ormai indistinguibili, non posso fare a meno di chiedermi: a cosa rinunciamo, se non abbiamo più i cattivi?

Non meno cattivi, ma più onesti

«Quello che stiamo vedendo nelle narrazioni contemporanee non è un rifiuto del conflitto tra bene e male, ma una sua rappresentazione più sofisticata», spiega la psicologa clinica Gaia Bresciani. «La psicologia clinica sostiene da tempo la tesi che nessuno nasca “cattivo”: quello che chiamiamo comportamento deviante è quasi sempre l’intersezione tra esperienze traumatiche, contesto relazionale e caratteristiche individuali. Le narrazioni che mostrano questa complessità non stanno assolvendo nessuno, ma semplicemente raccontano come funziona davvero l’essere umano».

Succhiasuolo, il vampiro della rigenerazione urbana milanese ideato da Hurricane (Ivan Manuppelli)

Il cattivo ‘nato così’, che per molto tempo è stato oggetto di narrazioni multimediali, risponde al nostro bisogno inconscio di esternalizzare il male: «Se il male è in qualcuno di fondamentalmente diverso da noi, siamo al sicuro, non dobbiamo interrogarci. Rinunciare a quella figura significa rinunciare alla rassicurazione, ed è giustamente spaventoso: se il male non è una qualità innata ma una possibilità che emerge da certe esperienze, allora nessuno è immune. Questo ci apre a una vulnerabilità esistenziale che la narrazione del mostro non consentiva».

Un “nuovo” racconto che fa bene a tutti, anche ai più giovani

La nuova complessità dei cattivi di film, libri e serie tv non è però riservata a prodotti pensati per adulti e adolescenti, anzi parla anche a un pubblico di minori che può esserne influenzato. «In età evolutiva siamo esposti a storie con ruoli molto netti e stereotipati che non vengono “filtrati” criticamente, ma assorbiti come schemi del mondo reale. Le storie hanno una funzione adattiva: aiutano a comprendere il mondo, come funziona la realtà, chi sono siamo e cosa ci si aspetta da noi», continua Bresciani. «I ruoli ripetitivi e ‘fissi’ aiutano i bambini ad orientarsi emotivamente, ma la mancanza di complessità può diventare un problema: il rischio è che ci sembrino le nostre uniche possibilità».

Un pericolo specie per gli adolescenti: «L’adolescenza è il momento in cui si cercano attivamente modelli con cui identificarsi, e se ci si trova davanti unicamente narrazioni stereotipate si possono generare conflitti interni, con ricadute sull’autostima e sul benessere psicologico. In più, è anche l’età in cui gli stereotipi possono influenzare scelte concrete: ci si vuole affermare e “sganciare dai genitori”, si perdono le guide e i punti di riferimento». Il cattivo complesso, dunque, non è meno formativo, ma «narrativamente e psicologicamente più onesto».

Scrivere i cattivi, e farlo con consapevolezza

Anche dal punto di vista di chi le storie le scrive, come Licia Troisi (autrice bestseller delle serie fantasy ambientate nel Mondo Emerso), i cattivi con queste caratteristiche rappresentano un nuovo modo di vedere il mondo. «Il fatto che abbiano un passato travagliato non vuole essere una giustificazione per i loro comportamenti, ma piuttosto una loro spiegazione», spiega l’autrice. «Quando li descrivo così non voglio dire che Bene e Male, come categorie etiche, non esistano, bensì che sono presenti, spesso in egual misura, in ciascun essere umano. Nessuno di noi può sentirsi completamente al sicuro dal richiamo del male. I mostri in sé non esistono, piuttosto si nascondono in ciascuno di noi: conoscerli ci aiuta a tenerli a bada, a evitare che ci inducano a compiere atti orribili».

Un fumetto di Hurricane (Ivan Manuppelli)

«Pochi cattivi sono cattivi dalla nascita, non lo erano neanche Dracula, Satana e molte creature malvagie del folklore popolare», continua Ivan Manuppelli, in arte Hurricane, fumettista, fondatore delle riviste Puck! e Čapek e autore delle serie I Sopravvissuti, Storie Incredibili e Milano Horror Stories. «Quasi sempre è il contesto che ti trasforma in un essere spregevole e grottesco. E questa dinamica, e spesso senza alcuna redenzione, avviene anche nel nostro mondo reale. Mi ha colpito l’aneddoto su Donald Trump scritto dalla nipote Mary L. Trump, di quando da bambino il fratello gli versò del purè nei capelli. Quel rancore e quell’umiliazione, si sono cronicizzati in tutti questi anni fino a diventare l’aberrazione che oggi governa la nazione più potente del mondo».

Tracciare i confini: imparare l’empatia, anche attraverso le storie

È proprio il tema della redenzione a spaventarmi di più: come si impara a tracciare i confini tra ciò che si può perdonare e ciò che va giudicato a priori? «La vulnerabilità che ci deriva da queste storie è anche la radice dell’empatia. Riconoscere che a separare i buoni dai cattivi spesso sono solo le circostanze è esattamente il movimento psicologico che permette di capire invece di solo condannare», chiarisce la psicologa Bresciani. «Non significa giustificare, ma non smettere di pensare: una società che riesce a tenere insieme il giudizio morale e la comprensione psicologica è una società più matura».

E i buoni?

Barbie: Dreamscape, il nuovo libro in uscita il 18 agosto
Barbie: Dreamscape, il nuovo libro in uscita il 18 agosto

Anche Barbie, eterna eroina delle bambine, diventa un personaggio complesso e sfaccettato in Barbie: Dreamscape, il nuovo libro in uscita il 18 agosto. «C’è una svolta inattesa: non è più l’eroina invincibile di sempre, si tratta anzi di un racconto di formazione» dice Ryan Ferguson, Global Head of Publishing di Mattel.

«Ognuno può rivedersi in lei, giocarci e immaginarla come crede: oggi Barbie è un veicolo narrativo più che un simbolo di perfezione». Non a caso, a realizzare la sua nuova avventura narrativa è stata chiamata Alex Aster, autrice Gen Z della saga romantasy Lightlark, che vede al centro proprio il conflitto tra bene e male quando la protagonista, Isla Crown, si trova a scegliere tra l’amore e la salvezza del suo popolo.