La paura alla vigilia delle interrogazioni e il mal di pancia durante le verifiche. Le ore di matematica in cui il tempo rallentava inspiegabilmente la sua corsa e quelle di latino (fisica, storia, italiano), con una voce monocorde che spiegava – da anni sempre la stessa lezione – e il sottofondo di sbadigli. Per molti, si limitano a uno strazio i ricordi legati al tempo passato in classe. E poi c’è una manciata di fortunatissimi a cui, invece, torna subito in mente un insegnante. Che si fermava a guardarli negli occhi prima di aprire il registro, che raccontava di Virgilio (Einstein, Garibaldi, Pasolini) con un entusiasmo contagioso, che si interessava alle loro vite.

Professori sullo schermo: Dante Balestra sta per tornare

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Ne esistono di professori così, illuminati, ma ne servirebbero ancora di più, perché possono cambiare davvero la vita delle giovani persone sedute dietro ai banchi. Facendo venire alla luce il desiderio di imparare, aiutandoli a trovare la loro strada e a tenere dritto il timone in caso di bufera. Fa esattamente questo Dante Balestra-Alessandro Gassmann, protagonista della serie Un professore, che torna dal 20 novembre su Rai 1 con la terza stagione. Eccezionale esempio di docente appassionato ed empatico, Dante ha una sfilza di predecessori sullo schermo. Tutti diversi, tutti indimenticabili.

Un professore: la filosofia entra nella vita

Anticonvenzionale e sentimentalmente inquieto, Dante Balestra all’inizio della serie torna a Roma dopo anni trascorsi lontano per recuperare il rapporto col figlio Simone (Nicolas Maupas). Si mette a insegnare filosofia nel liceo del ragazzo e conquista i ragazzi affrontando i loro problemi – dal bullismo all’identità di genere – con un metodo speciale: ogni lezione prende spunto da un filosofo e dà corpo a una riflessione su cosa significhi scegliere, sbagliare, cambiare. Attesissimi, nella terza stagione, il ritorno di Anita (Claudia Pandolfi), gli sviluppi del forte legame tra Simone e Manuel (Damiano Gavino) e i nuovi personaggi, pronti a ingarbugliare le dinamiche, dal professore di fisica Dario Aita alla preside Nicole Grimaudo. Come ha anticipato Gassmann, ne succederanno di tutti i colori, ma il cuore non cambierà: Dante è il prof che si rimbocca le maniche, pronto a sporcarsi le mani con la vita dei suoi ragazzi.

L’attimo fuggente: salire sul banco, pensare in grande

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Ha suggerito a un’intera generazione che la scuola può anche essere un posto entusiasmante, di libertà e scoperta: ambientato nel severo collegio maschile di Welton negli anni Cinquanta, L’attimo fuggente (1989) racconta l’arrivo del professor John Keating (Robin Williams), un docente di letteratura inglese che sconvolge le regole del paludato istituto con l’invito a cogliere l’attimo. Insegna ai suoi studenti a pensare con la propria testa, a guardare il mondo da un’altra prospettiva (anche letteralmente, salendo sui banchi), a credere nella forza delle parole e dei sogni. Le lezioni di Keating non servono solo a imparare Shakespeare, ma a capire sé stessi. Non tutti riescono a scrollarsi di dosso il peso delle aspettative dei “grandi”, ma a chi ce la fa – come lo studente interpretato da un giovanissimo Ethan Hawke – gli insegnamenti del professor Keating resteranno dentro per sempre.

Freedom Writers: quando le parole salvano

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Per cambiare una classe, i libri giusti servono ma non bastano: è necessario crederci. Freedom Writers (2007) racconta la storia vera di Erin Gruwell (interpretata da Hilary Swank), giovane insegnante che entra in un liceo californiano segnato da tensioni razziali e violenza, dove gli studenti sembrano già aver rinunciato al loro futuro. Ma lei non si arrende. Con determinazione e una dose massiccia di empatia, trasforma le lezioni di letteratura in un’occasione per aiutare i ragazzi a parlare delle loro esperienze. È così che riescono a scoprire che la loro voce conta, che scrivere può curare ferite e aprire orizzonti. Alla fine, la vera vittoria non si misura coi voti: è negli sguardi di chi si sente finalmente degno di considerazione e in grado di immaginarsi un domani luminoso.

Mona Lisa Smile: la bellezza di scegliere sé stesse

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Negli anni Cinquanta, tra gonne a ruota e buone maniere, per molte ragazze il destino è già scritto: devono sposarsi bene, rinunciando a passioni e sogni. Al Wellesley College, però, arriva una nuova insegnante di storia dell’arte, Katherine Watson (Julia Roberts), che rifiuta questo copione. In Mona Lisa Smile (2003) le sue lezioni non parlano solo di colori e pennelli, ma di libertà e scelte personali. Katherine spinge le sue allieve a guardare oltre i quadri perfetti e le convenzioni sociali, a chiedersi cosa desiderino davvero, anche quando questo significa andare contro tutto e tutti. Moderna, idealista e un po’ scomoda, è la professoressa che ogni donna avrebbe voluto incontrare: quella che ti insegna che la bellezza non è nell’aderire a un modello ma nel trovare il coraggio di dipingere la tua vita proprio come vuoi tu.

School of Rock: il più scatenato tra i professori sullo schermo

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Nessuna lavagna ma un muro di amplificatori, nessun registro ma una chitarra elettrica. In School of Rock (2003), Dewey Finn (Jack Black) è un musicista squattrinato che si finge supplente in una scuola elementare privata. All’inizio non ha alcuna intenzione di insegnare: tutto ciò che gli interessa è il rock (e pagare l’affitto). Ma quando scopre il talento nascosto dei suoi alunni, decide di trasformare la classe in una band e partecipare a un contest musicale. Lì, dove altri vedono studenti modello, Dewey scorge del potenziale creativo. Non è un professore esemplare: è disordinato, allergico a qualsiasi regola. Ma quest’imperfezione diventa la sua forza: mostra ai ragazzi che la musica non è solo tecnica, ma coraggio e fantasia, e insegna loro a salire sul palco senza vergogna, a sostenersi come un gruppo vero. Un toccasana per sviluppare la competenza più importanza: la capacità di credere in sé stessi.

Notte prima degli esami: il severo che insegna più del buono

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In Notte prima degli esami (2006) ci sono l’Italia degli anni Ottanta, i primi amori, la paura della maturità. E soprattutto c’è lui, il professor Antonio Martinelli, interpretato da Giorgio Faletti: l’incubo di ogni studente e, al tempo stesso, il docente che tutti, col senno di poi, avrebbero voluto avere. Inflessibile e apparentemente senza cuore, dietro la sua corazza Martinelli è un uomo che crede davvero nell’importanza dello studio e della crescita personale, e che sa riconoscere il valore anche nei ragazzi più indisciplinati. Con il suo sguardo severo ma giusto, accompagna il protagonista (Nicolas Vaporidis) non solo verso l’esame, ma verso una verità più scomoda: crescere significa smettere di cercare scuse. Lui non consola e non assolve: chiede responsabilità. E forse è proprio questo il paradosso: i professori che ci fanno più paura sono quelli che ci aiutano a non averne più.

The Karate Kid: un karateka tra i professori sullo schermo

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Non è un professore di scuola, ma il maestro Miyagi di The Karate Kid (1984) merita un posto d’onore tra gli insegnanti speciali. Silenzioso ed enigmatico, conosce la forza dell’equilibrio e della pazienza. Quando Daniel LaRusso (Ralph Macchio) diventa bersaglio dei bulli, è proprio Miyagi – addetto alla manutenzione del suo appartamento, che si rivela un invincibile karateka – a offrirgli protezione. Lo mette a lucidare auto e a pitturare staccionate, ma ogni gesto nasconde un allenamento prezioso (il leggendario “dai la cera, togli la cera”). È così che la frustrazione di Daniel si trasforma in tenacia, la rabbia in autocontrollo. Miyagi non lo prepara solo per il torneo di karate, ma per qualcosa di molto più complesso: affrontare la vita senza paura, senza sete di vendetta, con dignità. In lui, Daniel non trova un coach ma un mentore, che lo aiuta a diventare un campione, ma soprattutto un bell’essere umano.

La scuola: il docente che resiste, anche a luci spente

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Tratto da due romanzi di Domenico Starnone, La scuola di Daniele Lucchetti ha da poco compiuto trent’anni ed è appena approdata – in versione restaurata – su Mediaset Infinity. L’anno scolastico è finito e, in un istituto tecnico della periferia di Roma, sono in corso le ultime, pigrissime, ore di lezione e gli scrutini per stabilire ammissioni e bocciature. Tra ricordi dei mesi trascorsi in classe e discussioni su chi merita un’altra possibilità e chi no, spicca il professore di lettere Vincenzo Vivaldi (Silvio Orlando), che si indigna per chi verrebbe lasciato indietro, protesta contro la burocrazia e contro chi valuta solo il voto e non la storia dei ragazzi. In quel suo sguardo un po’ stanco, c’è la dignità di chi sa che per essere un bravo insegnante non conta brillare ma essere al fianco dei propri studenti. Sempre, anche quando i corridoi sono vuoti e nessuno applaude.