Dopo una prima puntata seguita da oltre quattro milioni di spettatori, Uno sbirro in Appennino prosegue con nuovi episodi e nuovi casi da risolvere. La serie con Claudio Bisio intreccia misteri, legami familiari e ritorni al passato. Vicende fra il noir e la commedia intriganti e realistiche, ma la domanda è: sono tratte da una storia vera oppure sono il frutto della fervida fantasia degli sceneggiatori?
Il successo della prima puntata di “Uno sbirro in Appennino”
Il debutto della fiction ha registrato numeri importanti. La prima puntata è stata seguita da 4.008.000 spettatori, con uno share del 23,7%, risultando il programma più visto della serata. Un risultato che conferma l’interesse del pubblico per le storie ambientate in piccoli centri e per i personaggi alle prese con un passato irrisolto, un po’ come l’avvocato Guido Guerrieri cui è dedicata la serie Rai tratta dai romanzi di Carofiglio.
Il successo di Uno sbirro in Appennino si lega anche naturalmente alla presenza di Claudio Bisio, qui in un ruolo diverso rispetto a quelli a cui ha abituato il pubblico. Il suo commissario Vasco Benassi è un uomo istintivo, segnato da scelte sbagliate e costretto a ripartire da zero. Un elemento che rende la serie più vicina alla dimensione emotiva delle storie personali, oltre che a quella investigativa.
Di cosa parla “Uno sbirro in Appennino”: trama e personaggi
La storia della fiction segue Vasco Benassi (Claudio Bisio), commissario di Bologna che, dopo un errore, viene trasferito per punizione a Muntagò, un immaginario paese dell’Appennino bolognese. Quello che sembra un passo indietro si trasforma in un ritorno alle origini, tra affetti lasciati in sospeso e nuove indagini.

In commissariato ritrova la cugina Gaetana (Elisa D’Eusanio), che cerca di riavvicinarlo alla famiglia, e Bruno (Ivan Zerbinati), marito di lei e suo antico rivale. Al suo fianco lavora Fosco (Michele Savoia), giovane agente che lo stima e decide di seguirlo. Nella sua vita torna anche Nicole Poli (Valentina Lodovini), amore del passato e oggi donna segnata da responsabilità e delusioni.
Attorno a loro si muovono anche i più giovani, come Macchio e Magico, e la determinata agente Amaranta, che con il tempo conquista la fiducia di Benassi. La serie alterna così casi da risolvere e dinamiche personali, creando un racconto che unisce indagine e vita quotidiana.
Gli episodi del 16 aprile: cosa succede nella seconda puntata
La seconda puntata, in onda giovedì 16 aprile, propone due nuovi episodi che approfondiscono il lato più oscuro del paese.
Nel primo, Il caso degli spiriti, il muratore Gianni Cantelli viene trovato impiccato nel campanile di un borgo medievale. Il caso sembra inizialmente un suicidio legato a difficoltà economiche e a una truffa subita da un imprenditore agricolo, Garbuglio. Le indagini prendono però una direzione diversa quando lo stesso Garbuglio viene trovato morto in circostanze sospette. Emergono così traffici illegali legati a statuette etrusche, che complicano ulteriormente il quadro.
Nel secondo episodio, Ad opera di ignoti, la squadra continua a indagare sulla morte dell’uomo e sui traffici illeciti. La verità si rivela più complessa del previsto: a causare la morte di Garbuglio sono stati, involontariamente, i figli di Gianni, che volevano solo spaventarlo. La scoperta porta Benassi a una scelta non ufficiale: evitare l’arresto dei ragazzi, imponendo loro una forma di punizione alternativa.
“Uno sbirro in Appennino” è una storia vera?
Uno sbirro in Appennino non è tratto da una storia vera. Non risultano fatti reali alla base della narrazione, che nasce interamente dall’inventiva degli sceneggiatori Fabio Bonifacci e Valentina Gaddi, con la sorprendente regia di Renato De Maria.
Questo aspetto, però, non rappresenta un limite. Al contrario, può essere un punto di forza. Non essere vincolata a una vicenda realmente accaduta permette alla serie di muoversi con maggiore libertà narrativa. Gli autori possono costruire intrecci, personaggi e sviluppi senza dover aderire a eventi documentati, dando spazio a una scrittura più aperta e imprevedibile.
Restano comunque riconoscibili gli elementi più autentici, quelli legati alle emozioni e alle relazioni. Il ritorno in un luogo d’origine, i rapporti familiari complessi, le scelte difficili: sono dinamiche universali, che non hanno bisogno di una storia vera per risultare credibili. In questo senso, la fiction riesce a coinvolgere proprio perché racconta qualcosa di profondamente umano, anche se inventato.