Con l’uscita italiana di Yeasteryear, il bestseller di Caro Claire Burke che nel 2027 diventerà un film con protagonista (e produttrice) Anne Hathaway, tornano al centro delle discussioni le personalità digitali più controverse: le trad wife.

Il romanzo racconta infatti la storia di una creator immaginaria, Natalie Heller Mills, seguendo la sua vita da quando era un’ambiziosa studentessa fino all’età adulta. «Chi ero io?», si legge nelle prime pagine, «Una donna Cristiana perfetta. La ragazza da sogno delle fantasie più oscure e nascoste di questa nazione».

La madre che ogni donna vorrebbe essere, la moglie da cui ogni uomo vorrebbe tornare. Come una suora in un porno: senza senso, ma Dio, se funziona! Il mio nome era Natalie, e avevo la vita perfetta».

Tra romanzo e realtà, la storia (ancora misteriosa) di Ballerina Farm

La storia di Natalie sembra ricalcare quasi perfettamente quella di Hannah Neeleman, nota sui social come @ballerinafarm, ex ballerina che dopo essere diventata madre ha rinunciato alla carriera e si è trasferita in una fattoria con il marito. Sui social, pubblica video ai più di 10 milioni di follower mostrando un sorriso stanco, mentre si destreggia tra gli otto figli nel tentativo di mungere una mucca o fare una torta (rigorosamente «from scratch», da zero). È una via di fuga dalla realtà per molte; una minaccia per altre.

Nelle sue descrizioni non è raro incappare in semi-esplicita propaganda del Mormonismo – la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, una controversa confessione che estremizza alcuni valori del Cristianesimo – o in veri e propri attacchi alla “cultura woke”. Contenuti sempre enigmatici, studiati perfettamente in modo da risultare pacati, eppure abbastanza per vendere una fantasia a un pubblico poco attento.

Tra il vero, il falso e il camp

Perché se Burke prova a portarci nella testa della trad wife, decostruendo tutte le narrazioni fittizie, i set creati ad hoc e il marketing dietro ad ogni “scelta di vita”, da spettatori non è sempre così semplice. Il racconto della maternità di Neeleman e le “colleghe” sembra una favola: madri immerse nella natura e con il tempo perfettamente dosato tra lezioni private, giochi, coccole agli animali e cucina.

Ma nella realtà, specie negli Stati Uniti dove i loro contenuti si sono diffusi maggiormente, è tutto molto più complicato. Per comprare una fattoria e ottenere le licenze per vendere i prodotti servono investimenti importanti, per pubblicare video di qualità servono competenze e un team di editor e videomaker, e per crescere i figli – specie rispettando tutte le norme del Mormonismo – serve una squadra di babysitter e domestici.

La più abile a mettere in scena questo contrasto e farne un marchio di fabbrica è stata Nara Smith. Madre venticinquenne di Whimsy Lou, Slim Easy, Rumble Honey e Fawnie Golden, ha raggiunto la viralità con video in cui prepara alimenti come gomme da masticare, caramelle e barrette di cioccolato completamente fatti in casa indossando abiti di haute couture.

Le sue ricette, svolte insieme ai bambini, hanno strizzato l’occhio al fenomeno delle trad wife, ma, interrogata a Call Her Daddy dopo l’uscita di Yesteryear negli Stati uniti, si è espressa molto chiaramente: «Sono io che provvedo per la mia famiglia, io e mio marito ci dividiamo tra lavoro e cura dei figli, e cucino perché mi piace: perché le donne mi attaccano? Tutte queste cose non possono coesistere?».

Le trad wife: creator simbolo di un’epoca

Dove si traccia il confine tra una persona che sceglie per sè una vita lontana da quella che vorremmo noi e una nemica delle donne? Come si fa a capire quando un contenuto è pura propaganda o un racconto romanticizzato della realtà? Le trad wife, dalla più pop alla più tradizionalista, ci mettono in difficoltà.

È facile puntare il dito e attaccarle, ma se i loro contenuti hanno così tanto successo, è perché forse hanno capito qualcosa. La linea sottile tra paura e desiderio, lo spazio tutto da conquistare tra i sogni di evasione e quelli di emancipazione. Possiamo davvero giudicarle?