Stasera, mercoledì 28 ottobre, Chi l’ha visto? torna alle 21.15 su Rai 3, con una nuova puntata condotta da Raffaella Griggi, disponibile anche in streaming su RaiPlay.
Tra le storie al centro della serata ci sarà quella di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza morto il 18 novembre 1989 lungo la statale 106 Jonica. Una vicenda che ha attraversato quasi quattro decenni, tra indagini, archiviazioni, nuove perizie e una famiglia che non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio.
La trasmissione ripercorrerà le tappe del caso insieme all’inviato Paolo Fattori, che lo segue da molti anni. Intanto, mentre si avvicina la sentenza d’appello per l’ex fidanzata Isabella Internò, le indagini hanno portato all’individuazione di un nuovo indagato.
Chi era Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza morto a 27 anni
Donato Bergamini, per tutti Denis, era nato il 18 settembre 1962 ad Argenta, in provincia di Ferrara. Il calcio era la sua grande passione, coltivata fin da ragazzo sui campi dell’Emilia-Romagna. Dopo le esperienze con l’Imolese e il Russi, nel 1985 arrivò la chiamata del Cosenza. Aveva 23 anni e davanti a sé una carriera che prometteva molto.
Centrocampista generoso, apprezzato per la sua intelligenza tattica e la capacità di sacrificarsi per la squadra, Denis conquistò presto l’affetto dei tifosi rossoblù. Nella stagione 1987-1988 contribuì alla storica promozione del Cosenza in Serie B, un traguardo che la città aspettava da 24 anni.
In Calabria aveva trovato una seconda casa. Era diventato uno dei volti più amati della squadra e sembrava avere ancora molte possibilità davanti a sé. Ma proprio a Cosenza aveva conosciuto anche Isabella Internò, una ragazza più giovane di lui, con la quale aveva iniziato una relazione sentimentale.
Il loro rapporto, secondo quanto emerso nelle successive ricostruzioni giudiziarie, era diventato progressivamente difficile. I due avevano attraversato momenti di tensione e separazioni. Secondo l’accusa, la volontà di Denis di interrompere definitivamente quella relazione avrebbe avuto un ruolo nel movente del delitto. Una ricostruzione che Isabella Internò ha sempre contestato, continuando a dichiararsi innocente.
Quando morì, Denis aveva appena 27 anni. La sua scomparsa sconvolse il mondo del calcio e lasciò una ferita profonda nella famiglia, nei compagni di squadra e in un’intera città.
La morte di Denis Bergamini il 18 novembre 1989: cosa accadde sulla statale 106
È il 18 novembre 1989 quando Denis Bergamini viene trovato morto lungo la statale 106 Jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza. Il suo corpo è stato travolto da un camion. Accanto alla vicenda compare fin dall’inizio il nome di Isabella Internò, l’ex fidanzata che si trovava con lui quella sera.

La prima ricostruzione è quella di un suicidio. Secondo la versione fornita all’epoca dalla ragazza, Denis si sarebbe improvvisamente gettato sotto il mezzo pesante, senza lasciare al conducente la possibilità di evitarlo.
Quella spiegazione viene inizialmente accolta dagli inquirenti. La morte del calciatore viene così ricondotta a un gesto volontario, mentre il conducente del camion non viene ritenuto responsabile di averlo provocato.
Ma ci sono aspetti della vicenda che, fin dai primi momenti, suscitano perplessità. Le condizioni del corpo, la dinamica dell’investimento e alcuni elementi raccolti durante gli accertamenti alimentano interrogativi sulla compatibilità tra la scena e il racconto del suicidio.
Soprattutto, la famiglia di Denis non accetta quella conclusione. I genitori e la sorella Donata ritengono che il giovane non avesse alcuna intenzione di togliersi la vita. Per loro, la ricostruzione iniziale non riesce a spiegare quanto accaduto.
Comincia così una lunga battaglia per ottenere nuove indagini. Una ricerca della verità che continuerà anche quando il caso sembrerà destinato a rimanere chiuso.
Perché la famiglia Bergamini non ha mai creduto al suicidio
Per anni la morte di Denis Bergamini rimane legata alla versione del suicidio. La famiglia, però, continua a chiedere che vengano riesaminati gli elementi raccolti nel 1989. È soprattutto Donata Bergamini, la sorella del calciatore, a portare avanti questa battaglia.
Le richieste dei familiari trovano sostegno anche tra gli ex compagni di squadra e i tifosi del Cosenza. Nel tempo emergono nuove valutazioni medico-legali e vengono ripresi in esame documenti e testimonianze.
Il caso conosce una prima riapertura nel 2011, ma è soprattutto il nuovo percorso investigativo avviato nel 2017 a segnare una svolta. Gli accertamenti sul corpo del calciatore portano infatti gli investigatori a considerare una dinamica molto diversa da quella ipotizzata inizialmente.
Secondo le conclusioni medico-legali valorizzate dall’accusa, Denis sarebbe morto per asfissia meccanica prima di essere investito dal camion. Il passaggio del mezzo sul corpo sarebbe quindi servito a simulare un suicidio. Questa ricostruzione diventerà centrale nel successivo processo.
La vicenda mostra quanto possa essere difficile ricostruire una morte quando le prime indagini lasciano interrogativi irrisolti: un tema che torna spesso in altri casi seguiti da Chi l’ha visto?. Come quello di Gessica Disertore, la giovane trovata morta su una nave da crociera nel 2023. Anche in quella vicenda la famiglia ha contestato la prima ipotesi di suicidio, ottenendo ulteriori accertamenti.
Centrale il ruolo dei familiari nel chiedere che ogni circostanza venga chiarita: è quanto è accaduto anche nel caso di Alex Marangon, il giovane trovato morto nel Piave nel 2024. I genitori si sono opposti alla richiesta di archiviazione, contestando la ricostruzione di una morte accidentale.
In ciascuna di queste vicende, il confronto tra le conclusioni degli inquirenti e le osservazioni delle famiglie ha assunto un ruolo importante nel percorso giudiziario.
Per Bergamini, le nuove indagini conducono infine a una contestazione di omicidio. Al centro del procedimento torna Isabella Internò, l’ex fidanzata che aveva assistito ai fatti e sostenuto la tesi del suicidio.
Il processo a Isabella Internò e la condanna a 16 anni
Dopo anni di accertamenti, la vicenda arriva davanti alla Corte d’assise di Cosenza. Isabella Internò viene rinviata a giudizio nel 2021 con l’accusa di aver partecipato all’omicidio dell’ex fidanzato.
Secondo la Procura, la morte di Denis Bergamini sarebbe maturata nell’ambito dei conflitti legati alla relazione sentimentale. L’accusa sostiene che il calciatore sia stato ucciso con l’aiuto di altre persone e che il suo corpo sia stato successivamente collocato sulla strada per simulare un investimento volontario.
La difesa respinge questa ricostruzione. Isabella Internò continua a dichiararsi innocente e i suoi legali contestano l’attendibilità degli elementi utilizzati per sostenere l’ipotesi dell’omicidio.
Il primo passaggio giudiziario decisivo arriva il 1° ottobre 2024. La Corte d’assise di Cosenza condanna Isabella Internò a 16 anni di reclusione per omicidio volontario in concorso con persone non ancora identificate.
Non si tratta però di una decisione definitiva: la vicenda prosegue davanti ai giudici di secondo grado.
La Procura contesta anche il trattamento sanzionatorio stabilito in primo grado. Al centro della discussione ci sono le attenuanti riconosciute alla donna e il loro peso rispetto alle aggravanti contestate.
Nel processo d’appello davanti alla Corte d’assise d’appello di Catanzaro, l’accusa chiede di portare la pena a 23 anni. La difesa, invece, insiste per l’assoluzione, sostenendo che non esistano prove sufficienti per affermare la responsabilità dell’imputata.
Il peso delle attenuanti e la determinazione della pena sono questioni emerse anche nel caso di Aurora Tila, la tredicenne uccisa dall’ex fidanzato a Piacenza. Nel settembre 2026 la condanna del ragazzo è scesa in appello da 17 a 15 anni, suscitando le critiche della madre della vittima.
Per Isabella Internò, la sentenza d’appello è attesa per il 17 novembre 2026, alla vigilia del trentasettesimo anniversario della morte di Bergamini.
Denis Bergamini, il nuovo indagato e la sentenza d’appello attesa a novembre 2026
Quando il processo d’appello sembra avvicinarsi alla conclusione, arriva un ulteriore sviluppo investigativo.
Il 28 settembre 2026 i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza notificano un avviso di conclusione delle indagini preliminari a Roberto Internò, 65 anni, cugino di Isabella. L’uomo è indagato dalla Procura di Castrovillari per concorso nell’omicidio di Denis Bergamini.
Secondo la nuova ipotesi accusatoria, Roberto Internò avrebbe partecipato materialmente al delitto insieme a Franco Internò, padre di Isabella, nel frattempo deceduto. I tre, secondo gli inquirenti, avrebbero agito in concorso.
La ricostruzione della Procura sostiene che Bergamini sarebbe stato messo nelle condizioni di non potersi difendere e successivamente soffocato. Il corpo sarebbe poi stato sistemato sulla statale 106, dove il passaggio del camion avrebbe contribuito a costruire la falsa scena di un suicidio.
Si tratta, tuttavia, di accuse ancora da sottoporre al vaglio giudiziario nei confronti del nuovo indagato.