«Quel che cerco è presto detto: sopportabile, rispettosa, fianchi adatti alla maternità e con almeno metà cervello». Mentre guardo la seconda stagione di Bridgerton, dal 25 marzo su Netflix, la mia mente produce nuvolette di insofferenza. «Ecchecavolo!» penso. «Una frase così farebbe arrabbiare qualsiasi donna». A pronunciarla con leggerezza mentre va in carrozza è Lord Bridgerton (che ha il bel volto inglese di Jonathan Bailey), primogenito della famiglia più sexy della tv, e il mio sdegno passa per un attimo in secondo piano.

Il visconte Anthony Bridgerton sta raccontando ai fratelli la sua esigenza di trovare una moglie per continuare la dinastia. Ne parla come di un dovere, siamo pur sempre nel mondo dell’aristocrazia degli inizi del ’900. Ma ciò che è davvero sfibrante è l’indolenza, l’indecisione che quest’uomo mostra durante tutti gli episodi. La mascella contrita e lo sguardo sofferente che denotano il suo continuo tentativo di mettere un freno a ciò che prova. Quell’altezzoso non potersi (o volersi) lasciare andare ai sentimenti, che sarà magari tipico dei lord ma che in un qualsiasi uomo risulterebbe insopportabile. Procediamo però con calma.

Prima stagione: il Duca di Hastings

Se avete visto la prima stagione, ricorderete il balletto di toccate e fughe tra Daphne Bridgerton e il fascinoso Duca di Hastings. L’incedere lento dei due, lo sfiorarsi, fino alle bollenti scene di sesso di cui si è parlato per mesi e che ci hanno tenute incollate al divano. Erano anni che non si vedeva un romance così romantico in tv. Tutto filava grazie a un meccanismo fatto di promesse e attese, rincorse e frenate, a un climax che ti portava a desiderare ancora di più il lieto fine. Non funziona sempre così?

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Il Duca di Hastings (Regé-Jean Page) della prima stagione di Bridgerton.

Chapeau a Shonda Rhimes, la showrunner americana fautrice di questo nuovo stile di intrattenimento costruito prolungando il piacere della visione, rendendo moderno il corteggiamento alla Jane Austen e mescolando le carte anche dal punto di vista della società e del costume. Ma la cosa che colpiva di più era lo sguardo di fuoco di Regé-Jean Page nei panni (pochi) del Duca di Hastings, i suoi addominali scolpiti, di cui, bisogna ammetterlo, in questa stagione si sente la mancanza.

Regé-Jean Page impersonava “l’uomo che non deve chiedere mai”, quello alla James Bond per intendersi (e forse è per questo che si parla di lui come di uno dei prossimi papabili 007): un po’ malandrino, un po’ misterioso, un po’ irraggiungibile, un po’ dolce. Quello che ti ruba il cuore al primo sguardo e che, se riesci ad acchiapparlo, è un viaggio sulle montagne russe dell’emozione.

Seconda stagione: Lord Anthony Bridgerton

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Lord Anthony Bridgerton (Jonathan Bailey) con Benedict Bridgerton (Luke Thompson) nella seconda stagione di Bridgerton.

Il suo “erede” Anthony Bridgerton, protagonista della liaison di questa nuova stagione, è l’opposto: un uomo indeciso, schiacciato dai doveri familiari, dalle carte da firmare, dal senso di colpa per non essere riuscito a salvare il padre, dal cuore spezzato da una precedente relazione, ossessionato dalla sua immagine pubblica e dal dover trovare una moglie adatta. Talmente indaffarato – metteteci pure le ragazze con cui ogni tanto si trastulla e che arricchiscono la sua fama da libertino – che l’amore, quello vero, non ha neppure il tempo di contemplarlo. Anzi, quando gli capita fa di tutto per tenerlo alla lontana, diventa sfuggente e anche piuttosto antipatico.

Ma come? «Devo pensare a tutti voi perché sono il primogenito» dice alla madre vedova che lo invita a seguire il cuore. Bisogna ammettere che la famiglia, con 7 fratelli oltre a lui, è piuttosto ingombrante. E va da sé che, a parte qualche nudo qua e là, a farne le spese sono soprattutto le scene di sesso, molte meno rispetto alla prima stagione. Questa volta bisogna accontentarsi degli sguardi che sembrano spogliarti e dei sospiri che gonfiano il petto delle dame.

Per farci “soffrire” di più, Shonda Rhymes ha perfino previsto una scena in cui Lord Anthony emerge da un tuffo nel lago con la camicia bianca incollata al corpo. Perché, invece che nel lago, non si butta tra le braccia di chi lo brama? Perché resiste all’impulso di chiedere? Facile pensare a quella schiera di maschi indecisi di cui sono piene le nostre relazioni. Ai “sì però sto meglio a casa mia”, “solo amici perché esco da una storia e non voglio impegnarmi, “il lavoro viene prima”.

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Una scena della seconda stagione di Bridgerton.

C’è anche da dire che Shonda Rhimes ha affiancato a Lord Bridgerton una ragazza con le sembianze della Jasmine e la determinazione della Pocahontas disneyane. Una che sa quel che vuole e che – anche lei, ma per una buona causa – preferisce pensare a se stessa invece che metter su famiglia. Val la pena di ricordare che, prima che una serie tv, la storia amorosa dei Bridgerton è una saga letteraria firmata da Julia Quinn, «spiritosa, divertente, con una visione femminista del romanticismo che non avevo mai trovato prima» ha detto Shonda Rhimes in una intervista a Variety. Sarà per questo che più si va avanti, più sono le donne a far bella figura?