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La gazza di Elizabeth Day (Neri Pozza)

L’inizio è misterioso: Marisa si reca a visitare una casa a Londra. L’ha scelta il suo ragazzo, Jake. Ma lui non c’è. C’è però una tizia che le mostra la bellezza delle stanze, la luce, il silenzio… Mentre nella testa di Marisa passano immagini della sua infanzia non proprio perfetta. Continuando a leggere scopriremo cosa lega Marisa alla donna della casa e a Jake, ma non voglio qui svelare oltre la trama di un thriller psicologico, La gazza (Neri Pozza), che affronta tematiche delicate come il desiderio di maternità a tutti i costi.

«Dopo tre romanzi e un saggio (L’arte di saper fallire, dal suo podcast di successo, ndr), ho pensato che la cosa più nuova che potessi scrivere era ciò che stava succedendo nella mia vita. Perché io stessa desideravo diventare madre e ho toccato con mano, anche con la fecondazione assitita, quanto può essere difficile diventarlo» mi racconta Elizabeth Day, autrice del romanzo. «A partire da quel punto ho però cercato di rendere l’esperienza piacevole con una trama ricca di colpi di scena e personaggi intriganti». Talmente intriganti che non sai chi dice la verità, i piani si confondono, gli eventi incalzano, i punti di vista sono tanti. «Ci sono diversi modi di essere madre. Marisa ha avuto una infanzia disastrata perché sua madre l’ha abbandonata e per questo desidera ossessivamente avere una famiglia solida. Kate è una che è sempre riuscita a fare ciò che voleva ed è sorpresa dal fatto che non riesce a concepire un bimbo. C’è poi Annabel che, per classe e generazione, non ha avuto tante possibilità nella vita e investe tutto sul figlio». Ci sono poi diversi modi di essere padri nel libro. «Volevo raccontare quanto può essere doloroso anche il punto di vista maschile quando c’è un’infertilità». E il titolo, la gazza, da dove viene? «La gazza è considerata una ladra di cose brillanti. Ma c’è un ritornello che cito nel libro che dice: una è per il dolore, due per la gioia…»


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L’equilibrio delle lucciole di Valeria Tron (Salani editore)

Un villaggio in montagna, tra le valli valdesi dove si parla patois, una donna che si è lasciata dietro tutto per recuperare le sue radici attraverso le tradizioni, i piccoli gesti e le persone della sua infanzia. L’esordio di Valeria Tron per Salani editore è poetico e sa di affetto e di cose genuine. C’è la saggezza degli anziani, la loro storia. E la voglia di casa.


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L’incanto fonico di Mariangela Gualtieri (Einaudi)

«Questo ci tocca: liberare nell’aria il verso, trovare la sua forma sonora. Incanto fonico si chiama». Il primo componimento di L’incanto fonico di Mariangela Gualtieri (Einaudi) racchiude il senso di questo “saggio-poesia”: diffondere l’amore per quest’arte spesso incompresa, aiutarci a capirne la potenza e a pronunciarla nel modo più consono. Come
uno spartito musicale.


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La costanza è un’eccezione di Alessia Gazzola (Longanesi)

Tra le eroine dei suoi libri forse questa è la sua preferita («ma devo dirlo a bassa voce per non deludere le fan di Alice dell’Allieva»). Si chiama Costanza Macallè, ha circa 30 anni, i capelli rossi, una figlia di nome Flora, nessun uomo ma uno, Marco, con cui, a intermittenza, le piacerebbe fare famiglia. Ed è una paleopatologa. Ha a che fare con i misteri del passato, come una detective, e cerca di ricostruire le storie che riguardano gli scheletri che ritrova nelle sue ricerche. La scrittrice Alessia Gazzola, abbandonata (momentaneamente ?) L’Allieva – quella della fortunata serie tv – conclude la serie su Costanza con l’ultimo romanzo appena uscito: La costanza è un’eccezione (Longanesi).

1. Perché? «Perché se racconti l’esistenza di un personaggio a un certo punto lo devi mettere a riposo. A lei ho dato un percorso soddisfacente sia dal punto lavorativo sia personale. Va bene così».
2. Cos’è la paleopatologia di cui si occupa? «È una disciplina a metà tra la medicina, l’antropologia, l’archeologia. E per una secchiona come me non poteva che essere affascinante».
3. Ci sarà una serie tv anche per lei? «Qualcosina bolle in pentola, ma non posso dire di più. Il sogno sarebbe avere Aidan Turner (il sexy protagonista di Poldark e Leonardo, ndr) per il ruolo di Marco».

a cura di Isabella Fava


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L’estranea di Patrick McGrath (La Nave di Teseo)

L’ultimo romanzo dello scrittore Patrick McGrath (La Nave di Teseo): L’estranea. Costance vuole smetterla di giocare a nascondino con la sua infanzia e l’ingombrante figura paterna. Così sposa Sidney, professore universitario molto più anziano di lei. Ma si accorgerà che fuggendo non si può arrivare da nessuna parte che possa davvero considerarsi un rifugio.


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Gae Aulenti di Annarita Briganti (Cairo Editore)

«Amo le donne che rompono i soffitti di cristallo, che fanno piccole e grandi rivoluzioni, che ci permettono di essere ciò che siamo oggi, anche se c’è ancora tanta strada da fare. Do voce alle donne indocili, libere, che hanno una visione e la seguono, che hanno dei sogni e cercano di realizzarli, che lottano contro le discriminazioni. Dopo i saggi su Alda Merini (2019) e su Coco Chanel (2021), è stato naturale per me, che da sempre mi nutro di arte e cultura, raccontare Gae Aulenti, al centro del mio nuovo libro, terza opera sulle grandi donne. Grandi donne sopravvissute alla Seconda guerra mondiale e a tante altre sfide della vita.

Gae Aulenti. Riflessioni e pensieri sull’Architetto Geniale (Cairo Editore) è la storia vera, pubblica e privata, di una delle massime intellettuali italiane, nata il 4 dicembre 1927 e scomparsa nella Milano che aveva scelto come base il 31 ottobre 2012. Un’avventura nell’architettura, nel design, nel teatro, in giro per l’Italia e per il mondo, che (quasi) nessuno conosce. «L’ha fatto Gae Aulenti?» con la variante all’estero «L’ha fatto un’italiana?»: quante volte ho sentito questi ritornelli mentre facevo le mie ricerche. E, tra le tante cose, c’è anche Gae Aulenti partigiana.

Ho scritto questo libro per recuperare la memoria, per capire il presente e immaginare il futuro, per ricordare e omaggiare le donne che vanno avanti a testa alta. Gae Aulenti, tra le poche laureate in Architettura della sua epoca, insegna a non farci mai tarpare le ali. Se l’avessero discriminata in quanto donna – anche se preferiva farsi chiamare architetto, al maschile – non avremmo avuto il Musée d’Orsay a Parigi, Palazzo Grassi a Venezia, la ristrutturazione di piazzale Cadorna con la scultura Ago, Filo e Nodo a Milano, le Scuderie del Quirinale a Roma, fermate del metrò e piazze a Napoli e tanta altra bellezza. Che ci salverà sempre».

di Annarita Briganti


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Il lavoro non ti ama di Sarah Jaffe (minimum fax)

Se il titolo è esplicito, il sottotitolo lo è ancora di più. In Il lavoro non ti ama. O di come la devozione per il nostro lavoro ci rende esausti, sfruttati e soli (minimum fax) Sarah Jaffe – 42enne reporter americana, firma del New York Times e del Washington Post – intreccia l’analisi della storia recente alle storie di lavoratrici e lavoratori. Svelando «la beffa che il lavoro sia il nostro più grande amore» e invitandoci a cambiare prospettiva.

L’autrice ne parla con la sociologa Francesca Coin a DIG, il Festival del giornalismo d’inchiesta, a Modena fino al 25 settembre. L’appuntamento è venerdì 23 alle 15.30 al Teatro della Fondazione Collegio San Carlo (info su dig-awards.org).


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Dopo Narciso la primavera di Federica Bosco (Vallardi)

I narcisisti si mostrano brillanti e premurosi. Solo dopo si rivelano per ciò che sono: manipolatori. Ma resistere al fascino del loro inganno si può. Ascoltando almeno 6 campanelli d’allarme. Ce li svela la scrittrice Federica Bosco nel suo nuovo libro: Dopo Narciso la primavera. Come uscire dal lungo inverno di una relazione tossica (Vallardi). Quando l’avrai letto, anche tu saprai come si riconosce un narcisista.


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Entra in gioco con la testa di Nicoletta Romanazzi (Longanesi)

Allena i tuoi talenti, impara dai tuoi limiti: lo dice Nicoletta Romanazzi, mental coach della medaglia d’oro Marcell Jacobs, in Entra in gioco con la testa (Longanesi). Come? Per esempio non cadendo nella trappola del multitasking. Il cervello non sa gestire più di 5 pensieri. Meglio stare nelle cose una per volta come suggerisce lei: dedicarsi del tutto a un’attività prima di passare alla successiva.


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Everyday Fresh di Donna Hay (Guido Tommasi Editore)

Il motto che lega tutte le ricette di Everyday Fresh (Donna Hay, Guido Tommasi Editore, 30 euro) è massimo risultato e minimo sforzo. Il libro, ricchissimo, è diviso in capitoli per realizzare piatti unici usando una sola pentola, preparazioni veloci, hamburger squisiti, pranzi immediati e piatti da mettere in freezer per poi gustarli al momento giusto. Il tutto con i più freschi ingredienti di stagione.


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La rivoluzione del glucosio di Jessie Inchauspé (Vallardi)

Il glucosio non è coinvolto solo nel diabete ma in tanti disturbi, tra cui il mal di testa, l’ansia, l’iperattività e l’aumento di peso. Una famosa biochimica, Jessie Inchauspé, lo studia da tre anni e ora pubblica un libro rivoluzionario (è in cima alle classifiche mondiali): La rivoluzione del glucosio (Vallardi).
Noi l’abbiamo intervistata e ci ha lasciato tre preziosissimi consigli per dimagrire in fretta e stare bene.


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Manifesto dell’autoguarigione di Nicole LePera (Sperling&Kupfer)

«Un approccio olistico che integri salute psichica, fisica e spirituale: è la scommessa della psicologa Nicole LePera, creatrice dell’account Instagram @the.holistic.psycologist (2 milioni di follower). Sul comodino ho il suo Manifesto dell’autoguarigione (Sperling&Kupfer), per riconoscere i pattern che ci imprigionano e curarne le ferite. Lo sto divorando».

di Nina Gigante


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I pensieri sono tigri di carta di Elisa Chiodarelli (Hoepli)

«Quando mi sento intrappolata in pensieri che rendono opaca la lucentezza del presente ricorro alla pratica R.A.I.N. La spiega bene l’insegnante mindfullness Elisa Chiodarelli ne I pensieri sono tigri di carta (Hoepli), lettera dopo lettera. R: riconosci la presenza di un’emozione e dalle un nome; A: accoglila senza combatterla; I: indaga le sensazioni corporee e i pensieri che suscita; N: non identificarti con lei ma lasciala scorrere, come fa la pioggia. Mettere distanza fra noi e le emozioni ci aiuta a riconoscerne sintomi e confini. E a ricordarci che tornerà a splendere il sole anche se al momento piove».

di Nina Gigante


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Passoscuro. I miei anni tra i bambini del Padiglione 8 di Massimo Ammaniti (Bompiani)

Negli anni ’70 anche i più piccoli finivano in manicomio. Abbandonati, emarginati, svuotati della loro identità. Lo psicoanalista Massimo Ammaniti ha cominciato lì la sua esperienza professionale e la racconta in un toccante memoir: Passoscuro. I miei anni tra i bambini del Padiglione 8 (Bompiani). Il libro è un memoir ma è anche un’importante testimonianza di quello che è stato il periodo in cui Psichiatria democratica e Franco Basaglia lottavano per fare chiudere i manicomi e restituire dignità alle persone malate e socialmente emarginate.


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Dalla testa alla lisca di Josh Niland (Giunti)

«È finito il tempo di pensare che buttare mezzo pesce nella spazzatura sia normale. Il mio desiderio è di farvi vedere il pesce con occhi diversi e di considerarlo come qualcosa di più della somma dei suoi filetti». Così scrive Josh Niland in Dalla testa alla lisca (Giunti, 39 euro) dove analizza 15 specie di pesci e dà 60 ricette, tips, metodi di cottura e consigli da grande chef esperto di ogni varietà ittica.

di Stefania Carlevaro


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Duran Duran 1984. L’anno dell’ascesa di Denis O’Regan (Rizzoli Lizard)

Gli show, le limo, gli alberghi, gli stadi, gli aeroporti, i tour infiniti, le fan. Racconta l’anno dell’ascesa dei Duran Duran, il 1984, il libro fotografico di Denis O’Regan appena uscito per Rizzoli Lizard. Quando tutte sognavamo di sposare Simon Le Bon e il loro terzo album, Seven and the Ragged Tiger, schizzava in testa alla classifiche. Un anno memorabile per i Fab Five, come veniva chiamata la band inglese, riecheggiando i Beatles.
Colpiscono non solo i ritratti costruiti ad arte per dare forza al mito, ma anche gli scatti rubati negli intervalli di stanchezza: Simon Le Bon addormentato sull’aereo, John Taylor mentre legge un libro, Roger Taylor che si tuffa da una barca. Tutti e 5 mentre mangiano una pizza nel retro di un teatro o abbandonati sui divani con gli amici. Avevano 20 anni. Ed erano come noi, nonostante la fama e il pubblico adorante. «Non vedo l’ora di tornare da mamma e papà. Di guidare la mia auto, di vedere un po’ di brina, di indossare un cappotto bello pesante. Ho voglia di Natale» confida John nel bel mezzo di un tour.

Erano belli, avevano carisma, i loro concerti erano epici. In quel 1984 conquistarono gli Usa e si parlò della seconda “British Invasion” dopo i Beatles. Cosa ricordano loro, adesso, di quegli anni? «È già tanto che mi ricordi qualcosa!» dice Andy Taylor. «Durante la prima tappa del tour negli Usa non avevo sentito una nota durante tutto il concerto, perché le urla di 15.000 fan ci avevano assordati». Da quel tour nacque l’album Arena. E la loro storia non è ancora finita: il 5 novembre entreranno nella Rock and Roll Hall of Fame.

a cura di Isabella Fava