Celebre, e bellissima, grazie allo spot della frase cult «Anto’, fa caldo», Luisa Ranieri ha dimostrato nel tempo di saper passare dai film d’autore (ha lavorato con Michelangelo Antonioni e Pupi Avati) agli show tv (Rockpolitik con Adriano Celentano), dalle commedie (con Leonardo Pieraccioni) ai programmi di denuncia (Amore criminale). Gelosa, ma dichiaratamente felice, della sua vita privata accanto al collega Luca Zingaretti, sposato nel 2012, e le 2 figlie, di 9 e 5 anni, è anche titolare di una società di produzione con cui sceglie i progetti che la appassionano.

A 47 anni l’attrice napoletana potrebbe fare invidia a chiunque, invece il modo in cui si pone, morbido, senza fare la diva o dare particolare importanza alla sua carriera, ti fa venire voglia di conoscerla meglio. Anche perché il successo lo ha aspettato a lungo, nonostante la popolarità di oggi. Luisa ha conquistato il prime time di Rai 1 con Le indagini di Lolita Lobosco, serie tv tratta dai romanzi di Gabriella Genisi in onda dal 21 febbraio. Interpreta un vicequestore a capo di una squadra di soli uomini: è una 40enne single che per la carriera ha sempre messo l’amore in secondo piano. Finché un incontro inaspettato la porta a interrogarsi sulle sue scelte professionali, mescolando ai toni del giallo quelli della commedia rosa.

Luisa Ranieri
Luisa Ranieri in una scena di Le indagini di Lolita Lobosco, in onda su Rai 1 dal 21 febbraio.

Di Lolita Lobosco lei è interprete e produttrice con Zocotoco, la società fondata con suo marito Luca Zingaretti. Cosa cercate in un progetto?

«Noi facciamo i produttori creativi: vuol dire che mettiamo insieme le persone di talento e cerchiamo testi da adattare per il teatro o la tv, leggiamo libri di giovani autori. Di Lolita ci ha conquistato la femminilità innovativa: è una donna che conosce il proprio valore e non rinuncia a piacere per sentirsi autorevole, non fa l’uomo per comandare una squadra di maschi. Al tempo stesso, però, dopo il trasferimento da Legnano a Bari, si ritrova nella sua Puglia, dove viene vista come “uno strano animale”: ha 40 anni, non è sposata e non ha figli… E così, una volta tornata a casa, deve fare i conti con la madre e la sorella, che incarnano una femminilità diversa dalla sua e con cui ha un rapporto non semplice».

Anche lei è cresciuta in una famiglia di donne: sua madre ha 6 sorelle. Com’è il rapporto tra di voi?

«La mia è ancora una famiglia di donne: ho 2 figlie, come le hanno i miei cognati e i miei fratelli. Quello che ho imparato è il potere di un sorriso anche se forzato, di uno sguardo storto ma senza offendere. Si può avere uno stile morbido anche quando si discute. Magari si litiga, alla fine resta comunque il bene che ci si vuole. Anche Lolita a volte nicchia, fa finta di cedere, ma resta intransigente sui principi».

A proposito di donne, è vero che il suo prossimo impegno è stato “voluto” dalle sue bambine?

«Sì, ho doppiato un cartone Disney: Raya, l’ultimo drago. Sono Virana, madre di Namahri, l’antagonista di Raya. Quando mi hanno contattato, ho chiesto: “Ma siete sicuri?” Perché sono una pippa anche se doppio me stessa. Io sono un’attrice “de panza” e per doppiare serve una concentrazione che mi stanca. Ma il capo doppiaggio mi ha messa “comoda” e alla fine mi son pure divertita».

Luisa Ranieri
L’attrice al doppiaggio del cartoon Disney Raya, l’ultimo drago, in uscita a marzo.

Angelina Jolie ha appena dichiarato che darà il suo meglio nei 50 anni. Anche lei vive con ottimismo il tempo che passa?

«Ho 47 anni e, se potessi fermarmi qui per sempre, lo farei. Perché, se parliamo di consapevolezza, star bene nella propria pelle è uno dei privilegi della maturità. Tuttavia, le donne non vivono in un mondo autoriferito: sono soggette al giudizio degli altri e i pregiudizi sull’età esistono. In più, i ruoli femminili calano man mano che invecchi. Eppure le confesso che per me “piacere di meno” è quasi una liberazione. Perché, se la bellezza è un potere, è un potere che ho subìto più che goduto: un po’ perché non ne ero consapevole, un po’ perché pensavo che “oltre alle gambe c’è di più”. Quando ho iniziato, per di più, non avevo una bellezza canonica, non ero un tipo che piaceva. Allora andavano le bionde esili, tipo Barbie, mentre io avevo un fisico da showgirl, più che da cinema. Però ho sempre lavorato e, anche se il successo è arrivato relativamente tardi, la continuità nel mestiere che amo mi ha reso felice».


Per me piacere di meno è quasi una liberazione. Se la bellezza è un potere, è un potere che ho subito, più che goduto. Un po’ ne ero inconsapevole, un po’ pensavo che “oltre alle gambe c’è di più”


Un problema comune alle donne di successo, come Lolita, è non riuscire a tenere insieme lavoro e amore. Crede che sia un problema diffuso?

«Tra le donne che conosco alcune si adattano a relazioni passeggere, altre sono spaventate da relazioni infelici… Però ci sono anche quelle che da sole stanno bene. In Lolita vedo lo spazio bello di quando sei single e decidi che non ti va di cenare e guardi un film sgranocchiando patatine. Uno spazio di libertà, di silenzio che ho ritrovato di recente. Per quanto mi mancassero da morire le mie figlie, durante le riprese siamo rimasti bloccati dal lockdown a Monopoli. Così per 3 settimane nel weekend avevo lo struggimento della nostalgia, ma anche la dolcezza di un tempo solo per me».

Luisa Ranieri
Luisa Ranieri nel celebre spot Nestea.

Lolita è anche una donna che indaga.

«Sì. Ma il modo di indagare di Lolita è tutto intuitivo: dalle piccole cose fa collegamenti, si basa su sensazioni. Per questo i suoi colleghi la prendono in giro dicendole che lei “ragiona con l‘utero”. Nella serie l’indagine è soprattutto un pretesto per raccontare la storia di una donna che poteva anche fare il medico o l’avvocato e restare la stessa, con le stesse contraddizioni. Il focus è su un femminile che si è emancipato altrove e che torna al suo paese d’origine con i conflitti familiari ma anche il calore del Sud, con le soddisfazioni ma anche con la solitudine».

Lolita Lobosco: dai libri alla serie TV